COVID-19 e lavoro: l'opportunità dietro la difficoltà

L'esperienza di vivere a “rischio contagio” come è successo negli ultimi mesi ha sicuramente aumentato i livelli di paura, ansia e stress, e questo sta portando problematiche anche dal punto di vista lavorativo.

Oltre al continuo distanziamento sociale e all’utilizzo della mascherina protettiva, la pandemia di COVID-19 ha cambiato il modo in cui ci affacciamo alla vita, in cui interagiamo con le persone e naturalmente anche il modo di lavorare.

Si è stimato che oltre 1 milione di persone hanno perso il lavoro, e coloro che sono riusciti a mantenerlo si sono trovati a lavorare in modalità totalmente differente.

Ogni persona ha vissuto, e sta tuttora vivendo, questo periodo a modo suo, in modo differente da qualsiasi altra persona. Se c’è però un aspetto che unisce tutti i lavoratori è la riduzione di benessere durante il lavoro.

Una pandemia come quella appena vissuta può recare problemi mentali e psicologici pari a quelli di un incidente traumatico. L’incertezza per il futuro, l’ansia, la difficoltà a dormire, la depressione e soprattutto lo stress sono tra i problemi che si sono maggiormente diffusi in questi ultimi mesi.

Se non affrontato, questo stress potrà facilmente portare ad un maggior utilizzo di droghe, alcolici e tabacco, portando il livello di benessere della persona ancor più in basso.

Dopotutto, se torniamo indietro negli anni, fu proprio dopo le grandi guerre e le grandi crisi che si espansero i mercato del fumo, delle droghe e degli alcolici.


 

Cosa possono fare i datori di lavoro?

I datori di lavoro hanno fra le mani una delle più grandi responsabilità, e allo stesso tempo una delle più importanti opportunità, degli ultimi 50 anni.

Per la prima volta le aziende possono rivoluzionare il loro modo di lavorare, basando l’intera azienda sul concetto di innovazione e benessere. La sensibilità al benessere non è mai stata così alta tra i lavoratori e questa può essere l’occasione per rendere l’intera organizzazione più sana e produttiva.

L’allontanamento fisico e il parziale lavoro da remoto, sta provocando nella maggior parte dei lavoratori una sensazione di isolamento e di stress e per questo motivo la maggior parte di essi sta capendo l’importanza del proprio benessere fisico, emotivo e sociale.

Ulteriori preoccupazioni possono includere: la difficoltà nel soddisfare le esigenze personali e familiari durante il lavoro; l’incapacità di gestire un carico di lavoro diverso dal solito; la mancanza di accesso agli strumenti e alle attrezzature necessarie per lavorare in modo ottimale (come ad esempio l’accesso a internet); la sensazione di non contribuire sufficientemente per la propria azienda; l’incertezza sul futuro del proprio posto di lavoro; e infine la difficoltà nell’apprendimento di nuovi strumenti di comunicazione.

Tutti aspetti molto delicati, ma che se visti sotto un’altra luce possono essere condotti a un cambiamento aziendale radicale, basato sull’innovazione, sulla produttività e sul wellbeing.

Naturalmente, come ogni cambiamento, ha bisogno di tempo e di consapevolezza da parte dell’intera organizzazione.

Se da una parte la tecnologia e il telelavoro aiutano i lavoratori a portare a termine le proprie mansioni, dall’altra dobbiamo essere consapevoli che c’è un maggior rischio di offuscare il bilanciamento vita-lavoro.

Un rischio del telelavoro infatti è proprio quello di prolungare esageratamente il proprio orario di lavoro vedendo svanire la propria vita privata.

Per questo motivo è bene che i datori di lavoro facciano presente questo problemi ai propri dipendenti, ricordandogli che lavorare da casa non significa dover lavorare 12 ore al giorno.

Il rischio di non “staccare la spina lavorativa” può portare a una riduzione di benessere generale, nonché ad ansia, depressione, insonnia, negatività, stanchezza ed esaurimento emotivo, tutti fattori che fanno calare la produttività personale ed aziendale.

 

Prevenzione in azienda

In termini di prevenzione delle conseguenze associate a questo alterato modo di lavorare, ci sono passi che i singoli lavoratori possono intraprendere per costruire resilienza e aumentare la loro capacità di distacco, come ad esempio usare un diario per fissare gli obiettivi relativi al lavoro e diventare più consapevoli delle loro azioni.

Dal punto di vista aziendale, i datori di lavoro che promuovono la prevenzione del benessere, permettono ai propri collaboratori di dormire meglio, di lavorare in modo più sereno, di sentirsi più energici e vitali durante l’intera giornata, e di far percepire loro la tanto ricercata “realizzazione professionale”

Permettere ai propri dipendenti di avere accesso a strumenti di benessere, anche da remoto, farà insorgere in loro una maggior fidelizzazione all’azienda, un miglior passaparola per lavorare in quella determinata organizzazione e allo stesso tempo li farà assentarsi meno dal lavoro.

È importante che i datori di lavoro sostengano il benessere globale dei lavoratori fornendo un ambiente di lavoro sicuro e favorevole al benessere e un supporto psicologico durante un evento così brusco come è stato COVID-19.

Insomma, questa esperienza avrà probabilmente un impatto significativo sulla flessibilità degli accordi di lavoro. Ciò che però non dobbiamo sottovalutare è l’opportunità che tutto ciò ci sta offrendo: un nuovo concetto di wellbeing aziendale può nascere nell’intera economia mondiale.

- Team Moonly