Khadija, la giovane araba.

 

Khadija, una giovane ragazza araba, sta affrontando un periodo di forte incertezza al lavoro.

Così, su consiglio della propria collega, decide di visitare per la prima volta La Mecca.

Cosa succede dopo pochi chilometri di pellegrinaggio?

In che modo Khadija riuscirà ad affrontare l’incertezza che sta vivendo al lavoro?

Scopriamolo ora, immergendoci nella sua storia.



 




 

 

 

Khadija, la giovane ragazza araba.

Khadija è una giovane ragazza araba nata nella città di Medina, una delle città più importanti dell’Arabia Saudita.


 

 

 

Entrata ormai da qualche anno nel mondo del lavoro, Khadija lavora ora presso un’importante azienda di consulenza.

Le sue responsabilità, nell’ultimo periodo, sono iniziate ad aumentare. E insieme ad esse è iniziata a farsi viva in lei una sensazione non particolarmente piacevole: l’incertezza.

 

 

 

Nonostante gli ottimi risultati che sta ottenendo nell’azienda in cui lavora, Khadija si sente incerta.

Incerta riguardo la sua carriera.

Incerta riguardo il suo futuro.

Un’incertezza che, da un lato la intimorisce, e dall’altro lato la fa vivere in ansia. 

 

 

 

 

Khadija, in sostanza, ha paura di vedersi soffiare il proprio lavoro.

Teme che qualche persona più abile o più competente di lei possa intralciarle la strada, che con tanta fatica si è costruita nel tempo.

In poche parole, crede che il suo posto di lavoro non sia abbastanza sicuro.

 

 

 

 

Così, un giorno, mentre si trovava in ufficio, decise di raccontare questo suo problema a una sua collega fidata.

«Aisha, avrei una cosa da dirti.» disse la ragazza alla collega.

 

 

 

 

«Certo Khadija, dimmi pure.»

 

 

 

 

«È da un po’ di tempo che percepisco una sensazione di incertezza al lavoro. Non so spiegarti bene di cosa si tratti. Posso però dirti che non riguarda qualcosa di piacevole.»

 

 

 

 

«Khadija, il fatto che tu non sappia spiegarmi di cosa si tratti, è normale.

Tuttavia, questo non è il luogo ideale per parlarne. Inoltre, non sono io la persona giusta per te. Dimmi un po’: sei mai stata a La Mecca?»

 

 

 

 

«Non ancora. So che il pellegrinaggio partirà tra qualche settimana. Stavo effettivamente pensando di andarci.»

 

 

 

 

«Khadija, lo vuoi un consiglio?»

 

 

 

 

«Sì certo.»

 

 

 

 

«Vai! Segui il cuore, e vai! Lì accadono cose magiche.

Insieme a te ci saranno migliaia di persone.

Fra quelle, troverai una persona. Quella persona ti aiuterà.

È la magia del pellegrinaggio. Tutti insieme, uniti.»


 

 

 

Aisha terminò per qualche istante le sue parole.

Dopo poco concluse: «Khadija, ora devo scappare. 

Ricordati: segui il tuo cuore. Non scappare da ciò che esso ti consiglia.»

 

 

 

 

Khadija rimase lì sola in ufficio, e iniziò a pensare.

«Sì, forse ha ragione Aisha. 

Forse dovrei andare. Forse dovrei seguire il mio cuore.»

 

 

 

 

Passarono i giorni e il periodo del pellegrinaggio si stava pian piano avvicinando.

Una sera, mentre Khadija si trovava a casa, prese una decisione: «Ho deciso. Partirò per La Mecca!»

 

 

 

 

Detto fatto, da lì a tre giorni, arrivò il momento di partire.

Davanti a lei vi erano centinaia di persone anch’esse in viaggio verso il luogo sacro.

 

 

 

 

I primi chilometri di pellegrinaggio proseguirono senza particolari intoppi.

Il sole era alto nel cielo, e il caldo arabo iniziava a farsi sentire.

«Penso proprio che mi prenderò una pausa.» esclamò la ragazza sedendosi su uno dei tanti sassi ai lati della strada.»

 

 

 

 

La ragazza sfilò dal suo zaino una bottiglia di succo di tamarindo, e ne approfittò per idratarsi.

 

 

 

 

Proprio in quel momento, alle sue spalle, comparve una donna.

 

 

 

 

 

«Ciao ragazza. Hai bisogno di aiuto?» chiese la donna.

 

 

 

 

«Buongiorno signora. No, la ringrazio, mi sono semplicemente presa una piccola pausa. Ora posso riprendere.»

 

 

 

 

«Dove sei diretta, ragazza?»

 

 

 

 

«Sto andando in pellegrinaggio a La Mecca. È la prima volta per me.»

 

 

 

 

«Anch’io sto andando lì.

Il mio corpo ultrasessantenne ha già visto La Mecca tre volte. Ma è sempre un’emozione ritornarci.

Ti va se ti faccio compagnia per qualche chilometro?»

 

 

 

 

«Sì signora, molto volentieri. Posso chiederle il suo nome?»

 

 

 

 

«Gli abitanti del paesino in cui vivo mi chiamano Donna Haifa.»

 

 

 

 

«Piacere di conoscerla, Donna Haifa. Il mio nome è Khadija.»

 

 

 

 

Le due donne iniziarono a camminare insieme lungo la strada terrosa.

Davanti a loro vi erano centinaia di persone, anch’esse in pellegrinaggio.

«Ragazza, dimmi un po’: cosa ti ha spinta a metterti in viaggio tutta sola verso La Mecca?»

 

 

 

 

«Sto vivendo un periodo della mia vita molto particolare.» iniziò a raccontare la ragazza.

«È da qualche mese che sento una sensazione di incertezza. È come se non avessi il controllo di quello che sarà il mio futuro.»

 

 

 

 

«Ti capisco ragazza. Anch’io alla tua età ho vissuto momenti di forte incertezza. Essendo nata in un povero paesino, non potevo mai sapere cosa sarebbe potuto accadere da lì a pochi giorni. 

Mah dimmi: cosa ti rende incerta, cara ragazza?»

 

 

 

 

«Mi sento incerta riguardo la mia carriera e il mio futuro. E questo mi fa vivere delle strane emozioni.»

 

 

 

 

«Sai Khadija,» replicò la donna «il futuro è di per sé incerto.

Chi di noi potrebbe essere certa di cosa accadrà domani? 

Questa incertezza però, se sottovalutata, può portarci facilmente a una condizione d’ansia.

 

 

 

 

Come ben sai, cara ragazza, l’ansia nasce principalmente quando stacchiamo i nostri occhi dal presente e li proiettiamo nel futuro.

Temendo quello che ci potrà accadere in futuro, iniziamo a vivere l’emozione dell’ansia.»

 

 

 

 

«Sì Donna Haifa, credo sia proprio l’ansia l’emozione che vivo più spesso.»

 

 

 

 

«Facciamo così ragazza: laggiù vedo una panchina. Ti va se facciamo una sosta e riflettiamo su questa tua sensazione?»

 

 

 

 

«Mah signora, non vorrei scombussolarle i piani del pellegrinaggio.»

 

 

 

 

«Ragazza, avremo modo di proseguire il nostro viaggio a La Mecca tra qualche ora.

La Pietra Nera situata nel luogo sacro non vuole vederti in questo stato d’animo. 

Il tuo primo incontro con essa dovrà essere speciale. 

È meglio prendersi del tempo per riflettere.»

 

 

 

 

«D’accordo, Donna Haifa.» 

 

 

 

 

Le due donne camminarono per qualche minuto, finché non arrivarono alla panchina situata lungo la strada. 

 

 

 

 

«Vieni ragazza. Afferra la panchina da un lato. Io l’afferro dall’altro. Spostiamola di qualche metro così da rimanere in solitudine. 

Quando tornerai a stare meglio, la riposizioneremo dov’era.»

 

 

 

 

Le due spostarono la panchina in un luogo silenzioso. E vi sedereno.

«Bene ragazza, ora potremo entrare in relazione con la tua sensazione di incertezza. Ce l’hai un diario qui con te?»

 

 

 

 

«Sì, Donna Haifa. L’ho voluto portare per trascrivere la mia prima esperienza a La Mecca.» rispose la ragazza sfilando il diario dal suo zainetto.

 

 

 

 

«Ottimo Khadija. Ti faccio una domanda: se dovessi descrivere in una sola frase la sensazione che vivi quando ti senti incerta, come la descriveresti?»

 

 

 

 

«In che senso?» chiese la ragazza.

 

 

 

 

«Quando ti senti incerta provi delle sensazioni. Corretto?»

 

 

 

 

«Sì, corretto.»

 

 

 

 

«Bene, ciò che ti invito a fare ora, è trascrivere sul tuo diario le sensazioni che vivi quando ti senti incerta. 

Prova a descrivere in una sola frase la sensazione che provi quando percepisci l’incertezza.»

 

 

 

 

«D’accordo. Posso chiederle per quale motivo mi sta consigliando di scrivere la mia sensazione di incertezza?»

 

 

 

 

«Ottima domanda ragazza.

Ciò che spesso accade, purtroppo, è che non riusciamo a definire in modo esatto ciò che proviamo in un determinato momento della nostra vita.

Dimmi un po’ Khadija: utilizzi spesso la parola “incertezza”. Non è così?»

 

 

 

 

«Sì, la utilizzo spesso, purtroppo.»

 

 

 

 

«Lo immaginavo. Ora dimmi: ti sei mai chiesta il vero significato che la parola “incertezza” ha per te?»

 

 

 

 

La ragazza rifletté.

«No, in effetti no. Utilizzo spesso questa parola ma non ho mai riflettuto sul reale significato che ha per me.»

 

 

 

 

«Nessun problema ragazza. Scrivi ora sul tuo diario la sensazione che provi quando percepisci l’incertezza.

Sarà proprio da questa tua comprensione, che potrai iniziare a stare meglio.»

 

 

 

 

La ragazza iniziò a scrivere.

Nel frattempo, in lontananza, si intravedeva un fiume di persone che si stava dirigendo verso il luogo sacro.

«Donna Haifa, ho fatto!» esclamò la ragazza.

 

 

 

 

«Bene. Prima di leggermi ciò che hai scritto vorrei che rispondessi a una domanda: come ti senti?»

 

 

 

 

«In che senso come mi sento?»

 

 

 

 

«Sì, come ti senti ora che hai trascritto la tua sensazione di incertezza.»

 

 

 

 

«Mi sembra di percepire maggior chiarezza.» rispose la ragazza.

 

 

 

 

«Maggior chiarezza, mi stai dicendo.

È proprio il compito di ogni diario. Fare chiarezza.»

 

 

 

 

La donna interruppe per alcuni secondi il suo discorso.

«Ora ragazza, leggimi pure la frase che hai scritto.»

 

 

 

 

«La frase che ho scritto è questa:

Quando provo la sensazione di incertezza sento di non avere tutte le capacità necessarie per affrontare il futuro, e di conseguenza mi sento inferiore agli altri.”»

 

 

 

 

«Interessante ragazza. Sei riuscita a descrivere in una sola frase la tua sensazione di incertezza. 

Ora dimmi: li vedi anche tu i due fattori-chiave in questa frase?»

 

 

 

 

«Quali fattori, Donna Haifa?»

 

 

 

 

«La frase che è appena uscita dalla tua bocca contiene due fattori sui quali è bene prestare molta attenzione.

Il primo fattore proviene dalle parole “sento di non avere tutte le capacità necessarie”.

 

 

 

 

Il secondo fattore proviene invece dalle parole “mi sento inferiore agli altri”.»

 

 

 

 

«Per quale motivo dovrei fare attenzione a questi due fattori, Donna Haifa?»

 

 

 

 

«Il primo fattore “sento di non avere tutte le capacità necessarie” ci sta dicendo che percepisci di essere una persona incapace. 

Questa naturalmente è una tua convinzione. Non è la realtà.

Nonostante non sia la realtà, ti sta comunque frenando. 

Ad ogni modo, essa, non corrisponde alla realtà.

 

 

 

 

«Non lo sapevo.» rispose la ragazza stupita. «E il secondo fattore?»

 

 

 

 

«Il secondo fattore “mi sento inferiore agli altri” ci sta dicendo che ti senti una persona inferiore.

Anche questa, è una tua convinzione. Non è la realtà.

Anch’essa ti sta frenando.

E anch’essa, non corrisponde alla realtà.»

 

 

 

 

«Donna Haifa, cosa mi vuole dire con tutto ciò?»

 

 

 

 

«Lascia che ti risponda con una domanda: è possibile che tu ti senta incerta perché credi di essere una persona incapace e inferiore?

Rifletti per qualche istante su questa mia domanda.»

 

 

 

 

La ragazza rivolse lo sguardo verso l’orizzonte e iniziò a pensare.

«Sì signora,» rispose Khadija dopo qualche secondo «credo proprio che è così. Sarà un problema per il mio futuro?»

 

 

 

 

«Nulla è un problema, se sappiamo come risolverlo. E ora lo risolveremo. 

Hai appena compreso che la tua incertezza parte dalla tua sensazione di incapacità e inferiorità. Dico bene?»

 

 

 

 

«Sì esatto.»

 

 

 

 

«Quindi, dal momento in cui ti sentirai più capace e più all’altezza, riuscirai a eliminare la sensazione di incertezza. Condividi con me?»

 

 

 

 

«Bè sì signora, il suo discorso non fa una piega.»

 

 

 

 

«Proprio così, non fa una piega. Come un velo appena stirato. Pulito, liscio e senza alcuna piega. 

Stai facendo un ottimo lavoro, non credi?»

 

 

 

 

«Sì Donna Haifa, sto facendo un ottimo lavoro.» rispose la ragazza.

 

 

 

 

«Bene. Ora, riprendi pure in mano il tuo diario, e rileggi nella tua mente la frase che hai appena scritto. 

Quando hai fatto, dimmi “Ho fatto”.»

 

 

 

 

La ragazza rivolse i suoi occhi sulla pagina del diario.

«Ho fatto.» esclamò dopo qualche attimo.

 

 

 

 

«Ok. Ora dimmi: che sensazioni ti offre la frase che hai appena scritto?»

 

 

 

 

«In che senso, Donna Haifa?»

 

 

 

 

«Poniti questa domanda ragazza: “Quali sono le sensazioni che provo quando rileggo la mia frase?” 

Scrivi pure la risposta sul tuo diario.

Ti basterà scrivere le sensazioni che la frase che hai appena scritto ti sta offrendo in questo momento.

Prenditi pure qualche minuto per riflettere.»

 

 

 

 

La donna interruppe il suo discorso e lasciò la ragazza entrare in contatto con ciò che aveva scritto poco prima.

«Donna Haifa, io avrei finito. Devo proprio leggerle ciò che ho scritto?» chiese Khadija un po' perplessa.

 

 

 

 

«Kjadija, ciò che hai appena scritto è qualcosa di molto intimo e personale. Non serve che tu mi dica ciò che hai scritto.»

 

 

 

 

«D’accordo signora. Ma non rischio di aver scritto qualcosa di sbagliato?»

 

 

 

 

«Nulla è sbagliato, se proviene dal cuore.»

 

 

 

 

La ragazza rispose con un semplice sorriso e lasciò la donna proseguire.

«Raccontami un po’ ragazza: come ti senti ora?»

 

 

 

 

«Mi sento meglio. Sento di aver fatto ordine nella mia testa.»

 

 

 

 

«L’ordine è qualcosa che ti piace?»

 

 

 

 

«Sì, assolutamente.»

 

 

 

 

«Bene. Se piace a te, piace anche a me.»

 

 

 

 

La ragazza si accertò che la donna abbia concluso le sue parole, e intervenne: «Cosa devo fare ora?»

 

 

 

 

«Khadija, prima di tutto ti chiedo di voltare pagina.

Ora che hai identificato la frase che descrive la tua sensazione di incertezza, e le sensazioni che questa frase ti trasmette, ti invito a riscrivere la tua frase modificandola leggermente.

La tua modifica dovrà permetterti di vedere quella frase sotto un’altra luce.»

 

 

 

 

«Sotto un’altra luce? In che senso?»

 

 

 

 

«Sì. In poche parole, cara ragazza, dovrai fare in modo che la tua frase ti offra delle sensazioni diverse da quelle che hai appena descritto.

Così facendo, anche la tua sensazione di incertezza verrà vista sotto un’altra luce.»

 

 

 

 

«Mi sta quindi dicendo che devo modificare la frase che ho scritto precedentemente?

Dovrò semplicemente modificarla per renderla più piacevole ai miei occhi?»

 

 

 

 

«Sì, ma fà attenzione ragazza. Ti consiglio di non modificarla in modo eccessivo.

Essa dovrà mantenere lo stesso significato, trasmettendoti però sensazioni diverse.

 

 

 

 

Se modificherai la tua frase in modo eccessivo, il tuo cervello potrebbe vederla come un’esagerazione.

Di conseguenza, potresti non credere più in ciò che stai scrivendo.»

 

 

 

 

 

«In che senso non posso modificarla in modo esagerato?» chiese la ragazza.

 

 

 

 

«Khadija, stai come. 

Abbiamo detto che la frase che descrive la tua sensazione di incertezza è la seguente: 

"Quando provo la sensazione di incertezza sento di non avere tutte le capacità necessarie per affrontare il futuro, e di conseguenza mi sento inferiore agli altri.”

Corretto?»

 

 

 

 

«Sì, corretto.»

 

 

 

 

«Bene, ora immagina di trasformarla in questo modo:

"Quando provo la sensazione di incertezza mi sento in pace con me stessa e percepisco di essere una persona forte e coraggiosa."

Condividi con me il fatto che questa trasformazione è esagerata?»

 

 

 

 

«Sì, ora capisco cosa intendeva.»

 

 

 

 

«Nonostante questa frase ti possa trasmettere delle sensazioni piacevoli,» continuò la donna «essa è stata modificata in modo esagerato.

È impensabile che essa corrisponda alla realtà.

Non credi?»

 

 

 

 

«Sì sì, ora mi è tutto molto chiaro.» 

 

 

 

 

«Ottimo. Cosa ben diversa se la tua frase venisse modificata in questo modo:

"Quando provo la sensazione di incertezza sento che è arrivato il momento di acquisire nuove competenze così da sentirmi all’altezza della situazione."

Come vedi, questa frase non si discosta molto dalla prima.

Le sensazioni che però ti trasmette sono molto più positive.

Sei d’accordo con me?

 

 

 

 

«Sì, sono pienamente d’accordo.»

 

 

 

 

«Bene. Detto ciò, Khadija, prenditi del tempo per riflettere su quale potrebbe essere la nuova frase che andrà a sostituire quella vecchia.

Una volta che avrai riflettuto, scrivila pure sul tuo diario.»

 

 

 

 

La donna interruppe nuovamente il suo discorso, e sfilò dal suo zaino uno bottiglia e due bicchieri.

Ragazza, mentre rifletti, ti va un po’ di Karkadè?»

 

 

 

 

«Karkadè? Non lo conosco.»

 

 

 

 

«È una bevanda che facciamo nel nostro villaggio. La ricaviamo dall’infusione di fiori di ibisco essiccati. È ricca di vitamina C. 

E poi è di colore rosso. Rosso passione.»

 

 

 

 

«La ringrazio Donna Haifa. Penso proprio che ne assaggerò un po’.»

 

 

 

 

La donna versò la bevanda nei due bicchieri, e ne porse gentilmente uno alla ragazza.

«Tieni Khadija, bevine un po’. Ti rinfrescherà la mente. E starai meglio.»

 

 

 

 

La ragazza accolse con piacere, e continuò a riflettere sulla trasformazione della sua vecchia frase.

«Donna Haifa, credo di aver concluso. Le va se le leggo ciò che ho scritto?»

 

 

 

 

«Sì, volentieri. Prima però vorrei che mi leggessi la tua frase iniziale.»

 

 

 

 

«D’accordo. La mia frase è iniziale era questa:

“Quando provo la sensazione di incertezza sento di non avere tutte le capacità necessarie per affrontare il futuro, e di conseguenza mi sento inferiore agli altri.”»

 

 

 

 

«Benissimo. Ora dimmi: com’è cambiata la tua frase?»

 

 

 

 

«La mia nuova frase è la seguente:

“Quando provo la sensazione di incertezza percepisco la necessità di acquisire le competenze che mi avranno permesso di sentirmi all’altezza delle mie responsabilità lavorative”.»

 

 

 

 

«Wow! Direi che ora ha tutto un altro sapore. Non credi?»

 

 

 

 

«Sì Donna Haifa, è un sapore nuovo.»

 

 

 

 

«Sì, un sapore nuovo. Ragazza, ti ricordi cosa abbiamo fatto poco fa?

Ti ricordi cosa ti ho chiesto di fare dopo aver individuato la tua prima frase?»

 

 

 

 

«Sì, mi ha chiesto di riflettere sulle sensazioni che quella frase mi stava offrendo in quel momento.»

 

 

 

 

«Bene, ora farai la stessa identica cosa.

Chiediti: "Che sensazioni mi trasmette questa nuova frase?"

 

 

 

 

Ti trasmette crescita interiore, evoluzione o forse responsabilità?

Miglioramento, efficacia personale o forse forza interiore?

Scegli tu quale sensazione positiva questa nuova frase riesce ora a trasmetterti.»

 

 

 

 

La ragazza tornò nuovamente a riflettere.

Era trascorsa ormai più di un’ora da quando si erano sedute su quella panchina. 

Lo sguardo della ragazza era cambiato. Una maggior serenità stava avvolgendo il suo viso.

«Donna Haifa. Ecco fatto!» disse la ragazza facendo vedere il diario alla donna.

 

 

 

 

«Ottimo lavoro Khadija. Anche questa volta però, ti chiedo di non leggermi i tuoi pensieri. 

Essi sono personali, ed è giusto che rimangano segregati nel tuo diario.

Una cosa però voglio chiederti: sbaglio o la vecchia sensazione di incertezza ha cambiato look?»

 

 

 

 

«Sì, ora la vedo diversa. Non la vedo più come qualcosa di negativo. La vedo piuttosto come un’opportunità per evolvermi.»

 

 

 

 

«Ok. Cos’altro vedi, ragazza?»

 

 

 

 

«Vedo che la sensazione di incertezza mi sta indicando quali aree dovrei migliorare.»

 

 

 

 

«Bene. Cos’altro?»

 

 

 

 

«Vedo che grazie ad essa potrò diventare più forte interiormente.»

 

 

 

 

«Ottimo. Oltre a vedere, cosa senti?»

 

 

 

 

«Sento che potrò sentirmi più capace.»

 

 

 

 

«Più capace, tu dici. Capace e…?»

 

 

 

 

«Capace e… all’altezza.» sussurrò la ragazza con un velo di emozione.

 

 

 

 

«Proprio così. Ti sentirai capace e all’altezza. 

Sarai capace, e all'altezza.

E chissà che una volta che ti sarai sentita capace e all’altezza, anche la sensazione di incertezza non si faccia più viva.»

 

 

 

 

La donna bloccò le parole per qualche istante.

I suoi occhi fissarono per qualche secondo un'araba fenice appollaiata su di un albero.

«Ragazza, è il momento di ripartire. La Mecca ci sta aspettando.»

 

 

 

 

Le due donne presero la panchina e la riposizionarono al suo posto d’origine.

 

 

 

 

«Khadija, la panchina ora si trova nello stesso punto di prima. 

Nonostante ciò, lei non è più la stessa.

Qualcosa è cambiato in lei. 

Ha vissuto un’esperienza. Un’esperienza che le ha cambiato il modo di vedere le cose.

Ora, è il momento di partire.»

 

 

 

 

Khadija, grazie a quelle parole, partì.

 

 

 

 

 

 

Conclusione 

Khadija, grazie all’incontro con Donna Haifa, vede ora la sensazione di incertezza sotto un’altra luce.

Per riuscirci, Khadija ha percorso quattro step.

  1. Prima di tutto ha identificato la frase che rappresentava per lei la sua vecchia sensazione di incertezza.
  2. Poi, ha compreso le sensazioni che quella sua vecchia frase le trasmetteva.
  3. In seguito, ha modificato la sua frase rendendola più funzionale e assicurandosi di non trasformarla in modo esagerato.
  4. Infine, ha accolto le sensazioni che la sua nuova frase le trasmetterà da adesso in poi.

 

 

 

 

 

Ora, a Khadija, non le rimarrà che fare una semplice azione: nel caso in cui dovesse rivivere la sensazione di incertezza - cosa che potrebbe non accadere mai più - le basterà leggere la sua nuova frase e percepire le stesse sensazioni positive che ha provato poco fa.

 

 

 

 

Khadira, ora, sta meglio.

 

 

 

 

Congratulazioni per aver terminato questo episodio.

Se ti va, condividi ora questo episodio con le 3 persone che sai già ne avranno beneficiato.

In questo modo avrai aiutato altre persone come te a esaltare la propria unicità.

Tutto questo per ridonare dignità all'essere umano.

 

Grazie, e a presto.

Moonly Editorial Team

 

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