Pierre, il giovane parigino.

 

Pierre, un giovane ragazzo parigino, si ritrova a vivere un periodo di forte stress lavorativo.

Fortunatamente, un giorno, fa visita alla famosa cattedrale di Notre-Dame.

Cosa accadrà all’interno del luogo sacro parigino?

Quali saranno le scoperte che farà il giovane Pierre?

E soprattutto, riuscirà a capire come gestire al meglio il suo stress?

Scopriamolo ora, immergendoci nella sua storia.

 




 

 

 

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Pierre, il giovane ragazzo parigino. 

Pierre è un giovane ragazzo parigino che vive ormai da dieci anni nella capitale della Francia, Parigi.

 



 

 

Entrato a far a parte da qualche anno di un’importante azienda di telecomunicazioni, Pierre lavora ora nell’area vendite.


 

 

 

Dopo qualche mese di climatizzazione all’interno dell’azienda, Pierre si rende conto che il lavoro del venditore presenta una serie di sfide non facili da affrontare.

Nonostante le soddisfazioni siano molte, c’è qualcosa che Pierre fa difficoltà a gestire: lo stress.

 

 

 


Le attività da svolgere sono molte. I clienti che si dimostrano inizialmente interessati, tendono a non farsi più sentire. E i colleghi sembrano fare a lotta fra chi riesce a chiudere più contratti.

Insomma, Pierre inizia a vivere un periodo molto delicato. 

 

 

 

 

Una sera, mentre stava per entrare in casa al termine di una lunga giornata lavorativa, trovò un volantino infilato nella cassetta della posta.

 

 

 

 

Lo prese, e lo lesse.

"Questa sera, la cattedrale di Notre-Dame, suonerà i suoi tre famosi organi."

 

 

 

 

Pierre, innamorato da sempre della musica classica, non ci pensò due volte.

Entrò in casa, mangiò un boccone al volo, e si diresse verso l’immensa cattedrale.

«Chissà quanta gente vi sarà questa sera!» esclamò mentre si trovava già in viaggio verso il luogo sacro.

 

 

 

 

Dopo una ventina di minuti arrivò a destinazione.

Il portone della cattedrale si trovava davanti a lui.

 

 

 

 

Varcò l'ingresso.

Fece un primo passo, e immediatamente, il portone alle sue spalle si socchiuse.

Tutto era buio. 

 

 

 

 

Il freddo parigino era entrato anche all’interno della cattedrale.

Pierre guardò l’orologio che portava al polso. 

Erano le 20:00 in punto.

 

 

 

 

«Dov’è tutta la gente?» si chiese.

 

 

 

 

Proprio in quel momento, da in fondo alla cattedrale sentì un suono.

Un organo aveva iniziato dolcemente a suonare le prime note.

 

 

 

 

Il ragazzo, un po’ intimorito, si avvicinò un passo alla volta verso uno dei tre organi della cattedrale.

«Sì, credo che il suono provenga da lì.» sussurrò il ragazzo.


 

 


Il timore iniziò ad aumentare.

Decise così di aggirare l’organo e di scoprire chi lo stava suonando con tanta maestria.

Ad un certo punto, quando si trovò a qualche metro dall’organo, vide un piccolo uomo di spalle che premeva con delicatezza i tasti dello strumento.

Vicino a lui, vi era uno specchio.

«Signore, posso disturbarla?» sussurrò il ragazzo.

 

 

 

 

L’organo continuò a suonare.

Il ragazzo allora alzò la voce: «Signore! Signore! Mi sente?»

 

 

 

 

Tutto d’un tratto l’organo smise di produrre suoni.

Un piccolo uomo si voltò.

Era uno gnomo.

 



 

«Buonasera ragazzo. Posso aiutarti?»

 



 

«A dirle la verità non saprei, signore. Ho trovato questo volantino nella mia cassetta della posta.»


 

 

 

«Ah, bene. Sei tu quindi la persona prescelta per questa serata!» 

 

 

 

 

«Prescelta?»

 



 

«Sì, prescelta. Quel volantino viene inviato una volta al mese a una sola persona in tutta Parigi. Sei una persona prescelta, caro ragazzo.»

 

 

 

 

«Prescelta per fare cosa?» chiese il ragazzo incuriosito.

 



 

«Prescelta per migliorare la propria qualità di vita. 

Ma dimmi un po’: che nome hanno voluto offrirti i tuoi genitori?»

 



 

«Il mio nome è Pierre, signore. Lei come si chiama?

 



 

«Io, caro Pierre, non ho un nome. Il mio unico obiettivo su questo pianeta è quello di aiutare giovani come te a ritrovare il proprio benessere interiore. 

 

 

 


Nonostante non abbia un nome, posso dirti che sono lo Gnomo Specchio.»

 

 

 

 

«E per quale motivo si trova nella cattedrale a suonare l’organo?» chiese sempre più incuriosito il ragazzo.

 



 

«Suono per chiamare a me il giovane prescelto. 

Ora sei qui. Non ha più senso che io suoni. 

Ma ora veniamo a noi: sbaglio o c’è qualcosa nella tua vita che dovrebbe essere migliorato?»

 



 

Il ragazzo rifletté per qualche istante.

«Non sbaglia, signore. Nell’ultimo periodo sono entrato in un vortice di stress che mi sta letteralmente divorando. 

Il lavoro è molto intenso e il mio benessere sta pian piano scemando.»

 



 

 

«Non preoccuparti ragazzo. Ora capiamo cosa fare.

Lo vedi questo specchio?» chiese lo gnomo.

 

 

 

 

 

«Sì, l’avevo già notato prima.»

 



 

«Ottimo. Guardalo bene. Cosa vedi?»

 



 

«Signore, vedo me stesso. È ovvio!»


 

 


«Non tutto ciò che è ovvio, è scontato, caro ragazzo. 

Ora dimmi: ce l’hai uno specchio a casa?»

 



 

«Sì, certo.»

 



 

«Bene, lo specchio che hai a casa ti potrà aiutare a ridurre i tuoi livello di stress. 

Forse non lo sai, ma lo specchio è un grande alleato per il tuo benessere.»

 



 

«Ah sì? E in che modo mi potrà aiutare?»

 



 

«Ragazzo, cosa fai solitamente davanti allo specchio?»

 

 

 

 

«Faccio quello che fanno tutti. Mi lavo i denti, mi lavo il viso. Niente di più.»

 

 

 

 

«Niente di più, tu dici. C’è sempre qualcosa che può essere fatto in più. 

Dimmi un po’: saresti disposto a investire dieci minuti del tuo tempo giornaliero per ridurre i tuoi livelli di stress?»

 



 

«Dieci minuti al giorno? Sì, se mi assicura che questi dieci minuti avranno ridotto i miei livelli di stress. Certo che sì.»

 



 

«Bene, allora lascia che ti dia un esercizio da svolgere nei prossimi trenta giorni. 

Da domani, per i prossimi trenta giorni, ti prenderai dieci minuti al giorno per svolgere un esercizio davanti allo specchio. 

 



 

Prima di raccontarti l’esercizio però, vorrei porti una domanda: quando credi potrai ricavare dieci minuti della tua giornata per rimanere davanti allo specchio?


 

 


«Bè, calcolando che lavoro tutto il giorno, potrei farlo alla mattina prima di iniziare a lavorare. O alla sera dopo cena.»

 



 

«D’accordo ragazzo. Secondo la tua routine, credi sia più funzionale prenderti dieci minuti alla mattina, oppure alla sera?

 



 

«Devo ammettere signore che la mattina sto volentieri a letto. 

Meglio se mi prendo dieci minuti dopo cena. Potrei prendermi dieci minuti subito dopo essermi lavato i denti.»

 



 

«Ottima scelta ragazzo. Dopo esserti lavato i denti credo sia il momento migliore. 

Lo sai perché?»

 



 

«No signore, non saprei.»

 

 

 

 

«Il motivo è semplice: il lavarti i denti è già un’abitudine consolidata nella tua vita. Dico bene?»

 



 

«Sì, ormai è un’abitudine da anni.»

 



 

«Proprio così. L’esercizio che ti sto per offrire si aggancerà ai pochi minuti che stai già investendo nel lavarti i denti. 

Ciò significa che se normalmente impieghi cinque minuti per lavarti i denti, d’ora in poi il tempo che trascorrerai davanti allo specchio sarà semplicemente di quindici minuti. Cinque minuti per lavarti i denti, e dieci minuti per il tuo benessere mentale. 

Ci stai?»

 



 

«Sì signore, ci sto. Cosa dovrei fare in quei dieci minuti?»

 



 

«Te lo spiego subito. Mi hai detto di sentirti spesso stressato, dico bene?»

 

 

 

 

«Sì signore, mi sento spesso sotto stress.»

 



 

«Bene, non c’è miglior modo per abbattere lo stress se non quello di parlarne con qualcuno.

Il dialogo è uno dei migliori modi per esternare ciò che abbiamo nel nostro interno. 

 

 

 

 

Spesso ci sentiamo stressati perché tratteniamo le nostre emozioni.

Trattenendole, permettiamo allo stress di rimanere dentro di noi.»


 

 

 

«D’accordo signore. Ma cosa centra lo specchio?»

 



 

«Lo specchio sarà il tuo interlocutore, caro Pierre. 

In quei dieci minuti non dovrai fare altro che dialogare con te stesso guardandoti allo specchio.

 



 

Racconterai a te stesso i tuoi pensieri, le tue problematiche che stai vivendo al lavoro, le attività che ti recano stress.

Racconterai inoltre le emozioni e le sensazioni che hai provato durante la giornata, e che provi in quel preciso momento.

 



 

Vorrai sfogarti? Potrai farlo.

Vorrai urlare? Potrai farlo.

Vorrai piangere? Potrai farlo.

Vorrai ridere? Potrai farlo.

Vorrai lasciarti andare? Potrai farlo.


 

 


Il tuo specchio ti ascolterà. E ti comprenderà.

 



 

Il tuo specchio diventerà la tua valvola di sfogo.»

 

 

 

 

Pierre rimase in silenzio per qualche secondo.

«Non avrei mai pensato che uno specchio potesse essermi utile per ridurre lo stress.» esclamò il ragazzo.

 



 

«Sì, caro Pierre. Lo specchio ti avrà aiutato. 

Mi raccomando però: dovrai svolgere questo esercizio ogni giorno per trenta giorni.

Una volta terminati i trenta giorni, oltre a sentirti meglio, trarrai le somme.»

 



 

Lo gnomo interruppe il suo discorso e voltò le spalle al ragazzo, rivolgendo nuovamente gli occhi ai tasti dell’organo.

«Signore, e ora?»

 



 

«Il mio turno è concluso caro ragazzo. 

Ricordati: ti servirà solamente uno specchio, e la tua costanza.»

 



 

Le parole dello Gnomo Specchio si fermarono nuovamente, e tutto d’un tratto un altro organo della cattedrale iniziò a suonare.

«Da dove proviene questo suono?» si chiese il ragazzo.

 



 

Pierre salutò lo Gnomo Specchio, e incuriosito si diresse verso l’organo che aveva iniziato a offrire delle dolci note musicali.

Arrivato ai pressi del secondo organo, vide un altro piccolo uomo girato di spalle.

Pierre, vedendo un foglio caduto sulle fredde piastrelle della cattedrale, si chinò e ne approfittò per pronunciare le sue prime parole: 

«Signore, mi scusi il disturbo. Le è caduto questo foglio.»

 

 

 

 

«Buonasera ragazzo.» rispose l’uomo voltandosi verso Pierre.

 



 

«Ti ringrazio per il foglio. In realtà questa è una lettera. Una lettera speciale.»

 



 

«È anche lei uno gnomo?» chiese il ragazzo.


 

 

 

«Sì. Io sono lo Gnomo Lettera. Tu come ti chiami?»

 



 

«Il mio nome è Pierre.»

 



 

«Bene Pierre, cosa ti porta qui?»

 



 

«In realtà un semplice volantino. Ho appena avuto l’opportunità di conoscere lo Gnomo Specchio.»

 



 

«Interessante. Quindi immagino che tu sia qui per ritrovare il tuo benessere mentale. Dico bene?»


 

 


«Sì, vorrei tanto ridurre lo stress che mi attanaglia al lavoro. 

Lo Gnomo Specchio mi ha offerto un esercizio da svolgere nei prossimi trenta giorni. Lei saprebbe aiutarmi?»

 



 

«Oh, molto volentieri, ragazzo. Ho per te un esercizio molto particolare.»

 



 

«Davvero? Di cosa si tratta?»

 



 

«Lascia che prima di faccia una domanda: hai mai scritto una lettera?»

 



 

«Sì signore. Quando ero piccolo scrivevo delle lettere ai miei nonni francesi che vivevano a Marsiglia.»

 

 

 

 

«Ottimo! Ora ti chiedo: hai mai scritto una lettera a te stesso?»

 

 

 

 

«A me stesso? Scusi signore, che senso ha scrivere una lettera a se stessi?»

 



 

«Tutto ha senso, se è funzionale per il nostro benessere.» rispose lo gnomo.

 



 

«L’esercizio che voglio proporti riguarda proprio la scrittura di una lettera. 

Una lettera speciale. Una lettera che scriverai a te stesso.»

 

 

 

 

«Prosegua signore. Mi ha incuriosito.»

 

 

 

 

«Prima di tutto, caro ragazzo, è necessario che tu ti ritagli trenta minuti alla settimana.

Sei disposto a investire trenta minuti alla settimana per ritrovare il tuo benessere?»

 



 

«Trenta minuti sono tanti, signore.»

 

 

 

 

«Mi piace la tua risposta. Mah dimmi un po’: sono tanti rispetto a cosa?»


 

 


Il ragazzo si mise a pensare.

Dopo poco, rispose allo gnomo: «D’accordo signore. Mi ricaverò trenta minuti alla settimana.

Tutto sommato, non sono poi così tanti trenta minuti alla settimana, per il proprio benessere.»

 



 

«Questa tua risposta mi piace ancor di più. Quando credi potrai prenderti trenta minuti alla settimana?»

 



 

«Potrei prendermeli il sabato.» rispose il ragazzo.

«Il sabato è solitamente la giornata che utilizzo per svolgere le varie faccende di casa, e per andare a fare la spesa.»

 

 

 


«Bene. Potresti addirittura valutare di farti portare la spesa a casa. E di utilizzare i minuti risparmiati proprio per svolgere questo esercizio. Vedi tu.»

 

 

 

 

«Ottima idea! Non ci avevo mai pensato. 

Mah mi dica: cosa dovrò fare in quei trenta minuti?»

 

 

 


«Nei trenta minuti, caro Pierre, dovrai semplicemente scrivere una lettera a te stesso.»

 



 

«D’accordo. Ha dei consigli da darmi in merito?»

 

 

 

 

«Certo che sì! Per prima cosa ti consiglio di scrivere la lettera in un luogo che ti trasmette pace e serenità. 

Puoi scriverla a letto, sul divano, al parco, al lago. Dove preferisci. 

Se vorrai potrai cambiare location ogni settimana. Oppure, puoi dedicare uno spazio della tua casa appositamente per la scrittura della tua lettera settimanale. 

La scelta è tua.

 

 

 

 

«Ok signore. E una volta che avrò deciso il luogo?»


 

 

 

«Una volta che ti sentirai a tuo agio nel luogo da te scelto, ti consiglio di scegliere una canzone che ti trasmetta benessere. Una canzone che ascolterai mentre scriverai la tua lettera personale. 

In alternativa, potrai semplicemente ascoltare il silenzio.»

 



 

«Signore, io adoro la musica classica. Mi fa rilassare. Può andare bene?»

 



 

«Sì, andrà benissimo, ragazzo. Una volta fatto ciò, non dovrai fare altro che scrivere una lettera a te stesso.

Potrai scegliere liberamente se scriverla a mano, se utilizzare il tuo computer o il tuo smartphone. 


 

 

 

Poco importa lo strumento che vorrai utilizzare. L’importante è che non vi sia nulla che possa distrarti.»

 

 

 


«D’accordo signore. Ma dovrà essere una vera e propria lettera?»

 

 



«Sì ragazzo. Dovrà essere una vera e propria lettera. 

Essa dovrà iniziare con i saluti - che farai a te stesso - e dovrà concludersi con un “arrivederci alla prossima settimana” - che anche in questo caso farai a te stesso. Ok?

 

 

 

 

«Ok, ho capito che dovrà includere sia i saluti iniziali che i saluti finali. Ma cosa scriverò all’interno della lettera? Cosa dovrò raccontare?»

 



 

«Ottima domanda. Ciò che racconterai saranno le emozioni, le sensazioni, i pensieri e tutto ciò che ritieni funzionale riguardo la settimana appena trascorsa. 

Non vi è uno schema preciso. Non è un esercizio razionale, questo. 

È un esercizio che vuole permetterti di sfogarti e di lasciarti andare. 

 

 

 

 

È un esercizio molto simile a quello che ti ha offerto lo Gnomo Specchio, con l’unica differenza che in questo caso utilizzerai la scrittura.

La scrittura, caro Pierre, è un’attività fondamentale per il proprio benessere.

 



 

Vedere nero su bianco ciò che la tua mente sta pensando, ti avrà permesso di comprendere maggiormente te stesso.

E una volta che avrai compreso te stesso, comprenderai come ritrovare il tuo benessere.»

 

 

 

 

«Farò come mi ha detto, signore. Posso farle però una domanda?»

 



 

«Sì certo, dimmi pure.»

 



 

«La lettera che andrò a scrivere, potrò rileggerla durante la settimana?»

 



 

«Qui arriva il bello, caro Pierre. Una volta che avrai scritto la lettera, non potrai rileggerla per sette giorni. 

Potrai rileggerla solamente dopo aver scritto la lettera della settimana successiva.»

 

 

 

 

«Ok, mi fido di lei.»

 



 

«Se vuoi fidarti di me, puoi farlo. 

L’importante è che tu ti fidi di te stesso. 

Fidati delle tue emozioni. Fidati dei tuoi pensieri. Fidati delle parole che utilizzerei nelle tue prossime lettere.

Fidati di te stesso, caro Pierre.

 

 

 

 

Ricordati: una lettera alla settimana, per le prossime otto settimane.

Fra otto settimane, quando il tuo livello di benessere sarà aumentato, e il tuo stress si sarà ridotto, potrai trarre le somme.»

 

 

 

 

Lo Gnomo Lettera interruppe il suo discorso.

Voltò le spalle al ragazzo e si mise a leggere la lettera che il ragazzo aveva raccolto poco prima.

«Ora vai ragazzo. Hai tutto ciò che ti serve.»

 



 

«Mah signore...»

 

 

 

 

Il ragazzo non riuscì nemmeno a concludere la frase che un altro organo iniziò a suonare.

«E ora? Chi sarà?» pensò tra sé e sé il ragazzo.

 

 

 

 

Vedendo che lo Gnomo Lettera non rispondeva più alle sue domande, Pierre si diresse verso il terzo organo dell’immensa cattedrale.

Dopo poco, davanti a lui, vi era nuovamente un piccolo uomo.

Le sue manine suonavano una classica melodia parigina.

Vicino agli oltre sessanta tasti dell’organo, vi erano una dozzina di pedine disposte una di fianco all’altra.

«Signore, non mi dica che anche lei è uno gnomo.»

 

 

 

 

«Sì ragazzo, piacere di conoscerti.» disse l’uomo bloccando il suono dell’organo.

 



 

«Io sono lo Gnomo Pedina. Con chi ho il piacere di parlare?»

 



 

«Il mio nome è Pierre.» esclamò il ragazzo per l’ennesima volta.

 



 

«Bene bene, Pierre. Qual buon vento di porta qui da me?»

 



 

«Sto cercando un modo per capire come ridurre lo stress.»

 



 

«Stai cercando o stai trovando? C’è una bella differenza fra i due termini.»

 



 

«In che senso, signore?»

 



 

«Utilizzando la parola “cercare” stai dicendo alla tua mente che il tuo obiettivo è "cercare". 

Utilizzando la parola “trovare” stai dicendo alla tua mente che il tuo obiettivo è "trovare".»

 

 

 

 

Le parole dello gnomo si fermarono per qualche secondo.

«Ora dimmi ragazzo: il tuo obiettivo è cercare o trovare?»

 



 

«Trovare!» esclamò il ragazzo dopo qualche secondo di riflessione.

 

 

 

 

«Bene. Io posso aiutarti a trovare. E fra poco, avrai trovato.

Dimmi un po’: quale problema sta avvolgendo la tua vita?»

 

 

 

 

«Vivo spesso sotto stress, signore.»

 



 

«Capisco. Cosa ti fa vivere sotto stress?» chiese lo gnomo.

 

 

 

 

«Credo che siano una serie di fattori. Uno fra tutti è sicuramente il dover portare a termine una serie infinita di attività.»

 

 

 

 

«Mi stai forse dicendo che il tuo stress deriva dal modo in cui organizzi le varie attività giornaliere?»

 

 

 

 

«Sì signore, credo di sì. Il solo pensiero di dover svolgere l’intero elenco di attività che mi sono state assegnate, mi fa entrare in un vortice di stress.

È come se il cervello, vedendo tutte le attività da portare a termine, dicesse: “E ora, da dove inizio?”

Tutto ciò, mi fa sentire immobilizzato.»


 

 

 

«Ti capisco ragazzo. In sostanza, è come se il tuo cervello andasse in crisi e si immobilizzasse. Corretto?»

 

 

 

 

«Sì, proprio così.»

 



 

«Bene. Le vedi queste pedine vicino a me?» chiese lo gnomo facendo vedere le pedine disposte una di fianco all’altra.

 

 

 

 

«Sì, le vedo signore.»

 



 

«Le attività che svolgi giornalmente sono proprio come queste pedine.»

 



 

«In che senso?» chiese il ragazzo.

 



 

«Queste che stai vedendo sono dodici pedine disposte una di fianco all’altra.

Se ti chiedessi di scegliere una delle dodici pedine, quale sceglieresti?»

 



 

«Non saprei signore.» rispose il ragazzo.

 



 

«Esatto, non sapresti.»

 



 

Lo gnomo prese le dodici pedine e le dispose una dietro l’altra, in fila indiana.

 

 

 

 

«Cosa sta facendo signore?» chiese incuriosito il ragazzo.

 



 

«Faccio ordine, caro Pierre. 

Dimmi un po’: se ora ti chiedessi di scegliere una delle dodici pedine, quale sceglieresti?»

 



 

«Prenderei la prima signore. È l’unica che vedo. Tutte le altre si trovano nascoste dietro di lei.»

 

 

 

 

«Ottima scelta ragazzo.»

 

 

 

 

«Signore, perché mi sta dicendo tutto ciò?»

 

 

 

 

«Vedi ragazzo, le attività che devi svolgere durante la giornata sono come delle pedine situate nel tuo cervello.

La maggior parte delle persone stressate è ricolma di attività da svolgere. 

Il loro problema però, non sta nel numero di attività, bensì in come il loro cervello le vede. 

 



 

Se non diamo un livello di urgenza e di importanza alle attività, rischiamo di vederle tutte urgenti e importanti allo stesso modo. 

Il segreto è quello di posizionare le nostre pedine mentali, non una di fianco all’altra, bensì una dietro l’altra.»


 

 

 

«Wow, questo proprio non lo sapevo.»

 



 

«Sono tante le cose che non sapevamo. Ora però, sappiamo.

 




 

Ragazzo, se andassimo a perlustrare il cervello degli uomini e delle donne di grande successo, troveremo tantissime pedine al loro interno. 

Tutte le pedine però, non sarebbero disposte orizzontalmente, bensì in fila indiana. 

 

 

 

 

È grazie alla prioritizzazione delle attività che queste persone di successo riescono a svolgere così tante attività, mantenendo bassi i livelli di stress.»


 

 

 

«D’accordo signore, ma come faccio a riposizionare le mie pedine in fila indiana?»

 



 

«È molto semplice ragazzo. Ogni volta che ti sentirai stressato per le decine di attività che devi portare a compimento, ti basterà prendere il tuo diario personale e trascrivere l’intero elenco di attività da svolgere. 

 

 

 

 

Una volta che avrai portato nero su bianco le decine di attività, non ti rimarrà che riscriverle in ordine cronologico: da quella che dovrai svolgere per prima, a quella che dovrai svolgere per ultima. 

 

 

 

 

Questo ti permetterà di non vedere più tutte le attività che devi compiere, ma di vedere solamente la prima. 

La seconda la vedrai solamente dopo la prima. 

E la terza la vedrai solamente dopo la seconda.

 

 

 

 

Questo ti aiuterà ad essere più focalizzato, e allo stesso tempo meno stressato.

 



 

Ricordati: per riordinare una libreria è molto più funzionale svuotarla e riordinarla da zero, piuttosto che sistemare qualche libro qua e là.»

 



 

«Ok signore. Vediamo se ho capito bene tutto ciò che mi ha detto. 

Il mio cervello, vedendo tutte le pedine disposte una di fianco all'altra e alla stessa distanza, non riesce a comprendere quale di esse sia più o meno importante o più o meno urgente.

Di conseguenza crede che tutte siano importanti e urgenti allo stesso modo.

 

 

 

 

Questo fa sì che io non riesca a capire quale sia la pedina da dover affrontare per prima.

Di conseguenza, il mio cervello va in panne. 

Ho capito bene?»

 



 

«Hai capito benissimo, ragazzo.»

 



 

«Ok. E se non sbaglio, ciò che dovrò fare sarà posizionare le pedine che si trovano nel mio cervello non più una di fianco all’altra, bensì una dietro l’altra.

In questo modo non vedrò più tutte le pedine da affrontare, ma ne vedrò una sola alla volta.

Corretto?»

 



 

«Sì ragazzo, corretto. Il numero di pedine rimarrà lo stesso, ma esse si troveranno una dietro l’altra.

In questo modo potrai focalizzarti su una sola pedina alla volta.»

 

 

 

 

«Signore, la ringrazio. La ringrazio davvero. 

Credo proprio che utilizzerò questa tecnica insieme ai due esercizi offerti dallo Gnomo Specchio e dallo Gnomo Lettera.»


 

 

 

«Sì ragazzo, utilizza tutto ciò che ritieni funzionale per il tuo benessere. 

Ricordati: lo stress parte dalla tua mente. Una volta che saprai governare la tua mente, saprai governare anche lo stress.»

 

 

 

 

Lo gnomo interruppe le sue parole, e si mise a giocare con le dodici pedine.

Pierre, capì che lo Gnomo Pedina non aveva null’altro da aggiungere.

Scese così in silenzio le scalinate della cattedrale e si diresse verso l’uscita.

 

 

 

 

Consapevole degli strumenti dei quali era entrato in possesso, aprì il portone e si diresse a casa.

La luna, sopra la sua testa, era piena. E lo accompagnò lungo tutto il tragitto.

 

 

 

 

Non appena Pierre fece per entrare in casa, si accorse di una cosa.

Dalla cassetta della posta spuntava una nuova lettera.

 

 

 

La prese, e la lesse.

«Questa sera, la Tour Eiffel, ospita tre splendide fate.»

 

 

 

 

Questa però, è un’altra storia.







 

 

Conclusione

Ora Pierre, grazie all’incontro con i tre gnomi di Notre-Dame, ha tre strumenti pratici per gestire il suo stress lavorativo.

Grazie allo Gnomo Specchio, Pierre, investirà dieci minuti al giorno per lasciarsi andare alle emozioni e sensazioni giornaliere.

 

 

 



 

Grazie allo Gnomo Lettera, investirà mezz’ora alla settimana per scrivere una lettera a se stesso.

 

 

 



 

Infine, grazie allo Gnomo Pedina, potrà organizzare al meglio le sue attività facendo ordine nella sua mente.

 

 

 

 

 

 

Tutto questo, sta già permettendo a Pierre, di ridurre lo stress e di ritrovare quel benessere che tanto merita.

 


  

 

 

 

 

Congratulazioni per aver terminato questo episodio.

Se ti va, condividi ora questo episodio con le 3 persone che sai già ne avranno beneficiato.

In questo modo avrai aiutato altre persone come te a esaltare la propria unicità.

Tutto questo per ridonare dignità all'essere umano.

 

Grazie, e a presto.

Moonly Editorial Team

 

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