George, il giovane londinese.

 

George, un giovane ragazzo londinese, non riesce a placare la sua impulsività.

Nonostante la sua brillantezza al lavoro, c’è un aspetto che sta frenando la sua carriera: la gestione dei feedback nei confronti dei propri colleghi.

Un giorno però, nella contea di Kent, incontra un guardiano.

Un guardiano che tiene con sé una formula segreta tramandata negli anni.

Riuscirà George a comprendere la reale formula segreta per offrire dei feedback in modo elegante?

Scopriamolo ora, immergendoci nella sua storia.

 

 

 

 

 

 

George, il giovane londinese.

George è un giovane ragazzo londinese che lavora nel cuore di Londra, presso una delle più importanti banche al mondo.

 

 

 

 

George è un ragazzo brillante e capace. Ha da poco assunto un ruolo di maggior responsabilità, e la sua carriera sembra promettere grandi risultati.

Nonostante la sua brillantezza però, c’è un aspetto che potrebbe smorzare la sua crescita: George fa fatica a trattenere la sua impulsività.

 

 

 

 

Il ragazzo infatti, è una persona molto istintiva. Non ha peli sulla lingua. E non si fa problemi a dire ciò che pensa.

Questa sua caratteristica, che in alcuni casi potrebbe risultare positiva, in alcuni frangenti sta recando non pochi problemi all’interno del suo team di lavoro.

 

 

 

 

Un giorno, mentre George e tre suoi colleghi si trovavano in sala riunione, accadde qualcosa.

Thomas, un nuovo arrivato all’interno del team di George, intervenne dicendo: «Ragazzi, ho avuto un’idea. Ho pensato a una soluzione che potrebbe portare grande giovamento alla nostra azienda.»

 

 

 

 

Thomas raccontò in dettaglio la sua idea, spiegandola per filo e per segno.

Ad un certo punto, mentre Thomas stava per concludere la frase, George intervenne: «Thomas, lo sai che questo non è il momento delle attività di brainstorming. E poi fattelo dire: la tua idea non ha senso per un’azienda grande e strutturata come la nostra.»

 

 

 

 

Thomas rimase in silenzio.

Le parole di George lo fecero riflettere. E allo stesso tempo gli fecero capire che le sue idee non erano apprezzate.

Finita la riunione, rimasero in sala solamente George e la sua collega storica Bethany.

«George,» prese parola Bethany non appena rimasero soli in sala riunione «sei un ragazzo in gamba. Sei brillante. Sei capace. 

 

 

 

 

Come puoi pretendere che un ragazzo come Thomas, appena arrivato, possa avere le tue stesse intuizioni.

Rispondendogli come gli hai risposto, rischi di tarpargli le ali. 

 

 

 

 

Te lo ripeto: sei brillante, sei capace. Secondo me George, se riuscissi a frenare la tua impulsività, daresti una forte accelerazione alla tua carriera.»

 

 

 

 

«Ok, ma...»

 

 

 

 

«Nessun ma, George. Lo vuoi un consiglio?»

 

 

 

 

 

«D’accordo, dimmi Bethany.» disse il ragazzo con un leggero tono di sfida.

 

 

 

 

«Ti consiglio di visitare il famoso Sandwich Guildhall Museum, un museo nella cittadina di Sandwitch, a un’oretta da qui. Si trova nella contea di Kent.»

 

 

 

 

 

«Sì Bethany, so dove si trova il museo. Ci sono già stato qualche anno fa. Ora dimmi: per quale motivo dovrei tornarci?»

 

 

 

 

 

«Non chiederti il motivo. Se ti fidi di me, questa sera, dopo il lavoro, ci tornerai.»

 

 

 

 

 

«Questa sera in realtà dovrei...»

 

 

 

 

«George,» lo interruppe Bethany con il suo solito sorriso stampato in faccia «non ti sto obbligando ad andare. Il mio è semplicemente un consiglio.

Ah, ricordati di indossare un vestito elegante.»

 

 

 

 

Bethany interruppe le sue parole e si diresse nel suo ufficio.

George rimase a riflettere qualche minuto sulle parole della collega, e su come aveva reagito all’idea di Thomas.

«Devo ammettere che il mio modo di fare non è stato dei migliori.» iniziò a riflettere il ragazzo tra sé e sé. 

 

 

 

 

Inoltre, non voglio rischiare che il mio atteggiamento rischi di frenare la mia carriera.»

 

 

 

 

Il ragazzo continuò a pensare alle parole di Bethany per tutto il pomeriggio, finché ad un certo non si decise. 

«D’accordo, questa sera andrò al Museo.» esclamò il ragazzo. «Mal che vada mi farò un giro a Kent.»

 

 

 

 

 

Il ragazzo lasciò l’ufficio.

Andò a casa, entrò in camera da letto e scelse dal suo armadio il vestito e il cappello più eleganti che possedeva.

 

 

 

 

 

 

«Ok, questo completo dovrebbe andare bene.» disse il ragazzo guardando il vestito e il cappello utilizzati qualche mese prima al matrimonio di un suo caro amico.

 

 

 

 

George prese la macchina e si diresse a Kent.

Il viaggio proseguì senza intoppi. La strada per arrivare al museo la conosceva molto bene.

George infatti, era già stato al museo qualche anno prima, durante l’Università.

Una volta arrivato a destinazione, parcheggiò la macchina a qualche centinaia di metri dal museo e si incamminò lungo la via sterrata.

 

 

 

 

Erano le otto di sera.

Il sole era già tramontato e la notte aveva già presto il posto al giorno.

Ad un certo punto, dopo qualche minuto di passeggiata, lo vide: era il Sandwich Guildhall Museum, uno dei più affascinanti musei di tutta l’Inghilterra.

 

 

 

 

 

Essendo quasi notte, George non vide alcuna persona.

«E ora? si chiese il ragazzo «Cosa faccio? Per quale motivo Bethany mi ha detto di presentarmi in modo elegante?»

 

 

 

 

Era ormai buio. Il ragazzo fece qualche passo per avvicinarsi al portone d’ingresso.

«C’è qualcuno?» pronunciò il ragazzo con leggero timore.

 

 

 

 

Nessuno rispondeva.

Il silenzio era di tomba. 

Solamente il frinire di qualche cicala teneva compagnia al ragazzo.

Ad un certo punto, dal nulla, comparve un uomo.

 

 

 

 

 

 

Un cappello proteggeva il suo capo. E un viso serio si intravedeva nella buia notte.

«Buongiorno ragazzo. È da un po’ che ti sto osservando. Cosa stai cercando?» chiese l’uomo.

 

 

 

 

 

Il ragazzo intimorito dalla stazza dell’uomo rimase per qualche secondo scioccato.

Dopo qualche attimo prese coraggio: «Buongiorno signore. Sto cercando...»

 

 

 

 

Il ragazzo rimase qualche secondo in silenzio, non sapendo nemmeno lui chi stesse cercando.

«...In realtà signore non sto cercando nessuno in particolare. Una mia collega mi ha detto che qui al museo avrei potuto capire come comunicare al meglio con i miei colleghi.» 

 

 

 

 

«Ragazzo, prima di poter proseguire con il nostro discorso sono tenuto a chiederti il tuo nome.»

 

 

 

 

 

«Il mio nome è George.»

 

 

 

 

«Bene caro George, piacere di conoscerti. Io sono il guardiano del museo. Tutti mi chiamano Mr. Jones.»

 

 

 

 

«Piacere di conoscerla Mr. Jones.» rispose il ragazzo ancora intimorito.

 

 

 

 

 

«Ora dimmi un po’,» proseguì il guardiano «qual è il problema che ti attanaglia?»

 

 

 

 

«Vede signore, la mia collega mi ha fatto notare che la mia impulsività rischia di frenare la mia carriera.

Ciò che spesso accade è che controbatto ai miei colleghi in modo non particolarmente piacevole.»

 

 

 

 

«Mi stai dicendo che tendi ad avere delle reazioni istintive con i tuoi colleghi?» chiese il guardiano.

 

 

 

 

«Sì esatto.»

 

 

 

 

 

«E immagino che questo si ripercuota sull’immagine che i tuoi colleghi hanno di te. Dico bene?»

 

 

 

 

«Sì, credo proprio di sì.» 

 

 

 

 

«D’accordo ragazzo. Ora mi è tutto più chiaro.» confermò il guardiano. «Sì posso confermarti che ti trovi nel posto giusto.»

 

 

 

 

«Meno male. Temevo di essermi sbagliato.» rispose il ragazzo che nel frattempo iniziò a sciogliere la tensione.

 

 

 

 

«Il tuo, caro ragazzo, non è un problema legato al tuo essere impulsivo o istintivo. A volte l’impulso e l'istinto possono essere utili.

Ciò che a te serve, è capire come offrire un feedback in modo elegante.»

 

 

 

 

Il ragazzo attese qualche istante. Poi rispose «Scusi Mr. Jones, cos’è un feedback?»

 

 

 

 

 

«Un feedback non è altro che un dono che tu fai all’altra persona.

Ogni volta che vuoi aiutare una persona a migliorare, o ogni volta che essa ti chiede un parere sul suo operato, tu puoi fargli un dono. Un dono che nasce dalle parole che la tua bocca pronuncerà.»

 

 

 

 

«Ok signore. Posso chiederle per quale motivo la mia collega mi ha mandato sin qui?»

 

 

 

 

«Credo che la tua collega ti abbia consigliato di venire sin qui per un segreto che tengo con me.

È un segreto che condivido solamente con le persone che vengono a visitare il museo dopo che il sole è tramontato.»

 

 

 

 

«Che genere di segreto?» chiese il ragazzo incuriosito.

 

 

 

 

«Vedi caro ragazzo, qui ci troviamo nella cittadina di Sandwitch, nella contea di Kent.

In questa cittadina, il 3 novembre 1718, nasceva John Montagu, IV conte di Sandwich.

Forse non lo sai, ma è proprio lui ad aver inventato il primo sandwitch al mondo.»

 

 

 

 

«Wow, questo proprio non lo sapevo.» esclamò stupito il ragazzo.

 

 

 

 

 

«Ma quel che veramente importa» continuò il guardiano «è la formula segreta nata esattamente cento anni dopo, nel 1818.»

 

 

 

 

«La formula del sandwitch?» chiese il ragazzo.

 

 

 

 

«No,» rispose il guardiano sorridendo «la formula per offrire un feedback in modo elegante.

La formula si chiama “Metodo Sandwitch” ed è stata creata dall’uomo che all’epoca faceva da guardiano a questo museo.

Il metodo è stato tramandato di generazione in generazione solamente fra noi guardiani. E condividiamo questo metodo solamente con le persone che vengono a trovarci alla sera, quando la luna inizia a farsi viva nel cielo londinese.»

 

 

 

 

 

«Scusi signore» rispose il ragazzo «mi sta dicendo che per migliorare la comunicazione con i miei colleghi sarà sufficiente una formula chiamata “Metodo Sandwitch?»

 

 

 

 

«Esattamente ragazzo. Se vorrai offrire dei feedback eleganti ai tuoi colleghi ti basterà utilizzare la formula che ora ti andrò a offrire.»

 

 

 

 

Il ragazzo, che nel frattempo iniziava a capire il motivo per il quale si trovava in quel posto, lasciò proseguire il guardiano.

«Ragazzo, dimmi un po’: da cosa è costituito un sandwitch?»

 

 

 

 

 

George si prese qualche secondo per riflettere.

Poi rispose: «Dalle due fette di pane e dal ripieno.»

 

 

 

 

«Esattamente. Il sandwitch è caratterizzato da tre parti: la prima fetta di pane, il ripieno che ci andiamo ad aggiungere, e infine l’ultima fetta di pane.»

 

 

 

 

 

Il guardiano si prese qualche secondo di pausa.

«Ok ragazzo, il Metodo Sandwitch si basa sull’offrire un feedback elegante al proprio interlocutore. 

Per offrire un feedback di qualità andremo prima di tutto a posizionare la prima fetta di pane sul piatto. 

Una volta fatto ciò, aggiungeremo del ripieno. 

E infine, porremo sopra il ripieno l’ultima fetta di pane. Ok George?»

 

 

 

 

 

«Non proprio, Mr. Jones.»

 

 

 

 

«Nessun problema, ora capirai.

Se non sbaglio hai avuto una discussione con un tuo collega quest’oggi. Dico bene?»

 

 

 

 

«Più che una discussione è stata la mia incapacità di comunicare con lui in modo efficace.»

 

 

 

 

 

«D’accordo George. Fra poco la tua incapacità diventerà capacità. 

Ogni volta che vuoi offrire un feedback, la prima cosa che devi fare è identificare i punti di forza del tuo interlocutore, e farglieli notare.

 

 

 

 

Prendiamo come esempio ciò che è accaduto questa mattina tra te e il tuo collega.

Secondo te, quali sono i suoi punti di forza?

Qual è un aspetto positivo che avresti potuto rimarcare nei primi minuti della conversazione?

Cosa avresti potuto dirgli come battuta iniziale?

Che elogio autentico avresti potuto fargli?»

 

 

 

 

«Bè un punto di forza del mio collega Thomas è sicuramente la sua creatività.

Nonostante le sue idee siano spesso troppo azzardate devo ammettere che è una persona molto creativa.»

 

 

 

 

«Molto bene ragazzo. L’essere creativi è una grande dote al giorno d’oggi. Non trovi?»

 

 

 

 

 

«Sì, assolutamente.» confermò il ragazzo.

 

 

 

 

 

«Ottimo. Ciò che mi hai appena detto ci servirà in seguito per creare il tuo feedback completo.

Nello specifico, ciò che mi hai appena enunciato costituirà la tua prima fetta di pane.

 

 

 

 

Ora ti chiedo: in base a ciò che è successo questa mattina, quali sono le specifiche aree che il tuo collega Thomas dovrebbe migliorare?

In che aspetti dovrebbe apportare delle modifiche?

Quali sono i consigli che avresti potuto dargli per migliorare?»

 

 

 

 

 

«Bè, diciamo che Thomas deve rendersi conto che, lavorando in una banca molto strutturata come la nostra, non può pensare che le sue idee possano sradicare completamente le consuetudini e le prassi aziendali. 

In sostanza, deve capire che a differenza di una piccola azienda, nella nostra c’è bisogno di analizzare in modo accurato ogni singola idea.

Inoltre è fondamentale portare dei dati che dimostrino quanto l’idea possa essere funzionale per l’azienda.»

 

 

 

 

«La tua risposta non fa una piega, George. Ciò che mi hai appena detto non è altro che il ripieno del sandwitch.

Tutto ciò ci servirà in seguito quando andremo a mettere in pratica il metodo.»

 

 

 

 

 

Il ragazzo fece cenno di aver capito e lasciò continuare il guardiano.

«Ora George ti chiedo: secondo te, come avresti potuto concludere il discorso con il tuo collega Thomas? 

Molto probabilmente, nella fase precedente hai toccato dei tasti un po’ dolenti quindi è bene riportare il discorso a una tonalità positiva. 

 

 

 

 

Quindi dimmi: in che modo avresti potuto aggiungere l’ultima fetta di pane e offrire a Thomas un finale positivo?»

 

 

 

 

«Avrei potuto confermargli nuovamente la mia stima nei suoi confronti.» rispose George.

 

 

 

 

 

«Ottima idea ragazzo. Poi?»

 

 

 

 

«Avrei potuto dirgli che le sue idee hanno grande valore per il nostro team.»

 

 

 

 

«Benissimo George. Direi che sei pronto per mettere in pratica il Metodo Sandwitch.

Hai per caso un diario qui con te?»

 

 

 

 

«No, mi spiace Mr. Jones. L’ho lasciato a casa.»

 

 

 

 

«Nessun problema.» rispose il guardiano «tieni questo.»

 

 

 

 

 

L’uomo porse un foglio di carta e una penna al ragazzo, e gli disse: «Domattina, prima di andare al lavoro trascriverai il tutto sul tuo diario. D’accordo?»

 

 

 

 

«D’accordo signore. Da dove iniziamo?» chiese il ragazzo incuriosito.

 

 

 

 

«Come prima cosa, ogni volta che vuoi preparare un feedback, dovrai posare la prima fetta di pane. 

Come ti ho accennato poco fa, la prima fetta riguarda un autentico elogio positivo.

Deve essere un modo per far sentire a tuo agio il tuo interlocutore.

Grazie al tuo elogio - che ti ripeto, deve essere autentico - lui si sentirà più predisposto a uno scambio di idee e di opinioni.

 

 

 

 

 

Ora George, scrivi sul foglio il modo con il quale sarebbe stato opportuno rispondere al tuo collega Thomas.

Scrivi la tua prima fetta di pane.»

 

 

 

 

 

George si prese qualche minuto di tempo e scrisse la prima parte del discorso che sarebbe stato bene fare al collega Thomas.

«Ok, ho fatto.» esclamò il ragazzo al guardiano.

 

 

 

 

«Molto bene. Leggimi pure ciò che hai scritto.»

 

 

 

«Il mio discorso inizierebbe così: 

“Thomas, lo sai che sei una persona particolarmente creativa.

Per fortuna abbiamo persone come te in azienda che sfornano idee senza alcuna fatica.

Pensa che difficile sarebbe lavorare in un team senza una persona che faccia uscire le proprie idee.

Mi piace il tuo modo di far emergere la tua vena creativa.“

 

 

 

 

Potrebbe andare Mr. Jones?» chiese il ragazzo staccando gli occhi dal suo foglio.

 

 

 

 

«Mi stai per caso chiedendo un feedback?» rispose il guardiano sorridendo.

 

 

 

 

«In qualche modo sì, signore.» 

 

 

 

 

«Al mio personale feedback ci pensiamo dopo, caro ragazzo. 

Ora che hai dato vita alla prima fetta di pane è il momento di passare al ripieno.

In questa seconda fase il tuo obiettivo è discutere l’area di miglioramento in modo approfondito. 

 

 

 

 

 

Ti consiglio di arricchire il tuo ripieno con esempi concreti.

Ti lascio qualche minuto per scrivere il tutto, e dare vita al tuo ripieno.

 

 

 

 

L’uomo lasciò il ragazzo scrivere.

Dopo qualche minuto George esclamò: «Io avrei finito. Vuole che le legga ciò che ho scritto?»

 

 

 

 

 

«Sì, molto volentieri ragazzo.»

 

 

 

 

«A mio parere, ciò che avrei dovuto dire a Thomas in questa seconda fase è questo.

“Thomas, lavorando in una banca molto strutturata e grande come la nostra, è difficile che le nostre idee vengano immediatamente accettate e implementate.

A volte, un’idea come la tua, potrebbe avere senso per aziende più piccole, e potrebbe non averlo in un’azienda grande come la nostra.

Un’azienda gerarchica come la nostra pretende di avere un piano d’azione associato a qualsiasi micro idea. La sola idea, purtroppo, non viene apprezzata. 

Tuttavia, se ti va, potresti fare così: se credi davvero nella tua idea investi qualche ora del tuo tempo per stilare un piano d’azione che possa concretizzare l’idea in realtà.

In questo modo potrai offrire la tua idea con delle basi molto solide. Che ne dici?”»

 

 

 

 

Il ragazzo concluse il discorso.

Il guardiano, meravigliato dalle parole del ragazzo, rimase qualche secondo in silenzio.

«Il mio feedback, come promesso, te lo offrirò dopo.» disse l’uomo al ragazzo.

«Proseguiamo ora con la terza fetta di pane.

 

 

 

 

Nel terzo e ultimo step,» prosegui il guardiano «ciò che farai sarà ricapitolare le azioni di miglioramento decise insieme.

Inoltre fisserai gli obiettivi e i tempi previsti per fare in modo che la comunicazione del feedback si concretizzi in risultati.

Tutto questo chiudendo il discorso con tonalità positiva.

 

 

 

 

Ti va ragazzo di provare a gettare le basi della tua ultima fetta di pane?» chiese il guardiano. 

«Scrivi sul tuo foglio l'ultima fetta.»

 

 

 

 

«Sì, ci provo.» rispose il ragazzo che immediatamente si mise a scrivere.

 

 

 

 

 

Nel frattempo il cielo londinese stava ospitando una piccola fetta di luna.

Le stelle sfavillavano nel manto scuro sopra i loro occhi.

E un piccolo aereo trapassò il cielo proprio in quel momento.

 

 

 

 

«Mr. Jones, ho concluso!» esclamò il ragazzo.

 

 

 

 

«Ottimo, ora sai cosa fare.» disse il guardiano che nel frattempo stava ancora ammirando lo splendore sopra i loro occhi.

 

 

 

 

«D’accordo signore, le leggo ciò che ho scritto riguardo l’ipotetica ultima fetta di pane.

“Thomas, la tua idea nonostante possa risultare un po’ azzardata potrebbe avere del potenziale.

Per capire se la tua idea potrà funzionare ti consiglio di prenderti qualche ora di tempo nelle prossime due settimane e stilare una presentazione con un piano d’azione concreto.

Se credi veramente nella tua idea, ti chiedo di portarmi la tua presentazione, di massimo 10 pagine, entro due settimane da oggi.

In questo modo potremo analizzarla insieme, e valutare se offrirla ai nostri superiori.

Se però durante queste due settimane ti rendi conto che l’idea potrebbe non avere un potenziale, non preoccuparti di portarla avanti.

Realizza la presentazione solamente se credi profondamente nella tua idea.

Ad ogni modo, complimenti per le continue idee che sei in grado di sfornare per la nostra azienda.

Le tue idee sono sempre ben volute. Ricordatelo Thomas!“»

 

 

 

 

Le parole del ragazzo si interruppero nuovamente.

«Mr. Jones, che ne pensa? Mi darebbe un feedback?»

 

 

 

 

«Ragazzo, ascolta bene le mie prossime parole.» disse il guardiano con un tono di voce deciso.

 

 

 

 

«Innanzitutto complimenti per ciò che hai fatto. 

 

 

 

 

Mi ha davvero colpito il tuo modo di recepire in fretta i miei messaggi. 

Hai dato vita a un’ottima prima fetta di pane.

Hai aggiunto un gustoso e ben farcito ripieno.

E infine hai poggiato un elegante ultima fetta di pane.

 

 

 

 

Quando tornerai a casa ti consiglio di unire le tre fasi che hai appena scritto in un unico discorso. 

 

 

 

 

Una volta che l’avrai unito, ti invito a farti tre domande.

 

 

 

 

Prima domanda: posso rendere il mio feedback ancor più specifico?

Quando si dà un feedback è fondamentale evitare commenti generici che possano essere inutili per la persona che ti ascolta. 

Inoltre è bene includere degli esempi, degli schemi o delle metafore per spiegare in modo preciso il feedback che vuoi offrire al tuo interlocutore.

 

 

 

 

Seconda domanda: posso rendere il mio feedback ancor più realistico?

Quando si dà un feedback è necessario concentrarsi solamente su ciò che può essere modificato.

Per il nostro interlocutore, è inutile e frustrante ricevere commenti su qualcosa di cui non ha alcun controllo.

 

 

 

 

Terza domanda: posso rendere il mio feedback ancor più positivo?

Offrire un feedback elegante significa bilanciare i commenti positivi e quelli negativi.

All'interno del ripieno è bene aggiungere sia dei lati di miglioramento sia degli elogi su qualcosa che è andato particolarmente bene.

In questo modo la persona non si metterà sulla difensiva, e sarà più propensa ad ascoltare.

 

 

 

 

Detto ciò, caro George, hai fatto un lavoro davvero eccezionale.

 

 

 

 

Ora non ti rimane che prenderti qualche ora di tempo e rivedere il tuo feedback non appena tornerai a casa. 

Mi raccomando: non attendere più di 24 ore da ora, prima di modificare il tuo feedback.

Entro domani a quest’ora sarebbe bene che il tuo feedback venga rifinito in modo elegante, rispettando i consigli che ti ho appena offerto. 

 

 

 

 

In questo modo, capirai quale sarebbe stato il modo più efficace per interfacciarsi con Thomas.

Grazie a ciò, riuscirai a migliorare la tua comunicazione futura con i tuoi colleghi.

 

 

 

 

Ah, un’ultima cosa: la prossima volta che incontri Thomas, racconta a lui del nostro incontro.

Spiegagli, in modo trasparente, il modo con il quale avresti dovuto rispondergli.

Ti dò il permesso di raccontare a lui il Metodo Sandwitch."»

 

 

 

 

 

 

Non appena l’ultima parola “sandwitch” venne pronunciata, Mr. Jones scomparve nel nulla.

 

 

 

 

Il giovane ragazzo rimase solo davanti al museo.

 

 

 

 

George, dopo qualche secondo di stupore, capì di aver appena ricevuto uno dei feedback più eleganti in assoluto.

 

 

 

 

 

 

Conclusione

In questo episodio abbiamo scoperto la storia di George, un giovane londinese che necessita urgentemente di migliorare la propria comunicazione.

Nello specifico, George si rende conto che a frenare la sua carriera vi è la sua difficoltà nell’offrire feedback di qualità.

 

 

 

 

Grazie a Mr. Jones, il ragazzo scopre un metodo per offrire dei feedback in modo elegante a qualsiasi persona.

 

 

 

 

Il metodo si chiama “Metodo Sandwitch”, e da ora in poi, anche noi, potremo metterlo in pratica ogni volta che vorremo offrire un feedback a una persona.

 

 

 

 

Nel primo step - la prima fetta di pane - andremo a fare un autentico elogio positivo alla persona.

In questo modo metteremo immediatamente il nostro interlocutore a proprio agio, e saremo entrambi predisposti a uno scambio di idee.

 

 

 

 

Nel secondo step - il ripieno - andremo a discutere l'area di miglioramento in modo approfondito.

Arricchiremo il ripieno con esempi concreti, evitando naturalmente i riferimenti personali.

 

 

 

 

Infine, nel terzo e ultimo step - l’ultima fetta di pane - ricapitoleremo le azioni di miglioramento decise insieme, gli obiettivi e i tempi previsti per fare in modo che la comunicazione si concretizzi in risultati.

L'intero discorso dovrà avere tonalità positiva.

 

 

 

 

Tutto ciò in memoria del conte John Montagu, che nel lontano ‘700 diede vita al primo sandwitch al mondo.

 

 

 

 

 

Congratulazioni per aver terminato questo episodio.

Se ti va, condividi ora questo episodio con le 3 persone che sai già ne avranno beneficiato.

In questo modo avrai aiutato altre persone come te a esaltare la propria unicità.

Tutto questo per ridonare dignità all'essere umano.

 

Grazie, e a presto.

Moonly Editorial Team

 

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Tutti i nostri episodi sono realizzati dal nostro Team editoriale di Psicologi, Psicoterapeuti e Business coach.

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