Benefit aziendali: biliardino o benessere psico-fisico?

Biliardino, videogiochi, pranzi di gruppo e tante altre iniziative hanno iniziato a caratterizzare la vita aziendale di sempre più imprese negli ultimi anni, sia in Europa che in Italia. Ora però, sempre più aziende (soprattutto tecnologiche) stanno mettendo le mani avanti dicendo che non ci sarà più bisogno di tornare in ufficio, o almeno non con la stessa frequenza del periodo pre covid-19.

Che cosa ne sarà di tutto i benefit per il divertimento in azienda?

Secondo un recente sondaggio di Salesforce, il 68% delle persone afferma di sentirsi preoccupato per la propria salute mentale, e il 16% per il proprio benessere in generale. In un periodo dove l’insonnia, l’ansia e le depressione non sono mai state così alte, dove le relazioni in famiglia si fanno difficoltose a causa della nuova formula di smart working, dove il prendersi cura dei propri figli diventa ancor più difficoltoso e dove il tanto amato work life balance sembra barcollare, le persone stanno rivalutando l’importanza dei propri benefit.

Forse le partite di calcio balilla e i giochi alla PlayStation possono fare spazio a una nuova formula di benessere personale?

Fortunatamente questa mentalità rivolta al benessere era già presente in alcune aziende fin prima della pandemia. Già da qualche anno, aziende innovative - e con visione al futuro - hanno introdotto offerte salutistiche per i propri dipendenti, da sedute di attività fisica in azienda, a pasti biologici, a sedute di psicologia, a qualche minuto di relax in luoghi creati su misura.

 

 

Questo cambiamento in termini di “benefit aziendali” è avvenuto principalmente grazie alle richieste sempre più frequenti dei lavoratori più giovani, che attenti al loro stile di vita si sono resi conto che il proprio benessere viene prima della loro retribuzione e delle ferie pagate. Inoltre l’assicurazione sanitaria non basta per rendere il lavoro un’esperienza piacevole e salutistica.

Dati alla mano, il 60% della Generazione Z e il 65% dei millenian hanno dichiarato che non sarebbero disposti ad accettare un lavoro che non offra dei vantaggi in termini di work-life balance e di benessere a 360°. Inglobando la salute mentale nella propria cultura aziendale, le imprese possono rendere più attraente il loro posto di lavoro, oltre che differenziarsi rispetto alle altre che ancora stanno un passo indietro.

Secondo l’American Institute of Stress non sorprendere che la stragrande maggioranza dei lavoratori cerchi un posto di lavoro con benefit legati alla salute mentale: quasi la metà dei lavoratori sotto i 40 anni afferma infatti di sentirsi spesso stressata o ansiosa, non solo al lavoro, ma anche nella vita quotidiana.

Le aziende inoltre dovrebbero includere strategie che supportino una cultura della sicurezza psicologica. Ciò significa rendere la diversità e l'inclusione una priorità e creare uno spazio in cui tutti possano far sentire, apprezzare e rispettare la propria voce. Questa mentalità porterà un cambiamento positivo nella cultura aziendale, permettendo ai propri collaboratori di essere più felici e produttivi.

 

 

 

Stress e ansia al lavoro, i costi invisibili che non ci si aspetta

Con una percentuale così alta di persone stressate e ansiose, l’impatto sull’efficenza lavorativa non è da sottovalutare. A volte, “perdere” qualche ora di lavoro per un allenamento in palestra o “perdere” un giorno di lavoro per godersi una giornata alle terme, potrebbe non essere il più dispendioso dei costi aziendali.

Se quell’ora di attività fisica o quella giornata alle terme permetterà alla persona di vivere il lavoro con più serenità nelle ore e nelle giornate successive, sicuramente ne gioverà anche la produttività aziendale complessiva.

Un studio di Lancet del 2016 (non del 2020 post-pandemia) ci dice che ogni anno vengono persi oltre 12 miliari di giorni di produttività nei 36 paesi più grandi al mondo, per un costo complessivo di circa 925 miliardi di dollari.

Spesso si pensa che il responsabile del benessere personale sia la persona, ma purtroppo in un'era dove il benessere viene offerto ad un prezzo non proprio accessibile, e dove le persone riescono ad arrivare a fine mese non con poche difficoltà, i responsabili del benessere della società devono diventare, almeno in parte, le aziende.

Con il supporto dell'azienda, le persone possono accedere a programmi di benessere a 360°. Quando ciò accade le persone si sentono bene con se stesse e tendono ad ottenere risultati migliori in termini di creatività, innovazione, collaborazione, capacità decisionale e resilienza. In poche parole, le soft skills prendono vita proprio grazie al benessere.

 

 

I risultati inoltre dichiarano come i dipendenti che si sentono supportati e al sicuro dal punto di vista psicologico abbiamo maggiori probabilità di parlare più apertamente con un collega o con un manager, senza timore di ritorsioni o punizioni. Naturalmente il supporto deve partire dall’alto, e ancora più importante l’azienda deve assicurarsi che i dipendenti sappiano dove e come accedere ai propri vantaggi e risorse. 

La stragrande maggioranza dei piani sanitari aziendali include risorse per la salute mentale, ma solo circa la metà dei dipendenti conosce queste informazioni. Inutile dire che ci stiamo muovendo verso una vera e propria rivoluzione aziendale, un’accelerazione di ciò che sarebbe comunque avvenuto da qui ai prossimi 5 anni.

Come spesso accade la responsabilità del benessere della società è in mano a poche grandi istituzioni. Sarà il governo a installare una nuova cultura del benessere? O è forse più opportuno che le azioni partano in modo più rapido da chi ama agire con più efficienza?

Che piaccia o no, le aziende hanno una nuova responsabilità: il benessere della società.

- Team Moonly