Ahmed, il giovane algerino.

 

Ahmed, un giovane ragazzo algerino si ritrova a vivere un periodo di solitudine.

Un periodo che non solo gli fa vivere uno shock iniziale, ma che si rivela per lui rivelatore.

Ahmed infatti, si rende conto di un aspetto.

Un aspetto che non sta funzionando nella sua vita: la sua vera autostima.

Come farà Ahmed a ritrovare la stima in se stesso?

In che modo potrà aumentare la sua autostima?

Lo scopriremo ora, dando vita a un nuovo episodio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ahmed e la solitudine.

Ahmed è un giovane ragazzo algerino nato a Setif, una splendida città fondata dagli antichi Romani, situata a 1.100 metri sul livello del mare.

 

 

 

 

Fin da quando era piccolo, Ahmed fu sempre circondato da tanti bambini e bambine.

I suoi genitori si preoccuparono fin da subito che il proprio figlio possa avere tanti amici con cui trascorrere le giornate e con i quali creare delle forti relazioni.

 

 

 

 

Ad Ahmed venne fin da subito insegnato che solamente i bambini poco apprezzati rimangono da soli.

“La solitudine non è una bella cosa” - le diceva sua madre al tempo.

 

 

 


Così, Ahmed, trascorse i suoi primi anni di vita con la consapevolezza che più relazioni sarebbe riuscito a creare più la sua vita sarebbe stata felice.

 

 

 

 

Allo stesso tempo, più tempo avrebbe trascorso in solitudine più la la sua vita sarebbe diventata priva di significato.

 

 

 


Così, quasi involontariamente, Ahmed si ritrovò a vivere sempre a contatto con altre persone, non trovandosi però mai da solo con se stesso.

Il suo focus, grazie all’insegnamento di sua madre, fu sempre quello di aiutare gli altri, prima di aiutare se stesso.

Questo lo portò a prendersi cura dei suoi amici, ad aiutarli nei momenti difficili e a sostenerli ogni volta si trovassero in un periodo particolare della loro vita.

 

 

 


Insomma, Ahmed, grazie agli insegnamenti ricevuti, diventò ben presto un ragazzo particolarmente altruista.

 

 

 

 

La sua vita proseguì nella norma, finché un giorno, all’età di 29 anni accadde qualcosa.

 

 

 

 

Dopo anni a stretto contatto con i suoi amici, Ahmed, si ritrovò forzato a vivere un periodo di solitudine.

 

 

 

Un periodo che non sarebbe durato solamente qualche ora, bensì sette interminabili giorni.

Sette giorni di totale solitudine.

 

 

 

 

Per la prima volta nella sua vita, Ahmed si ritrovò a vivere da solo.

Da solo senza amici.

Da solo senza dispositivi tecnologici.

Da solo con se stesso.

 

 

 


Dopo un primo giorno trascorso in uno stato di shock, Ahmed si rese presto conto che la mancanza delle persone lo faceva sentire vuoto.

 

 

 

Senza i suoi amici si sentiva privo di significato.

In solitudine si sentiva spento, come se ci fosse qualcosa in lui che non andasse.

 

 

 


Nel giro di pochi giorni si rese conto che l’autostima che credeva di possedere, tutto d'un tratto era svanita.

Svanita a causa dell'assenza delle persone che ogni giorno lo frequentavano.

In poche parole, Ahmed si rese conto che la stima che aveva in sé derivava principalmente dai suoi amici.

 

 

 

 

Ahmed, fin da quando era piccolo, aveva sempre messo al primo posto il dover aiutare gli altri.

Il dover essere un esempio per le persone.

 

 

 


La domanda che però sorse in lui in quei giorni di solitudine fu: come posso aiutare gli altri se prima non aiuto me stesso?

 

 

 

 

Come posso trasmettere forza agli altri, se prima non fortifico me stesso?

 

 

 


Ahmed diventò così consapevole che la stima che aveva in se stesso, altro non era che il frutto della forza che risucchiava dalle altre persone.

In poche parole, era come se la sua felicità e la sua forza interiore dipendessero esclusivamente dagli altri.

 

 

 

 

Ahmed, capì quindi che ogni volta che in futuro si sarebbe trovato in solitudine, avrebbe sofferto per la mancanza delle persone.

E questo non lo avrebbe reso felice.

 

 



Nel frattempo i giorni passavano e Ahmed - in quanto persona particolarmente riflessiva - iniziò a riflettere su ciò che stava accadendo in lui in quelle giornate.

Nonostante il primo shock iniziale nel trovarsi da solo con se stesso, capì che quei giorni di solitudine lo stavano aiutando a ricentrarsi su se stesso.

 

 

 

 

Abituato a una vita frenetica fra amici, lavoro e social network, si rese conto che la solitudine e il silenzio gli stavano permettendo di riscoprirsi nel profondo.

 

 

 

Ahmed, comprese inoltre che la solitudine gli stava consentendo di prendere fiato dalla frenesia di tutti i giorni, recuperando le proprie energie fisiche e mentali. 

 

 

 

 

Infine, grazie a quei pochi giorni di solitudine si rese conto che le relazioni sono sì importanti, ma che per farle funzionare al meglio c’è bisogno di coltivare una relazione ben più fondamentale: la relazione con se stesso.

 

 




Insomma, quei 7 giorni fecero capire ad Ahmed quando la solitudine possa essere rivelatrice.

Rivelatrice e necessaria per riflettere sulla sua vera autostima.

Capì quanto la solitudine possa essere rafforzante, nonostante la stessa parola “solitudine” evochi in molte persone una sensazione di paura o ansia.

Paura e ansia che in realtà sono solamente il frutto dei nostri pensieri.

Non sono la realtà.

 

 



Detto ciò, per Ahmed arrivò ben presto il settimo giorno.

Il giorno in cui Ahmed avrebbe potuto finalmente rivedere i suoi amici.

 

 

 

 

E fu proprio in quel settimo giorno che una vocina al suo interno gli sussurrò una frase.

Una frase che sarebbe diventata una sorta di mantra per Ahmed.

La frase diceva: "Aiutando te stesso aiuterai gli altri. Aiutando gli altri aiuterai te stesso."

 

 


Questa frase risuonò per qualche minuto nella testa del giovane Ahmed, finché ad un certo punto scomparve nel nulla.

Ahmed, nonostante fossero terminati i 7 giorni di solitudine volle prendersi del tempo per riflettere.

Riflettere sulla frase che aveva bussato alla sua porta.

 

 

 

 

Cosa mi vorrà dire la frase “aiutando te stesso aiuterai gli altri. Aiutando gli altri aiuterai te stesso”? - rifletté Ahmed tra sé e sé.

 

 


Ahmed rifletté per tutta la giornata, finché ad un certo punto arrivò a una conclusione.

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"Se voglio essere d’aiuto agli altri devo prima aiutare me stesso.

Non potrò mai aiutare gli altri se prima non avrò aiutato la persona che sono.

Una volta che avrò aiutato me stesso potrò aiutare gli altri.

Di conseguenza, aiutando gli altri avrò aiutato me stesso.”


 

 



Da quel giorno, grazie a quella sua consapevolezza, Ahmed decise di far diventare la solitudine una vera e propria abitudine.

 

 


Decise di concedersi un’ora alla settimana per rimanere in completa solitudine.

Un’ora per stare da solo con se stesso.

Senza persone.

Senza dispositivi tecnologici.

Senza libri.

Semplicemente da solo con se stesso.

 

 

 

 

Un’ora che, di settimana in settimana, deciderà se suddividerla in bocconcini di solitudine giornaliera o in un’unica parentesi settimanale di silenzio e solitudine.

 

 


Alcune settimane sceglierà di ricavarsi una parentesi di 60 minuti.

Altre settimane deciderà di concedersi 10 minuti al giorno per il suo bocconcino di solitudine giornaliera.

 

 

 


Questo permetterà ad Ahmed di conquistare quell’autostima che in realtà non ha mai avuto.

Il fatto di essere diventato consapevole che la sua forza interiore non deriva solamente dagli altri, ma soprattutto da se stesso, gli permetterà di accrescere la stima che ha di sé.

 

 

 


Di settimana in settimana rafforzerà la relazione con sé stesso.

Così facendo, aumenterà la sua autostima.

La solitudine e il silenzio lo avranno rafforzato e gli permetteranno di riportare il focus su se stesso.

 

 

 

 


Per Ahmed, ora, tutto ciò è diventato un’abitudine.

Un’abitudine che gli avrà permesso di aiutare gli altri, aiutando se stesso.

 

 




Ahmed, per anni era partito dalla consapevolezza che il segreto per stare meglio era quello di aiutare gli altri senza mai pensare a se stesso.

Questo suo pensiero però, lo aveva fatto vivere per un lungo periodo con un velo di tristezza e di dipendenza dalle altre persone.

 

 

 


Ahmed, ora, grazie a una piccola dose di solitudine settimanale, si sentirà più indipendente.

Riuscirà così ad essere d'aiuto, aiutando se stesso.









Conclusione

Bene, anche questo episodio sta giungendo al termine.

In questo episodio abbiamo scoperto la storia di Ahmed, un giovane ragazzo algerino che all'età di 29 anni si è ritrovato a vivere un periodo di solitudine.

 

 


Grazie ai 7 giorni trascorsi da solo con se stesso, Ahmed si è reso conto che la solitudine lo aiuterà su tre fronti.

  • La solitudine gli consentirà di ricentrarsi su se stesso.
  • La solitudine gli permetterà di prendere fiato dalla frenesia di tutti i giorni.
  • La solitudine lo aiuterà a concentrarsi non solamente sulle relazioni con gli altri, ma anche sulla relazione con se stesso.

 

 



Grazie a questa sua consapevolezza, Ahmed, ora, decide di dedicare 60 minuti alla settimana alla solitudine e al silenzio.

Questo lo sta aiutando, e lo avrà aiutato, ad accrescere la sua forza interiore e la sua autostima.

 

 

 

 

Tutto ciò con una frase bene in mente: "Aiutando me stesso aiuterò gli altri. Aiutando gli altri aiuterò me stesso."

 

 

 


 

  

Congratulazioni per aver terminato questo episodio.

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In questo modo avrai aiutato altre persone come te a esaltare la propria unicità.

Tutto questo per ridonare dignità all'essere umano.

 

Grazie, e a presto.

Moonly Editorial Team

 

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Tutti i nostri episodi sono realizzati dal nostro Team editoriale di Psicologi, Psicoterapeuti e Business coach.

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