Jovita, la giovane ghanese.

 

Jovita, una giovane ragazza ghanese viene gentilmente richiamata dalla sua responsabile di reparto.

Il suo livello di produttività non è dei migliori e le viene consigliato di incontrare un pescatore, famoso in tutta l’Africa per la sua incredibile produttività.

La sua formula segreta? Una semplicissima barca a vela.

Sarà proprio da una semplice barca a vela che Jovita capirà come mettersi al timone della propria produttività.

Scopriamo la sua storia, iniziando ora un nuovo episodio.

 

 

 

 

 

Luna Moonly 

 

 

 

Jovita e la sua nuova barca a vela. 

Jovita è una giovane ragazza nata ad Accra, nel pieno centro della capitale del Ghana, affacciata sull’Oceano Indiano.

 

 

 

Jovita, fin da piccola, non ha mai apprezzato la grande città.

Le sarebbe sempre piaciuto vivere in una cittadina più piccola. Più a misura d’uomo.

Così, quando all’età di 20 anni dovette iscriversi all’Università decise di non rimanere nella città che l’aveva ospitata nei primi anni di vita.

Voleva studiare e trovare lavoro in una città con un animo più artistico, più in linea con i suoi valori.

 

 

 

 

Così un giorno, mentre sfogliava una rivista, scoprì la presenza di una cittadina a poche ore di distanza dalla casa in cui viveva.

Una cittadina con un’atmosfera particolarmente artistica, e abitata principalmente da abili pescatori.

 

 

 

 

Jovita, fra le tante passioni che aveva acquisito nei suoi primi anni di vita, vi era proprio la pesca. 

Jovita non ci pensò due volte, e decise che il suo futuro sarebbe stato lì, nella cittadina di Cape Coast, uno dei luoghi culturalmente più incantevoli di tutta l’Africa.

 

 

 

 

Detto fatto, nel giro di pochi anni Jovita si laureò, e trovò ben presto lavoro presso un’importante catena di Hotel con base proprio a Cape Coast.

 

 

 

 

Il lavoro le piaceva, la soddisfava. Si sentiva fiera di lavorare in un’azienda fortemente ancora al turismo africano.

Una sera però, mentre si stava preparando per uscire dall’ufficio, Sheba, la sua responsabile, la fermò e le disse: «Jovita, avrei bisogno di parlarti.»

 

 

 

 

«Certo Sheba, dimmi pure.» le rispose la ragazza.

 

 

 

 

«Volevo dirti che stai facendo davvero un ottimo lavoro» continuò Sheba.

«I clienti sono molto soddisfatti di come interagisci con loro, e questo ti fa onore.

Oltre a questo volevo dirti che ho analizzato il tuo livello di produttività, e nonostante gli ottimi risultati che stai ottenendo, secondo me c’è del margine di miglioramento.

Tu che ne pensi?»

 

 

 

 

«Sì Sheba, credo che la produttività sia il mio punto debole.

Mi riprometto spesso di capire come poter essere più efficace al lavoro, ma poi, rimando sempre al mese successivo.»

 

 

 

«Non preoccuparti Jovita» rispose Sheba «ci sono passata anch’io alla tua età. 

Il trasferimento da una città frenetica come Accra può averti scombussolata, e averti fatta adagiare un po’.

Facciamo così: se non sbaglio sei appassionata di pesca, dico bene?»

 

 

 

 

«Sì, adoro il lavoro dei pescatori.»

 

 

 

 

«Benissimo. Qui a qualche centinaia di metri vive il famoso signor Adwin, un pescatore famoso in tutto il mondo per i risultati strabilianti che è riuscito a ottenere in una cittadina piccola come la nostra. 

Il nome Adwin, come ben sai, si riferisce proprio a una persona con una grande capacità riflessiva e intellettuale.

Bene, il signor Adwin è l’esatta incarnazione del significato del suo nome.

Ti andrebbe di conoscerlo, Jovita?»

 

 

 

 

«Certo che sì, Sheba» rispose la ragazza emozionata per l’opportunità che la sua responsabile le stava offrendo.

 

 

  

«Ottimo, allora facciamo così: domattina non venire al lavoro. Ci penso io alle attività che dovresti fare tu. 

Sapendo che avresti già acconsentito a questo incontro ho già avvisato il pescatore che andrai a trovarlo domattina alle nove in punto al porto qui vicino. 

Lui a quell’ora avrà da poco finito di pescare e sarà più che felice di raccontarti i suoi segreti.

 

 

 

 

Jovita ringraziò Sheba per l’opportunità, e si diresse verso casa, a pochi passi dal suo ufficio.

 

  

 

Per tutta la sera Jovita cercò di informarsi riguardo il signor Adwin, ma non trovò nulla che riconducesse a lui.

Così, a differenza del suo solito, decise di andare a dormire presto così da essere pronta per l’incontro del giorno seguente.

 

 

 

All’indomani, la sveglia suonò come al suo solito, e Jovita si preparò per andare a trovare il signor Adwin.

Prese con sé uno zaino, gli occhiali da sole e il suo amato diario che custodiva ormai da anni, e si incamminò verso il porto.

 

 

 

 

Jovita si sentiva emozionata, e allo stesso tempo tesa.

«Chi sarà questo famoso signor Adwin?» pensava tra sé e sé.

«Quali saranno i segreti che potrà offrirmi un umile pescatore?»

 

 

 

 

Dopo una mezz’oretta di passeggiata e di riflessioni, Jovita giunse in largo anticipo al porto.

Non appena arrivò, in lontananza, vide un uomo che stava mettendo da parte la sua canna da pesca, e teneva una borraccia con sé.

 

 

 

 

Jovita si avvicinò al pescatore e le disse: ” È lei il famoso signor Adwin?”

 

 

 

 

«Sì, tu dovresti essere Jovita, mi sbaglio?» replicò il pescatore mettendo da parte la borraccia.

 

 

 

 

«Sì, sono io signor Adwin. La ringrazio per essere già qui ad aspettarmi.»

 

 

 

 

«È un piacere poterti aiutare Jovita. Il mio lavoro per oggi è concluso.

La pesca è andata molto bene, e ora sono qui per aiutarti.

Mi ha detto Sheba che apprezzeresti migliorare il tuo livello di produttività, corretto?»

 

 

 

 

«Sì, esatto signor Adwin. In quest’ultimo periodo sto facendo molta fatica a mantenere il focus sulle varie attività che devo svolgere.»

 

 

 

 

«Ti capisco. La vedi quella barca a vela laggiù in mezzo all’oceano?» disse il pescatore indicando con l’indice della mano una barca a vela in lontananza.

 

 

 

 

«Sì, la vedo.»

 

 

 

 

«Bene, ti faccio una domanda: secondo te, quali sono le due componenti più importanti in una barca a vela?»

 

 

 

 

«Non saprei signore. Sono sempre stata appassionata alla pesca ma non ho mai avuto l’opportunità di scoprire da vicino come funziona davvero una barca a vela.»

 

 

 

 

«Ragazza» rispose il pescatore «prenditi del tempo per riflettere.

Guarda la barca a vela che vedi laggiù.

Quali sono le due componenti che non possono mancare in una barca a vela?

Ti lascio il tempo per riflettere.»

 

 

 

 

Il pescatore lasciò Jovita riflettere, e nel frattempo ne approfittò per prendere in mano la borraccia e sorseggiare la sua bevanda. 

In quel momento, il sole era alto nel cielo e i gabbiani iniziarono a volare sopra le loro teste.

 

 

 

 

«Forse ho capito.» rispose la ragazza dopo qualche minuto di riflessione. 

«I due componenti fondamentali di quella barca a vela sono appunto la barca e la vela. Corretto?»

 

 

  

«Brava ragazza, proprio così.» rispose il pescatore.

«Se non vi fosse la struttura sottostante, la vela non starebbe in piedi. 

Allo stesso tempo se non vi fosse la vela, la sola barca farebbe fatica a muoversi.»

 

 

  

 

 

«D’accordo signor Adwin, ma cosa c’entra tutto ciò con la mia produttività?» chiese un po’ confusa Jovita.»

 

 

 

 

«Vedi Jovita, la tua produttività è come una barca a vela.

Essa è costituita da due componenti fondamentali: una base sottostante e la vela che si trova sopra di essa.

 

 

 

 

«Continuo a non capire signor Adwin.» replicò la ragazza.

 

 

 

 

«Ora capirai, Jovita» sediamoci su questa panchina così da poter ammirare meglio la barca davanti a noi.

 

 

 

 

I due si sedetterono sulla panchina situata sul bordo del molo.

Davanti a loro non vi era nulla se non la splendida barca a vela che lentamente si muoveva in mezzo all’oceano. 

«Jovita» riprese il pescatore «se vuoi migliorare la tua produttività devi partire dalla base. Solamente partendo dalla base potrai poi innalzare la vela sopra di essa.

Ora ti faccio una domanda: qual è il motivo che ti spinge a voler diventare una persona più produttiva?»

 

 

 

 

«Ciò che mi spinge è il fatto di voler migliorare la mia efficacia al lavoro.» rispose Jovita.

 

 

 

 

«D’accordo Jovita. Ora ti chiedo: perché vuoi migliorare la tua efficacia al lavoro?»

 

 

 

 

«Perché in questo modo riuscirò a rendere felice sia la mia responsabile che l’azienda in cui lavoro.»

 

 

 

 

«Ok, Jovita.» rispose il pescatore. «Se ti chiedessi il motivo per il quale vuoi rendere felice la tua responsabile e l’azienda in cui lavori, cosa mi risponderesti?»

 

 

 

 

«Bè, il motivo è che tutto ciò mi farebbe sentire fiera di me stessa.»

 

 

 

 

«Bene. Ora dimmi un po’ Jovita: è importante per te sentirti fiera di te stessa?»

 

 

 

 

«Sì, signor Adwin.» disse la ragazza con un velo di emozione.

«È ciò che mi fa stare bene. Ma perché tutte queste domande?»

  

 

 

 

«Cara Jovita,» proseguì il pescatore «ciò che hai appena fatto è stato scavare in profondità individuando la vera motivazione che ti spinge ad essere una persona produttiva. 

Molto probabilmente, fino ad oggi, hai associato l’aumento della tua produttività al miglioramento della tua efficacia al lavoro, corretto?

 

 

 

 

«Sì corretto, signor Adwin.»

  

 

 

 

«Quello però» proseguì il pescatore «non è il vero motivo che ti spingerà a diventare una persona produttiva.

Ciò che veramente desideri non è tanto l’efficacia al lavoro, quanto il sentirti fiera di te stessa.

Condividi con me, Jovita?

 

 

 

 

«Sì assolutamente, signor Adwin, ha perfettamente ragione.

Il pensare all’efficacia lavorativa non mi motiva per nulla. So che è importante, ma non mi motiva affatto.

Mi sento molto più motivata nel pensare di potermi sentire fiera di ciò che faccio.»

 

 

 

«Esattamente Jovita,» rispose il pescatore. “fiera di ciò che fai.

Fino ad oggi, hai provato a spiegare la tua vela senza però avere una base sottostante che sia forte e salda. 

La base sottostante è il vero motivo che ti spinge a voler diventare una persona produttiva.

Fino a oggi la tua base era caratterizzata da un legno poco robusto. Da oggi, il legno che costituirà la tua nuova barca sarà molto più solido.

E sopra questo legno potrai poi innalzare una splendida vela.

 

 

 

 

«Ora capisco signor Adwin. In sostanza, fino ad oggi, non avevo una molla che mi motivasse realmente a diventare una persona più produttiva.

Sapevo di dover migliorare ma non essendo motivata non ero spronata ad agire.»

 

 

 

«Proprio così ragazza.

Nei prossimi giorni, rifletti a lungo sulle tre domande che ora ti elencherò.

  • Per quale motivo vorrei essere più produttiva?
  • Qual è la motivazione che maggiormente mi spinge a diventare più produttiva?
  • Dentro di me, cosa mi invoglia a diventare più produttiva?

 

Queste, sono tutte domande che vorranno confermare quanto detto poco fa.»

 

 

 

 

«D’accordo, signor Adwin. Mi consiglia per caso di pormi queste domande a cadenza regolare?»

 

 

 

  

«Se lo ritieni funzionale, certo che sì.» rispose il pescatore.

Ora però proseguiamo.»

 

 

 

 

«Sì certo, proseguiamo.» rispose la ragazza.

 

 

 

 

«Benissimo» proseguì il pescatore «ora che hai iniziato a costruire la base sottostante, è il momento di costruire e spiegare la vela.

Ti faccio subito una domanda Jovita: di che forma è la vela?

 

 

 

 

«Triangolare.» rispose in modo secco la ragazza.

 

 

 

«Esattamente, triangolare.» replicò il pescatore.

«Ciò che farò ora è offrirti le fondamenta per costruire i tre lati della vela.

La produttività infatti è caratterizzata da tre concetti fondamentali.

Una volta che li avrai applicati nella tua vita sarai in grado di spiegare la vela e navigare libera in qualsiasi mare.»

 

 

 

 

«Sono tutt’orecchi.» rispose Jovita felice di poter apprendere i segreti del signor Adwin.

 

 

 

 

«Il primo lato della vela» proseguì il pescatore «è la gestione del tempo.

Se vuoi diventare una persona più produttiva devi sapere dove va a finire il tuo tempo.

Vedo che tieni con te un diario, dico bene?»

 

 

 

 

«Sì, lo tengo sempre con me.» rispose Jovita.

 

 

 

 

«Benissimo, ti voglio offrire un esercizio che potrai già svolgere questa sera.

È un esercizio di consapevolezza. Esso ha l’obiettivo di farti capire dove sta andando il tuo tempo. 

Ciò che dovrai fare Jovita, è capire quanti minuti trascorri nelle varie attività giornaliere.»

 

 

 

 

«Capisco signor Adwin,» rispose la ragazza «in sostanza dovrò capire come spendo il mio tempo. Corretto?»

 

 

 

 

«Sì, proprio così Jovita. Ecco a te alcune domande che potranno esserti utili questa sera nello svolgere l’esercizio.

  • Quanto tempo trascorro al lavoro?
  • Quanto tempo trascorro sui social network?
  • Quanto tempo trascorro in viaggio?
  • Quanto tempo trascorro a guardare la TV?
  • Quanto tempo trascorro ad ascoltare musica?
  • Quanto tempo trascorro con gli amici?
  • Quanto tempo trascorro a cucinare?

 

 

 

 

«D’accordo signor Adwin. E una volta fatto ciò, cosa dovrò fare?» chiese la ragazza.

 

 

 

 

«Nulla in particolare» rispose il pescatore «se non quello di diventare consapevole di come gestisci davvero il tuo tempo.

Sarà la tua consapevolezza a farti capire quali sono le attività da ridurre e quali invece da aumentare.»

 

 

 

Il pescatore interruppe il suo discorso e tornò nuovamente a sorseggiare la sua bevanda.

«Posso chiederle cosa sta bevendo, signor Adwin?»

 

 

 

«Questa?» chiese il pescatore indicando la sua borraccia «Questa è Askenkee, una bevanda tipica ghanese che ogni pescatore beve durante il giorno.

È fatta di grano, e ci dà una bella sferzata di energia.

A proposito di energia» continuò il pescatore «il secondo lato della vela riguarda proprio la gestione della tua energia, cara Jovita.»

 

 

 

 

«Mi sta dicendo che il mio livello di energia va a influire sulla produttività lavorativa»? chiese la ragazza un po’ stranita.

 

 

 

 

«Certo che sì.» rispose il pescatore.

«Molte persone, purtroppo, si concentrano solamente sulla gestione del tempo, senza dare minimamente importanza alla propria energia.

Molti infatti, pensano che per essere più produttivi gli basterà avere più tempo. Convinti di ciò si focalizzano solamente sulla gestione di esso. 

Dobbiamo però ricordarci che non servirà a nulla liberare del tempo se poi durante quel tempo non avremo la giusta energia per sfruttarlo. »

 

 

 

 

«Qual è quindi la soluzione?» chiese la ragazza.

 

 

 

 

«La soluzione è questa: questa sera, una volta che avrai fatto chiarezza su come gestisci il tuo tempo, ti invito a fare chiarezza sul tuo livello di energia.

Ti sei mai chiesta Jovita quando il tuo livello di energia è più alto?»

  

 

 

 

«A dirle la verità no. Non me lo sono mai chiesta.» rispose la ragazza.

 

 

 

 

«Bene, è arrivato il momento di chiederselo. 

Se vuoi essere produttiva al lavoro è fondamentale che tu conosca i tuoi livelli energetici.

Questo ti permetterà di svolgere le attività che necessitano di più energia nei momenti in cui il tuo livello energetico risulta essere alto.

Allo stesso tempo potrai capire in che orari svolgere tutte le attività che richiedono meno energia.»

 

 

 

 

«Mi sembra fantastico,» rispose la ragazza «cosa mi consiglia di fare?»

 

 

 

 

 

«Ciò che ti consiglio di fare, Jovita, è di identificare i tuoi picchi di alta e bassa energia.

Per identificare i picchi di alta energia, questa sera, dovrai porti tre domande.

  • Quand’è che mi sento maggiormente energica? 
  • Qual è il momento della giornata nel quale percepisco maggior freschezza mentale e mi sento più entusiasta? 
  • Quand’è che svolgo le azioni in modo più attivo e con più energia?

 

 

 

 

A queste tre domande potrai dare risposta già questa sera.

D’accordo Jovita?»

 

 

 

 

«D’accordo signor Adwin. E per quanto riguarda i picchi di bassa energia?»

 

 

 

 

«Per identificare i picchi bassa energia, questa sera, ti potrai fare queste altre tre domande.

  • Quand’è che la mia energia sembra svanire?
  • Qual è il momento della giornata nel quale mi sento senza energie, stanca o spossata?
  • Quand’è che faccio più fatica a svolgere le varie attività giornaliere?

 

 

 

 

Anche a queste tre domande potrai dare risposta già questa sera.

 

 

 

 

«Benissimo, farò come mi consiglia signor Adwin.» rispose la ragazza.

«E poi? Una volta che avrò risposto a queste sei domande, cosa dovrò fare?»

 

 

 

 

«Una volta che avrai capito i tuoi picchi di alta e bassa energia» proseguì il pescatore «dovrai porti queste due domande.

  • Quali sono le attività che svolgo quotidianamente e che necessitano di un alto livello di energia?
  • Quali sono le attività che svolgo quotidianamente e che necessitano di un basso livello di energia?

 

 

 

 

Dal momento in cui avrai risposto a queste due domande Jovita, saprai quali attività è bene svolgere negli orari in cui il tuo picco di energia è alto, e quali attività svolgere quando il tuo picco energetico è basso.»

 

 

 

 

«Ha tutto molto senso signor Adwin.» rispose Jovita.

 

 

 

 

«Sì ragazza, ha tutto molto senso.»

 

 

 

 

I due rimasero qualche secondo in silenzio e ne approfittarono per ammirare l’oceano davanti a loro. 

Gli stridi dei gabbiani accompagnavano il suono delle onde, e un sole cocente riscaldava la panchina sulla quale erano seduti il pescatore e la ragazza.

 

 

 

 

«Lo vedi quel gabbiano lassù?» chiese il pescatore indicando l’uccello alto nel cielo.

  

 

 

 

«Sì, lo vedo» rispose la ragazza.

 

 

 

 

«Nota dove sta portando il suo focus. Guarda come è concentrato su quella parte di oceano.

I suoi occhi sono proiettati proprio in quella zona.

Quella zona, cara Jovita, è ricca di pesci.»

 

 

 

 

Il pescatore non fece in tempo a concludere la frase che il gabbiano si lanciò in picchiata alla conquista del miglior pesce.

  

 

 

 

«Hai visto ragazza? Quello è il risultato di un’ottima focalizzazione.» disse il pescatore.

«Il gabbiano ha capito che doveva concentrarsi su un’area dell’oceano specifica, per poi puntare dritto al miglior pesce.»

 

 

 

 

«Cosa mi vuole dire con tutto ciò, signor Adwin? Sta per caso gettando le reti per offrirmi il terzo lato della vela?»

 

 

 

 

«Proprio così, cara Jovita. Il terzo lato della tua vela sarà proprio la gestione della concentrazione.»

 

 

 

 

«Poco fa ti ho proposto un esercizio per identificare i tuoi livelli di energia.

Ciò che ti consiglio ora è identificare i tuoi livelli di concentrazione.

 

 

 

 

«Prosegua, mi ha incuriosita.» gli disse la ragazza tenendo sempre in mano il suo amato diario.

 

 

 

 

«Questa sera» proseguì il pescatore «una volta che avrai capito come gestire al meglio il tuo tempo e la tua energia, vorrei che riflettessi sulla tua gestione della concentrazione.

Ciò che farai, come avrai già fatto con i tuoi livelli di energia, sarà quello di identificare i tuoi picchi di alta e bassa concentrazione.»

 

 

 

 

 

 

«Mi scusi» lo interruppe la ragazza «i livelli di alta e bassa concentrazione non corrispondono per caso ai livelli di alta e bassa energia?»

 

 

 

 

«Non sempre, Jovita» le rispose il pescatore.

«Ci sono persone che la sera riescono ad essere concentrate ma che non hanno alcuna energia.

Altre che sono energiche al mattino ma non riescono a mantenere la concentrazione.

Come ben sai, ognuno di noi è una persona unica.»

 

 

 

 

La ragazza rimase in silenzio, e lasciò proseguire il pescatore.

«Detto ciò Jovita, per identificare i tuoi picchi di alta concentrazione, questa sera ti porrai tre domande.

  • Quali sono i momenti della giornata nei quali riesco a mantenere maggiormente la concentrazione?
  • Quand’è che mi sento realmente concentrata?
  • Quand’è che il mio focus è massimo?

 

 

 

 

Una volta che avrai risposto a queste tre domande, arriverà il momento di identificare i tuoi picchi di bassa concentrazione.

Per fare ciò, questa sera, ti basterà rispondere a queste tre domande.

  • Quand’è che mi sento poco concentrata?
  • Quali sono i momenti nei quali perdo facilmente la concentrazione?
  • Quand’è che faccio fatica a riportare la concentrazione ai massimi livelli?»

 

 

 

 

 

«D’accordo signor Adwin.» intervenne la ragazza. 

«E una volta che avrò risposto alle sei domande, cosa dovrò fare?» chiese Jovita.

 

 

 

 

 

«Non lo so, tu cosa faresti una volta risposto a queste sei domande?» chiese il pescatore con un mezzo sorriso.

 

 

 

 

La ragazza rifletté per qualche istante. 

Diede una sbirciata al diario, e dopo qualche secondo rispose: «Probabilmente mi farei le stesse domande che mi ha consigliato di pormi poco fa riguardo i livelli energetici.»

 

 

 

 

«Mi piace la tua risposta, ragazza. Quali saranno quindi le due domande che andrai a porti questa sera?»

 

 

 

 

«Credo che le due domande dovranno essere le seguenti» rispose la ragazza. 

«Prima domanda: “Quali sono le attività che svolgo quotidianamente e che necessitano di un alto livello di concentrazione?”

Seconda domanda: “Quali sono le attività che svolgo quotidianamente e che necessitano di un basso livello di concentrazione?”»

 

 

 

 

«Esatto, proprio così.» rispose il pescatore.

«A quel punto ti basterà svolgere le attività che necessitano di maggior focus nei momenti in cui il tuo livello di concentrazione risulta essere alto. 

Allo stesso tempo, svolgerai tutte le attività che richiedono meno focus nei momenti in cui la tua concentrazione è bassa.

In questo modo avrai dato vita al terzo lato della tua vela.»

 

 

 

 

«È tutto qui?» chiese la ragazza.

 

 

 

 

«Sì Jovita, è tutto qui.

Questo è il metodo che la mia vita mi ha insegnato.

Se vuoi diventare una persona più produttiva ti basterà costruire la base sottostante capendo il vero motivo per il quale vuoi aumentare la tua produttività.

 

 

 

 

 

Una volta che l’avrai costruita, non ti rimarrà che dare vita ai tre lati della vela: la gestione del tempo, la gestione dell’energia e la gestione della concentrazione.

A quel punto, una sola cosa dovrai fare.»

 

 

 

 

«Cosa signor Adwin?» chiese la ragazza.

 

 

 

«Metterti al timone, e tracciare la via.»

 

 

 

 

Il pescatore, senza aggiungere altro, prese la sua bottiglia, si alzò dalla panchina e si incamminò verso una casetta di legno situata lì vicino.

 

 

 

 

Jovita, grazie a quell’ultima frase, capì.

 

 

 

 

 

Conclusione

In questo episodio abbiamo scoperto la storia di Jovita, una giovane ghanese a cui è stato consigliato, da parte della sua responsabile, di migliorare la sua produttività.

 

 

 

 

Grazie ai consigli del signor Adwin, Jovita ha capito che alla base della sua produttività vi è prima di tutto la motivazione che la spinge a voler diventare una persona più produttiva.

 

 

 

 

Una volta costruita la base non dovrà fare altro che impegnarsi a monitorare la sua gestione del tempo, dell’energia e della concentrazione.

 

 

 

 

Ora, anche noi, come Jovita, possiamo dare vita alla nostra barca a vela della produttività.

Questa sera, prima di andare a letto, faremo chiarezza su come gestiamo il nostro tempo, la nostra energia e la nostra concentrazione.

 

 

 

 

Una volta fatto ciò, potremo finalmente metterci al timone, e tracciare la via. 

 

 

 

 

    

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