Patricio, il giovane messicano.

 

Patricio, un giovane designer messicano si trova in un momento difficile della sua carriera.

La vena creativa che lo ha da sempre caratterizzato, nell’ultimo periodo sembra scomparsa.

Una sera però, parte per un viaggio.

Un viaggio verso un luogo enigmatico.

Un viaggio che lo avrà portato ad incontrare tre splendide Dee.


La vena creativa di Patricio, tornerà a brillare.

Immergiamoci ora nella sua storia.

 


 

 

 

 





 

 

Patricio, il giovane messicano.

Patricio è un giovane designer messicano che lavora per una nota azienda tecnologica a Guadalajara, una città situata nella parte occidentale del Messico.





Patricio, fin dalla tenera età ha sempre avuto una grande passione per l’arte e per tutto ciò che ruotava attorno al mondo degli Dèi.

 

 


Amava trascorrere i pomeriggi immergendosi nelle storie del popolo atzeco, babilonese ed egiziano.

Ciò che però lo ha da sempre incuriosito non era il popolo che caratterizzava quei posti.

Ciò che veramente non lo faceva dormire la notte erano le alte piramidi che si ergevano in quei luoghi.



 



Per Patricio la piramide era qualcosa di più di ciò che gli veniva semplicemente raccontato a scuola.

Patricio vedeva oltre, ciò che gli altri vedevano.

Questa sua visione, lo ha sempre portato ad esplorare luoghi che lo facessero sentire in contatto con l’arte e con gli Dèi dell’epoca.




 

Così, dopo aver frequentato la CUAAD - l’Università di arte, architettura e design, a pochi chilometri da casa sua -  trovò lavoro in un’azienda tecnologica famosa in tutto il messico.





 

L’azienda era nata da pochi anni e si trovava in un momento di forte espansione.

Le responsabilità di Patricio furono fin da subito molto importanti, tanto che inizialmente si trovò spiazzato.


 


Le sue attività spaziavano dalla realizzazione del design di una nuova applicazione, al rifacimento della grafica di un software ormai datato, all’ipotizzare nuove idee per migliorare l’esperienza cliente del loro sito web.





Insomma, Patricio si ritrovò ben presto immerso nel proprio lavoro, che però, sentiva non stava dando i suoi frutti.

La vena creativa che era riuscito a esprimere nei suoi primi anni di vita e all’Università, sembrava aver preso il posto a una corsa frenetica senza fine.

Patricio sentiva di non avere più quel tempo libero che normalmente gli permetteva di dare vita al suo genio creativo.






Si sentiva svogliato, demotivato e triste.

Una sera però, accadde qualcosa.

Patricio, per staccare la spina dal lavoro, era abituato a concludere la giornata leggendo qualche pagina di un romanzo.

 

 



 

Quella sera però, nostalgico dei libri sulla storia degli antichi egiziani che leggeva da bambino, decise di prendere dalla sua piccola libreria un libro che lo aveva accompagnato durante tutta l’infanzia.


 




Era un libro illustrativo.

Un libro contenente le foto e le leggende delle più belle piramidi al mondo.

Per ogni piramide vi erano delle foto e una breve leggenda.





 

Iniziò così a sfogliarlo, finché ad un certo punto si soffermò su una pagina.


 



 

Raffigurate su quella pagina, vi erano una serie di piramidi.

Piramidi che però non si trovano in Egitto.

E nemmeno in Babilonia.

Le piramidi raffigurate su quella pagina si trovavano in Messico, a poche ore di distanza da casa sua.






 

Per anni aveva letto quel libro senza accorgersi che fra le più importanti piramidi al mondo non vi erano solamente quelle egizie.

Fra le tante vi era una piramide famosa in tutto il pianeta per il fatto di trovarsi in un luogo mistico, enigmatico.

La piramide si chiamava Piramide del Sole, e si trovava a Teotihuacan, in quella che veniva chiamata “Città degli dèi e degli enigmi insoluti”.

 

 

 

 

Patricio, sorpreso di quella scoperta iniziò la lettura della leggenda associata alla Piramide del Sole.






Ad un certo punto, mentre era immerso nella lettura lesse queste parole.

“Il nome “Piramide del Sole” venne dato dagli antichi Atzechi per ricordare i raggi del sole che la colpiscono nel primo giorno del mese.

Il primo giorno di ogni mese infatti, il Sole messicano scaglia tre dei suoi splendidi raggi in cima alla piramide, dando vita a tre Dee.

Il nome di queste tre Dee inizia con la lettera R.

Le Dee possono essere incontrate solamente dalla persona che arriva per prima in cima alla Piramide del Sole, nel primo giorno del mese.

Il loro scopo è quello di riportare alla luce il genio della creativo della prima persona che sarà andata a trovarle.”


 

 

 

 

Patricio, staccò immediatamente gli occhi dal libro e guardò il calendario posizionato sul comodino vicino al letto.

Il calendario segnava il giorno 31 settembre.






 

Per qualche secondo Patricio rimase fermo a fissare la data.





 

In quei pochi attimi iniziò a pensare alle sue difficoltà attuali nell'esprimere la sua innata vena creativa.

Si ricordò della creatività che lo aveva caratterizzato nei primi vent’anni di vita.

Allo stesso tempo iniziò a pensare alle difficoltà che stava avendo in quel periodo nel potersi esprimere al lavoro.


 

 


Dopo alcuni secondi i suoi occhi si scollarono dal calendario e si diressero un po’ più a destra.

Lì, a pochi centimetri dal comodino, vi era uno zaino.



 



Uno zaino che lo aveva accompagnato in molti dei suoi viaggi fra le montagne messicane.

In quel preciso momento, capì che era giunto il momento di partire.



 


L’orologio segnava le ore 22:00.


 



«Parto ora!» disse ad alta voce il ragazzo.


 



 

«Se parto adesso arriverò a Teotihuacan all’alba di domani.

In questo modo i raggi che colpiranno la Piramide del Sole daranno vita a tre Dee, e io sarò il primo a ricevere i loro consigli».


 

 


Patricio preparò velocemente lo zaino, lo caricò in macchina e partì in direzione Teotihuacan.

Durante tutto il viaggio, Patricio pensò e ripensò alla leggenda che aveva letto e alla pazzia che stava compiendo nel viaggiare di notte verso una piramide a lui sconosciuta.


 



 

Nonostante questa sua pazzia, Patricio si rese conto che stava facendo la cosa giusta.






La sua creatività si era oscurata drasticamente negli ultimi mesi e doveva capire come poterla far brillare nuovamente.

Non voleva passare una vita a lavorare senza far risplendere la sua vera vena creativa.

Doveva capire come fare.

E quella era la cosa giusta da fare.







Così, immerso nei suoi pensieri, Patricio arrivò ben presto a Teotihuacan.

L’orologio che portava al posto segnava le ore sei in punto.

 

 


Il giorno stava pian piano prendendo il posto alla fitta notte che aveva accompagnato Patricio durante tutto il viaggio.

Davanti a lui però, non vi era alcuna piramide.

Il ragazzo parcheggiò la sua macchina in un luogo protetto, e a qualche decina di metri vide un’altra auto.






Patricio uscì dalla macchina, e immediatamente vide un uomo uscire anch’esso dalla sua vettura.




 

Era un uomo alto e ben messo.

Un uomo che avrebbe potuto avere una cinquantina d’anni.

L’uomo si avvicinò al ragazzo con passo felpato e non appena si trovò a qualche metro da lui gli disse: «Buongiorno ragazzo, cosa ti porta qui a quest’ora?»





«Buongiorno buon uomo» rispose il ragazzo «sono alla ricerca della Piramide del Sole. Saprebbe aiutarmi?»





«Ragazzo, per quale strano motivo vorresti dirigerti verso la tanto temuta Piramide del Sole?» chiese l’uomo.

 

 

 

«Ho letto una leggenda al suo riguardo e avrei il desiderio di salirci proprio oggi» rispose il ragazzo.





«Ascolta ragazzo» ribatté subito l’uomo «la Piramide del Sole è un luogo enigmatico ed è molto meglio starci alla larga.

Molte persone ci hanno lasciato le penne in quel luogo. 

Te lo sconsiglio vivamente. 

Torna a casa che è meglio».


 



L’uomo non finì nemmeno il discorso che immediatamente voltò le spalle al ragazzo e si diresse nuovamente verso la sua auto.





Patricio, deluso e sconfortato dalle parole dell’uomo, salì in macchina e iniziò a pensare.

«E se l’uomo avesse ragione?»

«E se dovesse accadermi qualcosa?»


 



 

Patricio rimase in macchina per qualche minuto finché ad un certo punto non vide l’auto dell’uomo accendersi.

«Dove starà andando?» si chiese il ragazzo.






Così, incuriosito di dove potesse andare quell’uomo a quell’ora decise di seguirlo a debita distanza.





 

L’uomo imboccò una strana via.

Una via circondata da alti alberi, sia a destra che a sinistra.


 




 

La via sembrava non terminare mai.

A Patricio sembrò di essere immerso in un’infinita galleria di alberi.





 

Patricio era meravigliato, e allo stesso tempo preoccupato per dove si stesse dirigendo quello strano uomo.

A un certo punto, in lontananza, vide gli ultimi alberi che accompagnavano quella strada.


 



 

 

Superò gli ultimi alberi e davanti a lui vide ciò che non si sarebbe mai aspettato.


 



 

Un enorme piramide si ergeva davanti a lui.

Sì, era proprio lei: la Piramide del Sole.






Patricio rimase incredulo per alcuni minuti.

Non credeva ai suoi occhi vedendo quella bellezza davanti a lui.



 


Dopo i primi minuti di stupore però, Patricio iniziò a porsi qualche domanda.

«Per quale motivo quell’uomo è venuto sin qui a quest’ora? 

Perché mi ha consigliato di starmene alla larga da questa piramide nonostante lui ora si trovi a qualche centinaio di metri da me? 

E se lo avesse fatto appositamente per essere la prima persona ad arrivare in cima alla Piramide e incontrare le tre Dee?



 

 

 

Non finì per porsi l’ultima domanda che davanti a lui vide l’uomo uscire dalla macchina e correre a più non posso verso i primi scalini della Piramide.


 



 

«No, non è possibile!» esclamò ad alta voce il ragazzo.

«Non posso credere che mi abbia ingannato in questo modo!»


 

 


Così, preso dalla rabbia, Patricio uscì dalla macchina e si preparò per raggiungere e superare l’uomo.

Prima di partire però, si ricordò di una frase che aveva letto nel libro illustrativo.

La frase diceva: “La salita verso la cima della piramide non va presa sottogamba. I suoi 243 scalini potrebbero tagliare le gambe anche alle persone più allenate.”






Così, vedendo l’uomo che era partito a una velocità folle, Patricio decise di affrontare la salita a un andatura un po’ meno veloce, ma costante.

Si allacciò le scarpe e partì.


 



 

Il Sole stava per sorgere e i suoi raggi avrebbero colpito la cima della Piramide da lì a pochi minuti.

Patricio mantenne un'andatura costante per tutti i primi 100 scalini, ma purtroppo l’uomo sembrava non cedere.


 




Ad un certo punto però, l’uomo, che fino a quel momento sembrava non aver accusato minimamente la fatica, iniziò a calare il suo ritmo.

Il ritmo cala.

Cala.

Cala sempre di più.

Finché allo scalino numero 200 l’uomo cadde a terra esausto.



 

 

Non passarono nemmeno trenta secondi che Patricio, con la sua andatura costante, superò l’uomo e si diresse in solitaria verso la cima della Piramide.


 




Finalmente, dopo 243 scalini e un’ottima strategia di ascesa, i piedi di Patricio toccarono la punta più alta della piramide.

Finalmente, si trovava in cima alla famosa Piramide del Sole.






Soddisfatto per essere giunto in cima alla piramide si guardò attorno, ma non vide nulla se non qualche pietra.

Delle tre Dee non vi era traccia.





Proprio in quel momento però, il Sole che era stato coperto da una morbida nuvola bianca, lanciò tre dei suoi meravigliosi raggi sulla cima della piramide.





E come per magia, i tre raggi diedero vita a tre splendide Dee.

Tre Dee che ora, si trovavano esattamente davanti al ragazzo.


 

 

 

Patricio non poteva crederci.

Ciò che raccontava la leggenda era realtà.

Ancora abbagliato dai raggi del sole e dalle tre splendide Dee, non perse tempo e con non poco timore si diresse verso la prima Dea che si trovava alla sua sinistra.





 

«Buongiorno» disse il ragazzo senza conoscere il nome della Dea.





 

«Buongiorno ragazzo» rispose la Dea «qual è il tuo nome?»





 

«Il mio nome è Patricio» rispose un po’ intimorito il ragazzo.


 




 

«Piacere di conoscerti Patricio, il mio nome è Raquel e sono qui per aiutarti».





 

«Ne sono lusingato Dea Raquel. In che modo mi potrà aiutare?»


 

 

 

«Se ti trovi qui in questo momento» proseguì la Dea «significa che senti il desiderio di capire come coltivare il tuo genio creativo. 

Ciò che faremo io e le altre due Dee, sarà offrirti tre segreti per stimolare maggiormente la parte destra del tuo cervello».






«Per quale motivo dovrei sviluppare maggiormente una parte del cervello rispetto all’altra?» chiese il ragazzo.

 

 

 

 

«Il motivo è molto semplice, Patricio» rispose la Dea.

La parte sinistra del tuo cervello, molto probabilmente, è già abbastanza sviluppata.

Se ti trovi qui è perché la parte destra ha bisogno di essere stimolata maggiormente.

La parte destra è la parte deputata alla tua creatività».





Il ragazzo fece cenno con la testa di aver capito e fece proseguire la Dea.

«Ora, io e le altre due Dee ti offriremo tre segreti» proseguì la Dea.

Tre segreti che partiranno con le stesse iniziali dei nostri nomi.

Il segreto che io personalmente voglio trasmetterti, caro Patricio, è il segreto del Riordino».



 

 

«Cosa intende con la parola Riordino, Dea Raquel?» la interruppe incuriosito il ragazzo.


 

 

 

 

«Ti faccio subito una domanda» replicò la Dea.

«Preferisci abitare in una casa ordinata o in una casa disordinata?»


 




«Preferirei di gran lunga vivere in una casa ordinata» rispose il ragazzo.


 

 



«Bene» proseguì la Dea «come la maggior parte delle persone preferirebbe avere una casa sempre ben ordinata, allo stesso modo il tuo cervello funzionerà meglio se verrà mantenuto continuamente in ordine. 

Le mille attività che fai durante la giornata ti portano inevitabilmente a creare un po’ di confusione nel tuo cervello, portando di conseguenza del caos al suo interno.


 

 



Anche se a volte il disordine presente in casa potrebbe innescare la tua creatività, questo non vale se la confusione si trova nel tuo cervello.

O meglio: dalla confusione può naturalmente nascere creatività, ma per farla nascere c’è prima bisogno di fare ordine fra tutto il caos che vige nella tua testa».






«Sì, ora capisco» rispose il ragazzo.

«In ques’ultimo periodo infatti sono accadute tante cose nella mia vita. Il nuovo lavoro, il trasferimento in un nuovo appartamento, le nuove relazioni che si sono create.

Questo mi ha portato a spegnere la mia creatività.

Credo proprio che inizierò a fare più ordine.

Mi potrebbe aiutare, Dea Raquel?»






«Certo che sì Patricio» rispose la Dea.

«Ti sarà già successo di arrivare a metà giornata o al termine di essa, e di avere la testa piena zeppa di pensieri.

Bene, un modo per riordinare la tua mente è semplicemente quello di prendere il tuo diario personale e trascrivere tutto ciò a cui starai pensando in quel momento».


 




«Tutto tutto?» chiese il ragazzo.

 



 

«Sì, tutto tutto» rispose la Dea.

«Molto probabilmente hai molti pensieri o molte scadenze da rispettare. 

Bene, non farai altro che trascrivere tutto ciò che ti viene in mente e organizzare in modo lineare i tuoi pensieri. 

Il fatto di trascrivere nero su bianco i tuoi pensieri ti permetterà prima di tutto di notarli con i tuoi occhi, e successivamente ti aiuterà a vederli in modo più limpido e organizzato. 


 



Il modo in cui li andrai a riorganizzare sul tuo diario sarà il nuovo modo in cui la tua mente tenderà a immagazzinarli.

Alcuni di questi pensieri potresti cancellarli, altri invece li andrai semplicemente a ordinare.

Ecco che con una mente più libera e organizzata potrai far funzionare meglio il tuo cervello, specialmente il suo emisfero destro».


 


«Farò come mi ha consigliato» rispose il ragazzo.

«Mi prenderò del tempo per riordinare costantemente i miei pensieri.

C’è qualcos’altro che devo fare?» chiese il ragazzo.


 





«Nient’altro. Solo riordinare» rispose la Dea.



 



Patricio non fece in tempo a ringraziarla che quasi per magia la Dea Raquel scomparve dal nulla.

Davanti a lui, ora, vi erano solamente due Dee.

 



 

 

Patricio si incamminò così verso la seconda Dea, che immediatamente si presentò.

«Ciao Patricio, il mio nome è Rebeca.»





 

«Buongiorno Dea Rebeca» rispose il ragazzo un po’ emozionato.

«La Dea Raquel mi ha offerto il primo segreto per coltivare la mia creatività.

Ha anche lei un segreto per me?»


 


«Assolutamente sì, ragazzo. 

Anche il mio consiglio inizia con la lettera R, e anch’esso ha l’obiettivo di sviluppare la parte destra del tuo cervello.»






«Fantastico!» rispose il ragazzo «sono tutt’orecchi.»


 




«Il segreto che voglio offrirti» proseguì la Dea «è il segreto del Riposo.»


 




«Cosa centra il riposo con la mia creatività?» chiese stranito il ragazzo.


 

 


«Vedi ragazzo» rispose la Dea «si crede spesso che il sonno sia una perdita di tempo. 

Leggiamo di grandi uomini e donne della storia che dormivano poche ore a notte, e crediamo che quella sia la soluzione al successo. 

La realtà è che anche i grandi eroi e le grandi eroine della storia dormivano a lungo.



 


Essi infatti dedicavano solamente alcuni periodi della loro vita a dormire poche ore. 

Questi periodi combaciavano con le finestre temporali nelle quali dovevano essere estremamente produttivi e dovevano lavorare sodo. 

Ciò che però dimentichiamo, è che prima di tali periodi di produttività essi rimanevano ore e ore a dormire per far germogliare la loro vena creativa.»






«Davvero?» chiese il ragazzo.


 



«Sì Patricio, davvero.» rispose la Dea.

Vi sono prove che Leonardo Da Vinci e Albert Einstein dormivano poche ore a notte solo in alcuni periodi. 

Questi periodi, molto probabilmente, venivano dopo aver passato del tempo a dormire e riposarsi per far nascere nuove idee.



 



Lo stesso Steve Jobs lavorava sodo giorno e notte. 

Ricordiamoci però che il suo periodo di massima creatività è avvenuto in India, quando ha staccato la spina dalla frenesia e ha passato gran parte del suo tempo a dormire e rilassarsi. 

Quindi» continuò la Dea «se il tuo obiettivo in questo momento è rafforzare il cervello per stimolare la creatività, ricordati che il riposo è un’arma vincente.»

 




«È per questo motivo che i bambini sono così creativi?» chiese Patricio.






«Esattamente!» rispose la Dea.

«Essi, dormendo oltre 8 ore al giorno stimolano maggiormente l’emisfero destro del cervello.

Di conseguenza sono molto più creativi degli adulti.

Ricordati inoltre che durante il sonno il cervello continua a funzionare. 

Esso, mentre dormiamo, ha l’obiettivo di riorganizzare il tutto. 

Se lo interrompiamo durante la riorganizzazione rischiamo di mantenere il caos al suo interno».


 


Le parole della Dea si interruppero, e anch’essa, da un momento all’altro scomparve, lasciando Patricio da solo con la terza Dea.



 

 

 

 

«Patricio, siamo rimasti solo io e te» esclamò la Dea.





 

«Buongiorno Dea» disse il ragazzo che nel frattempo iniziava a sentirsi a proprio agio.

 




«Ciao Ragazzo» rispose la Dea «il mio nome è Reyna e sono felice di poterti dare il terzo e ultimo segreto che ti avrà permesso di coltivare la tua creatività.»

 



«Sono curioso» rispose il ragazzo.





«Il segreto che voglio offrirti inizia anch’esso con la lettera R, e si basa sul concetto di Rilassamento.»


 




«Dovrò nuovamente dormire, Dea Reyna?» chiese stranito il ragazzo.






«No, non preoccuparti. Il segreto che ti ha offerto la Dea Rebeca poco fa, si basava sul sonno e sul riposo.

Il mio segreto invece, è quello di aggiungere delle pause di relax nelle tue giornate.»


 





«Quindi non dovrò dormire? Dovrò solamente rilassarmi?» chiese il ragazzo.





 

«Esattamente» rispose la Dea.

Ti è mai successo di avere un’idea particolare proprio nei momenti di totale rilassamento?

Magari scherzando fra amici, oppure durante una passeggiata o semplicemente sdraiato nel giardino di casa tua?» chiese la Dea.






«Sì Dea Reyna, la maggior parte delle idee sono sorte proprio in quei momenti.» rispose Patricio.


 

 


«Bene ragazzo, sappi che è proprio questo il motivo per il quale la tua vena creativa sembra scomparsa.

Non prendendoti dei momenti per rilassarti non stai permettendo al tuo cervello di creare.»





«Quindi, cosa mi consiglia di fare?» chiese il ragazzo alla Dea.

 

 


«Un ottimo modo per rilassarsi» proseguì la Dea «è sicuramente quello di praticare della camminata lenta. 

I grandi innovatori della storia ci raccontano come le loro camminate siano state fonte di ispirazione per loro.

Queste camminate, se svolte ancor meglio in mezzo alla natura, fungono da meditazione attiva. 


 




Infatti, il fatto di mantenere lo stesso identico ritmo durante la camminata ci immette in un flusso meditativo nel quale diamo maggior spazio all’emisfero destro del nostro cervello.

La natura inoltre, con i suoi colori, i suoi profumi e i suoi suoni va proprio a toccare le nostre emozioni più profonde.

Questo, fa di conseguenza innescare un vero e proprio allenamento all’emisfero destro del cervello. 





 

«Wow, ma è magnifico!» la interruppe il ragazzo che nel frattempo aveva portato alla mente un periodo della sua vita nel quale era stato a stretto contatto con la natura.

 



«Sì, è magnifico ragazzo!» rispose la Dea.

“Se vuoi sperimentare la camminata come stimolo per il tuo cervello» continuò la Dea «ti basterà camminare in modo molto lento e rilassante.»




«Esiste per caso un metodo esatto che possa utilizzare per ottimizzare la mia camminata?» chiese il ragazzo incuriosito.


 




«Sì, certo» rispose la Dea.

Inizialmente dovrai concentrarti sul tuo modo di appoggiare il piede a terra. 

Dovrai percepire come il tallone toccherà il terreno prima della punta.

Dovrai poi percepire se ad appoggiarsi al terreno sarà prima il lato destro o il lato sinistro dei tuoi piedi.

Durante i primi minuti della camminata cercherai di percepire tutto il tuo corpo, come se stessi facendo una sorta di scansione corporea. 



 


Ascolterai i suoni che normalmente non faresti attenzione ad ascoltare.

Annuserai i profumi che normalmente non faresti attenzione ad annusare.

Guarderai le cose che normalmente non faresti attenzione a vedere.

E infine, sentirai le sensazioni e le emozioni che normalmente non faresti attenzione a vivere.


 


Una volta fatto ciò, ti lascerai semplicemente trasportare dalla camminata, senza forzarti nell’avere nuove idee.

Le idee nasceranno dal momento in cui darai massima libertà al tuo cervello.»


 

 


«Non vedo l’ora di sperimentare tutto ciò» rispose il ragazzo che già si stava immaginando di trovarsi in mezzo alla natura.





«Sì sperimentala, sperimentala» rispose la Dea.

«È tutta una questione di sperimentazione.

Sperimenta, sperimenta ragazzo.

Sperimentando, sperimenterai».


 

 


La Dea Reyna interruppe il suo discorso, e in men che non si dica scomparve anch’essa dal nulla.

Patricio rimase in cima alla Piramide da solo.


 




 

Il sole alto nel cielo venne per un attimo coperto da una nuvola di un colore rosaceo.

Un bigliettino cadde dal cielo a pochi centimetri dalle sue scarpe.

Patricio si chinò, lo raccolse, e lo lesse.


 

 


“Riordinare, riposare, rilassarsi: le idee non vanno chiamate, le idee vanno attratte.”






Leggendo quella frase, Patricio, capì.







 

 

Conclusione

In questo episodio abbiamo scoperto la storia di Patricio e il suo viaggio verso la Piramide del Sole.

Patricio, grazie ai segreti offerti dalle tre Dee, ora sa come coltivare al meglio la sua creatività.

Grazie al primo segreto ha capito che è necessario riordinare continuamente la propria vita e il proprio cervello.





 

Grazie al secondo segreto si è reso conto che il sonno non è una perdita di tempo, ma anzi è un vero e proprio allenamento per la parte destra del proprio cervello.



 


Infine, grazie al terzo consiglio ha compreso che la sua vera creatività sorgerà solamente se si prenderà delle parentesi di tempo per potersi rilassare.


 




Ora, anche noi, come Patricio, potremo coltivare la nostra creatività partendo dai tre segreti delle Dee Raquel, Rebeca e Reyna.

Ci basterà riordinare settimanalmente le nostre idee, riposare qualche minuto in più al giorno e fissarci delle vere e proprie pause di rilassamento.






Tutto ciò, ci avrà aiutato a stimolare il genio creativo che è vivo in noi.

Sì, in tutti noi.





 

Io e te, compresi.

 

 

 

   

Congratulazioni per aver terminato questo episodio.

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