I dipendenti si sentono incoraggiati dalle iniziative di wellbeing?

I datori di lavoro dovrebbero preoccuparsi del benessere dei loro dipendenti? E soprattutto, i dipendenti si sentono abbastanza incoraggiati nelle iniziative aziendali di wellbeing?

Se alla prima domanda possiamo rispondere in tono affermativo, alla seconda domanda la Ricerca risponde con una negazione.

Le Ricerche hanno infatti scoperto che esiste una grande differenza tra la percezione del benessere aziendale dei datori di lavoro e dei loro dipendenti.

Oltre la metà dei datori di lavoro (ben il 56%) ritiene che i propri programmi di benessere abbiano incoraggiato i dipendenti a vivere uno stile di vita più sano, ma meno di un dipendente su tre (circa il 32%) è d’accordo con ciò.

Le ricerche hanno esaminato il Net Promoter Score (un indice di soddisfazione dei clienti ampiamente utilizzato che va da -100 a 100) per valutare la probabilità che i dipendenti raccomandino ai colleghi le iniziative e le attività per la salute e il benessere dei loro datori di lavoro. In tutti i Paesi, ad eccezione dell’India, furono più i dipendenti che lo sconsigliarono che quelli che lo divulgarono ai propri colleghi, in particolare in Nord America, Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA).

 

 

 

Ma perché i programmi di benessere non riescono a risuonare sul posto di lavoro?

Ragioniamoci insieme. La maggior parte delle persone su questo pianeta mette la salute e il benessere al primo posto nella scala delle priorità (al massimo al secondo posto dopo l’aspetto finanziario), e perché quando si prova a portare il benessere sul posto di lavoro la percentuale di coinvolgimento è inferiore del 20%?

Il problema sta nell’approccio che i datori di lavori hanno con il tema del benessere aziendale. I datori di lavoro lo vedono come un incentivo “spot” di molta meno importanza rispetto ad altre aree aziendali. I dipendenti però sono alla ricerca di qualcosa di più di semplici incentivi finanziari quando si tratta del loro benessere. Vogliono sentire che questi programmi soddisfino le loro reali esigenze, e non solamente con qualche lezione di yoga o qualche webinar sulla nutrizione.

Il wellbeing non deve essere visto come un programma  “spot” o un'iniziativa isolata. Il wellbeing è guidato da uno scopo e si intreccia con il tessuto dei valori di un'organizzazione e con l'esperienza dei dipendenti. Deve approfondire a 360° le varie aree del wellbeing, intrecciandosi con la cultura aziendale, con la sostenibilità ambientale e con il relativo aumento della produttività e dell’efficienza dei dipendenti.

 

 

Le tre dimensioni del wellbeing integrato

Il wellbeing, soprattutto se visto a livello aziendale, necessità di un’integrazione tra le varie sfaccettature che esso ci offre.

Un approccio integrato che comprenda le tre dimensioni del benessere dei dipendenti - emotiva, fisica e sociale - è la chiave per creare un maggior coinvolgimento dei dipendenti, migliorare l’esperienza lavorativa e dare finalmente vita al tanto amato work-life balance.

 

Vediamo insieme la differenza tra le tre aree del wellebing:

Wellbeing emotivo: essere emotivamente equilibrati significa essere consapevoli di sé, mantenere una buona salute mentale, essere resilienti gestendo lo stress, affrontare i fattori emotivi positivi e negativi e naturalmente affrontare le piccole e grandi crisi della vita.

Wellbeing fisico: prosperare fisicamente significa comprendere e gestire la propria salute, adottare misure preventive adeguate, migliorare lo stato di salute laddove necessario, gestire le condizioni croniche, navigare e riprendersi da una malattia acuta o da un infortunio inaspettato, e tornare con successo al massimo della potenzialità a casa e al lavoro.

Wellbeing sociale: il benessere sociale, spesso sottovalutato, si è ampliato durante  i mesi di lockdown a causa di Covid-19. Esso consiste nell’imparare a connettersi con gli altri, nell’interagire in modo fruttuoso con le persone, nell’accettare la diversità in azienda, nell’essere inclusivi, nel sapere come sostenere e collaborare con gli altri, e infine nell’essere in grado di risolvere con successo i conflitti e adattarsi al cambiamento. Il benessere sociale altro non è che l’integrazione delle tanto amate - e citate - soft skills, quelle competenze trasversali che prima di farci performare meglio al lavoro, ci fanno prima di tutto stare bene socialmente.

Immaginare di trattare solamente una di queste aree all’interno di un organizzazione è equivalente a veder fallire il proprio programma di wellbeing.

Ogni dimensione del wellbeing è unica e si intreccia con le altre. Il wellbeing integrato inizia con gli individui e, una volta raggiunto, si estende a tutta l’organizzazione, alle loro famiglie e alle loro cerchie di amici. È qui, che il wellbeing inizia a portare effettivamente gli effetti desiderati. 

 

 

 

Come si collegano queste tre dimensioni per i dipendenti?

Prima di iniziare un programma integrato di wellbeing è bene fare un’analisi della situazione attuale in azienda. Dobbiamo infatti iniziare a vedere il Wellbeing, come un’area a sé dell’azienda e trattarla come merita.

Immagina di voler implementare una nuova strategia di marketing all’interno della tua organizzazione, cosa farai? Molto probabilmente analizzerai la situazione attuale e capirai come poterla integrare al meglio.

La stessa cosa andrà fatta per il wellbeing. La prima cosa da fare è valutare attualmente dove si trova la tua azienda in termini di wellbeing e come approccia le tre dimensioni principali. Che voto dai alla tua azienda da 1 a 10 nell’area wellbeing emotivo? E nel wellbeing fisico, e in quello sociale?

Una volta fatta questa prima analisi è bene capire come poter migliorare le aree più carenti, e ottimizzare le aree già abbastanza sviluppate, così da non recare squilibrio al vero concetto di wellbeing integrato.

Potresti voler puntare maggiormente sulla serenità aziendale, introducendo attività di mindfullness, musica rilassante, attività di respirazione, yoga, pilates o perché no portare la natura in azienda con delle splendide piante. Oppure potresti puntare maggiormente sull’incrementare l’energia dei tuoi collaboratori introducendo aree quali la nutrizione o dell’attività fisica specifica per riattivare l’entusiasmo a metà giornata, e allo stesso tempo ridurre i dolori muscolari a causa della sedentarietà.

Oppure potresti puntare maggiormente sulla parte di soft skills learning, con l’obiettivo di migliorare la competenza dei tuoi dipendenti in quella che è la sfera prettamente sociale.

Le possibilità sono davvero molte, ed è proprio questo il bello del wellbeing. È un area affascinante ricca di molte sotto-aree, e più queste verranno introdotte nella vita dei tuoi collaboratori più essi riusciranno a performare.

Facciamo per un attimo il paragone con l’area aziendale del “marketing”. Il marketing è costituito da tantissime aree: content marketing, email marketing, digital pr, partnership, advertising, e ognuna di queste aree può essere suddivisa in molte altre sotto-aree. Secondo te, quale sarà l’azienda che vincerà? Sicuramente l’azienda che riesce a focalizzare i propri sforzi sulle aree più importanti per loro, ma allo stesso tempo riuscirà ad integrarle TUTTE nella loro strategia.

Guardiamo il lancio di Disney + avvenuto negli ultimi mesi. Avrebbero potuto focalizzarsi solamente sull’advertising, e invece la loro strategia è stata totalmente “integrata”: content marketing ad oc, email marketing impeccabile, tutti i giornali che parlavano del loro arrivo, partnership con compagnie telefoniche e naturalmente tanto advertising.

Ora ti potrai chiedere: cosa centra tutto ciò con il wellbeing?

Semplice: dobbiamo iniziare a vedere il wellbeing come una vera e propria strategia aziendale, e soprattutto dobbiamo iniziare a vederlo in modo integrato e allineato. Poco servirà fare qualche lezioni di yoga, o qualche webinar sulla psicologia se tutti i professionisti non sono allineati tra di loro, e soprattutto non sposano la cultura aziendale.

Il consiglio che ci proviene dal cuore è il seguente: come non vi permettereste di vedere il marketing come “benefit aziendale”, iniziate a non vedere nemmeno il wellbeing come un benefit.

Un benefit può essere l’acquisto di biglietti al cinema, ma non possiamo paragonare questi con l’importanza di avere talenti produttivi, sereni, energici, e felici.

- Team Moonly