Haruma, il giovane giapponese.

 

Haruma, un giovane informatico giapponese si trova in viaggio di ritorno verso il suo paesino d’origine.

Durante il suo viaggio inizia a riflettere sulla sua vita, e si accorge di una cosa: l’empatia che lo avevo caratterizzato da adolescente sembra ora scomparsa.

Fortunatamente però avviene un incontro.

Quella che doveva essere una semplice chiacchierata si trasforma in qualcosa di più.

L’empatia di Haruma, da quel giorno, non fu più la stessa.

Scopriamo la sua storia, iniziando ora questo nuovo episodio.

 

 


 

 

 

 

Haruma, il giovane giapponese.

Haruma, è un giovane ragazzo giapponese nato nel villaggio di Gokayama, un villaggio famoso in tutto il mondo per i suoi freddi inverni e per i tetti delle case particolarmente spioventi.

 

 


Suo padre, appassionato di tecnologia, si preoccupò ben presto di trasmettere la propria passione al figlio.

Oltre a volere a tutti i costi chiamare suo figlio “Haruma” (che in giapponese significa “innovazione”) il padre volle regalargli già all’età di 8 anni il suo primo personal computer.

 

 

 


Haruma, guidato dalle impronte del padre, si immerge ben presto nel mondo della tecnologia, finché all’età di 20 anni decide di proseguire gli studi presso una delle più importanti Università di Informatica del Giappone.

L'Università era la Nagasaky University, nella città di Nagasaky, e distava ben nove ore di treno dal suo villaggio d'origine.

 

 



Non passa molto tempo che Haruma viene contattato da un'importante multinazionale - situata a pochi passi dall'Università - per un lavoro part time.

 

 

 


Il giovane Haruma, felice di poter conciliare studio e lavoro già all’età di 20 anni, accetta con molto piacere.

Il suo nuovo lavoro?

Junior Software Developer.

 

 

 


Gli anni passano, e Haruma porta avanti con successo sia l’Università sia il lavoro part time.

Tutto sembra andare per il meglio, finché un giorno, mentre si trovava in viaggio per tornare a salutare i suoi genitori per il capodanno giapponese, si rese conto che qualcosa nella sua vita non stava funzionando.

 

 

 


Haruma aveva trascorso i suoi primi vent'anni di vita a contatto con le persone, e aveva tessuto con loro dei splendidi rapporti.

Negli ultimi anni però, a causa del trasferimento a Nagasaky e al suo focus esclusivo sulla tecnologia, aveva perso tutta quell’empatia che lo aveva caratterizzato nei suoi primi anni di vita.

 

 



La sua anima si era un po’ raffreddata e faceva difficoltà a comunicare in modo armonico con le persone.

Era come se avesse un blocco che gli impedisse di godersi i momenti di interazione con le persone.

 

 

 


Finché si trattava di svolgere il proprio lavoro davanti al computer tutto andava per il meglio.

Appena però si doveva interfacciare con le persone si sentiva una nullità.

Come se l’autostima che possedeva davanti al computer svanisse di colpo non appena davanti a lui si fosse presentato un essere umano.

 

 




Insomma, durante quel viaggio, Haruma, riflettè sulla sua difficoltà a entrare in empatia con le persone.

Approfittando del lungo viaggio che lo avrebbe portato al suo villaggio, iniziò a pensare.

 

 

 

Iniziò a riflettere su chi potesse essere quella persona che l’avrebbe potuto aiutare a diventare più empatico.

 

 

 


Dopo qualche minuto, mentre i suoi occhi erano proiettati fuori dal finestrino ammirando le distese giapponesi, si ricordò di una donna.

Una donna famosa nel suo villaggio per la sua innata capacità di essere empatica.

 

 

 


Il suo nome era Ena, che in giapponese significa “colei che è appassionata e graziosa”.

 

 

 

 

Haruma, non appena ebbe quell’intuizione capì subito che la Signora Ena sarebbe stata la persona giusta per lui. 

Così, una volta che il treno sostò nel villaggio di Gokayama, Haruma scese di corsa e, prima di dirigersi a casa dei suoi genitori, corse immediatamente verso quella che sapeva essere l’abitazione della Signora Ena.

 

 

 


In quel periodo era inverno e in quel preciso momento della soffice neve stava scendendo dal cielo.

 

 

 


Non appena Haruma arrivò a pochi passi dall'abitazione, vide la Signora Ena sul pianerottolo a spazzare la neve.

 

 

 


«Signora Ena, si ricorda di me?» disse il giovane alla Signora.

 

 

 

 

«Ciao Haruma, come potrei non ricordarmi di te?» rispose la Signora Ena.

«La tua passione per la tecnologia ti ha sempre reso diverso e unico ai miei occhi.»

 

 

 


«Mi fa piacere Signora Ena che si ricordi di me» rispose il ragazzo.

«Avrei bisogno di parlarle.

È un buon momento?»

 

 



«Certo ragazzo, entriamo in casa che qui fa freddo» rispose la Signora Ena mettendo da parte la scopa che stava utilizzando per spolverare la neve dal pianerottolo.

 

 

 


I due entrarono nell’umile ma accogliente casa della Signora Ena.

Il camino era acceso, e un profumo di zuppa di miso rendeva la casa un piccolo tempio nel freddo inverno di Gokayama.

 

 

 

«Vieni, sediamoci qui in salotto» disse la Signora Ena incuriosita dalle necessità del ragazzo.

 

 



 

«Dimmi un po’ Haruma, cosa ti sta turbando in questo momento?» continuò la Signora Ena che nel frattempo aveva già intuito che qualcosa non stava andando nella vita del ragazzo.

 

 

 


«Signora Ena, come fa a sapere che qualcosa mi sta turbando?» rispose il ragazzo.

«Mi legge per caso nel pensiero?»

 

 

 


«Vedi Ragazzo» rispose la Signora Ena «tu hai un grande talento.

Riesci a creare un forte legame con i computer e con tutto ciò che ruota attorno al mondo della tecnologia.

Io purtroppo quell’abilità non ce l’ho, anche se sono certa che con il tuo aiuto potrei diventare un’ottima informatica.

Se c’è una cosa però che la vita mi ha insegnato, è la capacità di sintonizzarmi con le persone»

 

 

 


Non appena il ragazzo sentì quelle parole le rispose: «sì, è proprio di questo che mi piacerebbe parlarle: della sua capacità di essere empatica.

Si sente parlare sempre più spesso di quanto sia importante coltivare l'empatia, ma purtroppo non ho ancora capito come studiarla.»

 

 

 


«Ragazzo» rispose la Signora Ena «l’empatia è un’abilità che non va studiata.

L’empatia va vissuta.

È la pratica giornaliera che ti avrà permesso di coltivare l’empatia.

È l’esercitazione continua che ti avrà fatto diventare una persona più empatica.

È l’impegno che ci metterai giorno dopo giorno che ti avrà consentito di entrare in empatia con i tuoi colleghi e i tuoi amici.»

 

 



Haruma, sentendo quelle parole, rispose: «Signora Ena, sono intenzionato a migliorare.

Voglio migliorare questo aspetto della mia vita.

Io rimarrò qui a Gokayama per sette giorni, poi dovrò tornare a Nagasaky.

Mi piacerebbe che mi desse qualche consiglio su come sviluppare una piccola parte della sua immensa empatia.»

 

 



«D’accordo ragazzo» rispose la Signora Ena «molto volentieri. 

Ti darò uno strumento che ti avrà aiutato a coltivare giornalmente la tua empatia.

Una sola cosa ti chiedo: "quando farai ritorno nuovamente qui nel villaggio?"»

 

 

 


Il ragazzo rispose: «Fra due mesi sarò nuovamente qui.

Mi piacerebbe tornare più spesso ma le ore di viaggio sono tante e il lavoro mi porta via molto tempo.»

 

 

 


«Non vi è nessun problema» rispose la Signora Ena «ciò significa che lo strumento che ti darò lo dovrai utilizzare fino al giorno in cui tornerai a trovarci al villaggio.

Io oggi ti offrirò questo strumento, e tu, oggi, prometti a te stesso di utilizzarlo giornalmente. 

Ci stai?»

 

 

 


«Certo che sì, Signora Ena» rispose felice il ragazzo.

 

 

 


«Bene Haruma» proseguì la Signora Ena «lo strumento che andrò a offrirti, come puoi ben immaginare, non è uno strumento fisico. 

Ciò che ti offrirò è un esercizio che potrai applicare per i prossimi due mesi.

Praticandolo giornalmente diventerai una persona più empatica.

 

 

 


Naturalmente, gli esercizi atti a coltivare l'empatia sono molteplici, e tutti molto validi.

Se lo vorrai, potremo scoprirne di nuovi ogni volta che verrai a trovarmi.

Questo esercizio che ti sto per offrire però, è un esercizio molto speciale.

 

 

 


Te lo spiego ora in modo rapido.

Come ben sai, a fare la differenza non saranno le mie parole, bensì le tue azioni.

A nulla servirà dilungarmi troppo.

È molto meglio che il tuo tempo lo investa nell’esercitarti.»

 

 

 


«Da qui ai prossimi 2 mesi» continuò la Signora Ena «ogni giorno dovrai entrare nei panni di una persona.

Questa persona potrebbe essere un tuo amico, un vostro cliente in azienda, un tuo collega, un tuo conoscente o persino una persona che non conosci affatto.

Il tuo singolo obiettivo sarà quello di metterti nei panni di quella persona.

D’accordo Haruma?»

 

 

 


«Non proprio Signora Ena» rispose il ragazzo.

«Come posso entrare nei panni degli altri?

Cosa devo fare?»

 

 



«Te lo spiego subito Haruma» rispose la Signora Ena.

«Ogni giorno dovrai identificare una persona a tuo piacere.

Essa potrà essere sia una persona che conosci, sia una persona che vedi per la prima volta mentre fai la spesa o mentre ti trovi in banca.

Una volta che l’avrai identificata, per i successivi 5 minuti, dovrai porti tre domande.

 

 

 


La prima domanda che ti farai sarà: "A cosa starà pensando quella persona?"

 

 

 

Il tuo obiettivo da questa domanda sarà quello di immaginare i pensieri che sta avendo quella persona in quel preciso momento.

Ciò che dovrai fare sarà fermarti, e osservarla.

Una volta che l’avrai osservata dovrai ipotizzare a cosa starà pensando in quel momento.»

 

 



La Signora Ena non fece in tempo a concludere la frase che il ragazzo le disse: «Signora Ena, come faccio a leggere il pensiero delle persone? È impossibile!»

 

 

 


«Ragazzo» rispose la Signora Ena con tono affettuoso «lascia da parte la possibilità o l’impossibilità.

Non ti sto chiedendo di indovinare esattamente ciò che quella persona starà pensando.

Ti sto semplicemente consigliando di ipotizzare i pensieri che potrebbe gironzolare nella mente di quella persona.

Ricordati che tutto questo sarà un’esercitazione per accrescere la tua empatia.

Non è importante indovinare i pensieri esatti.»

 

 



Haruma fece cennò con la testa di aver capito e lasciò la Signora Ena proseguire.

«Bene» continuò la signora Ena «una volta che avrai risposto alla prima domanda e avrai ipotizzato i pensieri che stanno guidando quella persona in quel momento, dovrai farti la seconda domanda.

La seconda domanda è la seguente: "Quali saranno le emozioni che sta vivendo?"»

 

 

 


La Signora Ena congelò le sue parole per qualche secondo e si diresse in cucina, lasciando Haruma riflettere.

Dopo pochi minuti tornò con due tazze di O-cha, il tè verde tipico del Giappone.

 

 

 


«Tieni ragazzo» disse la Signora Ena porgendo gentilmente la tazza di tè caldo ad Haruma.

 

 

 


«La ringrazio Signora» rispose il ragazzo.

«Posso chiederle di continuare il discorso?

Mi ha molto incuriosito la seconda domanda che dovrò pormi nei prossimi giorni.»

 

 

 


«Certo, proseguiamo» rispose la Signora Ena finendo di sorseggiare la calda bevanda.

«Abbiamo detto che la prima domanda ha l’obiettivo di farti riflettere sui possibili pensieri che gironzolano nella testa della persona che avrai identificato.

La seconda domanda invece vuole farti sintonizzare alle emozioni dell’altra persona.

Il tuo obiettivo sarà quello di ipotizzare le possibili emozioni che quella persona sta vivendo in quel momento.

 

 

 


Potresti ad esempio percepire che la persona dinnanzi a te si senta gioiosa, felice o soddisfatta.

 

 

 

O forse triste, impaurita o ansiosa.

 

 

 

O magari energica, serena o rilassata.

 

 

 

 

Insomma, il tuo obiettivo Haruma, sarà quello di ipotizzare le emozioni che quella persona sta vivendo in quel momento.

Ti basterà osservarla bene, e connetterti a lei.»

 

 

 


«Ora ho capito» rispose Haruma «ciò che dovrò fare sarà provare a immaginare le emozioni che sta vivendo quella persona.

Dovrò fare esattamente ciò che ha fatto lei con me poco fa, immaginando che qualcosa nella mia vita mi stesse turbando.»

 

 

 


«Esatto ragazzo» rispose la Signora Ena in modo docile.

«Ora» continuò la Signora Ena «lascia che ti offra subito la terza domanda che andrai a porti.

La terza domanda è la seguente: “quali saranno le azioni che compierà nei prossimi minuti?”

 

 

 


In poche parole, ciò che dovrai fare, sarà ipotizzare le prossime azioni che verranno svolte da quella persona.

Ti faccio subito un esempio.

Ipotizziamo che tu ti trovi a fare la spesa, e mentre sei in fila alla cassa decidi di svolgere questo esercizio guardano una donna che si trova a qualche metro da te.

 

 

 

Una volta che avrai ipotizzato i suoi pensieri e le sue emozioni, dovrai chiederti: "quali saranno le azioni che compierà nei prossimi minuti?"»

 

 

 


«Ponendoti questa domanda» continuò la Signora Ena «potresti ipotizzare che le sue prossime azioni saranno quelle di uscire dal supermercato, posizionare la spesa nel bagagliaio di una citycar, entrare in macchina, guidare fino al suo ufficio, entrare in ufficio, effettuare una riunione con il suo team di lavoro, rispondere a una serie di mail, prendersi una pausa bevendo del caffè, e così via.

In poche parole, dovrai ipotizzare le sue prossime attività.»

 

 

 


«E poi?» chiese il ragazzo.

«Cosa dovrò fare dopo che mi sarò posto queste tre domande?»

 

 

 


«Tutto qui caro Haruma» rispose la Signora Ena.

 

 

 


«Tutto qui?» domandò il ragazzo un po’ stranito.

 

 

 


«Sì ragazzo» rispose la Signora Ena «dovrai semplicemente applicare questo esercizio ogni giorno fino al tuo ritorno qui in villaggio.

Quello che ti ho appena proposto è un esercizio che ti avrà fatto investire solamente 5 minuti al giorno per i prossimi 2 mesi.

 

 

 

Sarà il tuo piccolo investimento per coltivare quell’empatia che la vita frenetica di Nagasaky ti ha rubato.

 

 

 


Sei disposto a migliorare la tua empatia svolgendo questo esercizio?» 

 

 

 


«La mia risposta è sì!» affermò il ragazzo.


 

 


«Bene» proseguì la Signora Ena «ora hai tutto il necessario per iniziare a diventare una persona più empatica.

È stato un piacere trascorrere questi pochi minuti con te.

Ora vai dai tuoi genitori che sicuramente saranno in pensiero.

Ti aspetto qui fra due mesi.

Al tuo ritorno sono certa che qualcosa, sarà già cambiato.»

 

 

 


La signora Ena, con la sua solita gentilezza, accompagnò il giovane Haruma all’uscita, non prima però di dirgli un'ultima cosa.

«Haruma, ricordati della promessa che hai fatto a te stesso.

Ogni giorno, per 2 mesi svolgerai quest’esercizio.

Giorno, dopo giorno.

Il tuo primo giorno, sarà già oggi.»

 

 



Haruma ringraziò la Signora Ena e si incamminò verso la casa dei suoi genitori, a qualche isolato da lì.

 

 

 

La strada sotto i suoi piedi era bianca.

La neve scesa negli ultimi giorni aveva coperto le vie del villaggio.

 

 

 


Ad un certo punto, vide lì, la casetta dei suoi genitori.

 

 

 

Si avvicinò, e quando si trovò a due passi dalla porta di casa intravide a pochi metri da lui una donna.

Una donna impegnata a spazzare la neve dal pianerottolo di casa sua. 

 

 

 

Haruma si fermò sulla soglia di casa.

 

 

 

Guardò la donna, e iniziò a chiedersi: 

"A cosa starà pensando quella persona?"

 

 

 

 

"Quali saranno le emozioni che sta vivendo?"

 

 

 

 

"Quali saranno le azioni che compierà nei prossimi minuti?"

 

 

 



Haruma, grazie a quella sua riflessione, iniziò. 

 

 

 

Haruma, grazie a quella sua riflessione, capì come fare.

 


 




 

Conclusione

Bene, anche questo episodio sta giungendo al termine.

In questo episodio abbiamo scoperto la storia del giovane Haruma, un informatico giapponese che a un certo punto della sua vita capì di aver perso l’empatia che lo aveva avvolto fin dalla tenera età.

Ora, grazie ai consigli della Signora Ena, sia Haruma che noi, abbiamo uno strumento pratico per coltivare l’empatia.

 

 

 

Per utilizzare questo strumento dovremo semplicemente individuare una persona al giorno per i prossimi 60 giorni, e nei 5 minuti successivi porci tre domande.

  • A cosa starà pensando quella persona?
  • Quali saranno le emozioni che sta vivendo?
  • Quali saranno le azioni che compierà nei prossimi minuti?

 

 



Questo semplice esercizio ci avrà permesso di coltivare la nostra empatia.

La stessa empatia che Haruma potrà confermare di aver coltivato non appena farà nuovamente ritorno al suo amato villaggio.

 

 

 

  

Congratulazioni per aver terminato questo episodio.

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In questo modo avrai aiutato altre persone come te a esaltare la propria unicità.

Tutto questo per ridonare dignità all'essere umano.

 

Grazie, e a presto.

Moonly Editorial Team

 

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