Wellbeing al lavoro: cosa dicono le ultime ricerche di CIPD?

Quali sono i principali fattori di stress sul posto di lavoro? Quali sono i fattori alla base dell'assenteismo a lungo termine e dei problemi di salute mentale? Quando si tratta di incoraggiare stili di vita sani, i manager stanno facendo tutto il possibile?

È da queste domande che CIPD, ha realizzato la sua ultima pubblicazione riguardo il tema “Health and Wellbeing at Work”.

È stata una ricerca completa, che ha riguardato 1.078 organizzazioni e 3,2 milioni di dipendenti in tutto il Regno Unito, con l’obiettivo di indagare il livello di “sanità e benessere” nei luoghi di lavoro. 

Uno dei temi che è maggiormente emerso è quello dell’assenteismo.

Negli ultimi anni vi sono state sempre più ricerche che hanno affermato come il benessere riesca a ridurre l’assenteismo in azienda, come ad esempio l’analisi approfondita realizzata nel lontano 2008 o il rapporto  Engage for Success del 2014.

Bene, a quanto pare le assenze al lavoro hanno toccato il minimo storico, aggirandosi attorno ai 5,9 giorni per dipendente all’anno.

Il rapporto CIPD, tuttavia, ha segnalato qualcosa di molto importante. Livelli di assenteismo inferiori di per sé non sono necessariamente un segno di benessere aziendale. 

Le risposte al sondaggio infatti, hanno evidenziano che le persone sono sì più presenti in azienda, ma il loro livello di presenza mentale (quanto essi sono davvero presenti mentalmente al lavoro) equivale ad un vero e proprio assenteismo. I dipendenti di sentono in lotta con i carichi di lavoro troppe pesanti, e il loro livello di stress è la causa principale della loro mancata presenza mentale.

La domanda che i ricercatori quindi si sono fatti è stata: è possibile che le persone si sentano così stressate per i loro carichi di lavoro, da auto-costringersi a lavorare per non rimanere indietro con le proprie mansioni e rischiare di sentirsi ancor più stressate?

Ciò sicuramente ridurrebbe i giorni di assenza, ma fornirebbe le prestazioni lavorative che le aziende stanno cercando dai loro dipendenti?

Se qualcuno è veramente malato, ha bisogno di una pausa per permettere a se stesso di riprendersi. Purtroppo invece, le persone si sentono obbligate a dover lavorare, e questo tipo di comportamento non fa che avere un impatto negativo sia sulla salute mentale che sulle prestazione aziendali. A poco servirà essere fisicamente presenti, ma mentalmente assenti.

 

  

Le organizzazioni stanno facendo tutto il possibile?

Il rapporto di CIPD indica che le organizzazioni stanno finalmente iniziando a gestire stress e benessere mentale dei propri dipendenti. È sicuramente incoraggiante vedere che più organizzazioni sono ricettive a considerare il wellbeing uno dei propri obiettivi aziendali.

Tuttavia, solo il 40% delle aziende intervistate dispone di manager formati in grado di supportare i dipendenti con problemi di salute mentale. Inoltre, solo il 30% dei dipendenti afferma di essere sicuro che i manager possano gestire discussioni delicate e indirizzarli verso soluzioni efficaci.

Certo, non è facile per i manager fare ciò. Il lavoro da fare è ancora molto. 

La domanda quindi è: da dove possono iniziare le organizzazioni per migliorare il benessere dei propri talenti?

In realtà, non esiste una risposta immediata e semplice. Il benessere dei dipendenti e una buona salute mentale sono questioni complesse. Ci sono molti fattori che contribuiscono a ciò, inclusi carichi di lavoro pesanti, modalità di gestione dei problemi e relazioni tra i dipendenti. 

Ad esempio, cosa si potrebbe fare per supportare i dipendenti con il loro benessere finanziario? Sebbene questo chiaramente non sia qualcosa di cui le aziende siano responsabili al 100%, è sicuramente qualcosa che potrebbe rientrare nei piani di benessere aziendale. 

Le preoccupazioni finanziarie possono influire in modo significativo sulle prestazioni lavorative: un rapporto FCA del 2017 ha evidenziato che il 90% dei datori di lavoro ritiene che le preoccupazioni finanziarie abbiano un impatto sulle prestazioni lavorative e, in ultima analisi, sui profitti.

Oltre a ciò, si potrebbero anche rivalutare l'ambiente di lavoro. Sebbene ciò possa essere limitato dalla natura del luogo di lavoro, potrebbero esserci modi per modificarlo e per offrire ai dipendenti lo spazio di lavoro che preferiscono, idealmente con un certo margine di manovra per personalizzarlo. 

Sempre più aziende stanno anche incoraggiando un migliore benessere fisico. Ci sono vari modi per farlo. Non tutte le aziende hanno spazio per una palestra, ma alcune potrebbero fornire una stanza per una lezione di ginnastica. Alcuni potrebbero approfittare della loro posizione di lavoro per organizzare gruppi di passeggiate all'ora di pranzo. Altri potrebbero scegliere di lanciare un'app per il benessere che incoraggia le persone a rendere la consapevolezza della salute personale parte della routine lavorativa quotidiana.

 

 

Le aziende potrebbero anche riflettere su cosa possono fare per creare una cultura in cui si valorizza l'individualità e la voce dei dipendenti, e allo stesso tempo si rafforzino le relazioni. Come dice questo rapporto della Mental Health Foundation , le relazioni tra i colleghi sono una parte cruciale dell'equazione del benessere. Le organizzazioni ad esempio potrebbero coltivare un maggiore senso di connessione tra i colleghi incoraggiando una cultura in cui l'apprezzamento reciproco degli sforzi quotidiani sia continuamente condiviso e celebrato.

In ultima analisi la cultura del wellbeing è qualcosa che va oltre il termine “benessere” sempre più citato dentro e fuori il mondo lavorativo. Il wellbeing deve diventare parte della cultura aziendale, fornendo alle persone ciò di cui maggiormente hanno bisogno per vivere in salute e performare nella loro vita personale e professionale. 

- Team Moonly