Mikkel, il giovane danese

 

Mikkel, un giovane ragazzo danese viene lasciato dalla sua fidanzata storica, Ingrid.

Quello che poteva essere un avvenimento extra lavorativo diventa ben presto motivo di demotivazione al lavoro.

Mikkel inizia a sentirsi solo e abbandonato, entrando così in un tunnel emotivo cupo e senza luce.

Fortunatamente, un giorno, incontra la signora Kaja, una psicologa famosa in tutta la Scandinavia.

Cosa accadrà da lì in poi?

Quali saranno le tre parole che Mikkel porterà per sempre con sé?

Scopriamolo ora, immergendoci nella sua storia.

 

Intelligenza emotiva: crescita personale e emozioni 

 

  

 

Mikkel, il giovane danese.

Mikkel è un giovane ragazzo danese nato a Aarhus, la seconda città più grande di tutta la Danimarca, nonché uno dei poli culturali più famosi al mondo, fondata dai famosi vichinghi nella seconda metà del 700.


Comprendere le proprie emozioni, soft skills e intelligenza emotiva

 

 

Da poco entrato nel mondo del lavoro, Mikkel è sempre stato una persona molto precisa, ordinata e ben organizzata.

Una persona che amava i dati, le analisi e tutto ciò che potesse rientrare nella grande sfera della "scienza dei dati".

Da buon nordico, è sempre stato una persona molto razionale, focalizzata al risultato, ed entusiasta.

Un giorno però, accadde qualcosa. 

In quel periodo Mikkel era fidanzato con Ingrid, una giovane svedese trasferitasi anch’essa a Aarhus per lavorare in un’azienda a pochi passi dal luogo di lavoro di Mikkel.

I due si erano conosciuti tre anni prima, e da quel giorno non avevano mai smesso di staccarsi gli occhi di dosso.

Fidanzati da oltre tre anni, sembrava che il loro futuro fosse ormai certo. 

Un giorno però, Mikkel ebbe una brutta sorpresa.

Mentre stava tornando a casa dal lavoro ricevette un messaggio.

Era un messaggio da parte di Ingrid.

Lo lesse.

 

 

 

 

 

 

«Ciao Mikkel, ti ho lasciato una lettera sul pianerottolo di casa.»

 




 

 

 

 

«Una lettera?» pensò stranito il giovane danese. 

Crescita personale e emozioni, psicologia e intelligenza emotiva 

 

 

Un’emozione nuova, e allo stesso tempo inaspettata, pervase il corpo del ragazzo.

Mikkel corse a casa e, sul suo pianerottolo, appoggiata al tappeto d'ingresso, trovò una lettera bianca.

La colse, la aprì e iniziò a leggerla a bassa voce.

  

 

 

 

«Ciao Mikkel, ho voluto scriverti questa lettera perché credo sia il modo migliore per raccontarti ciò che sto provando. Da ormai qualche mese sento che le cose non stanno più funzionando tra me e te. È come se quella scintilla nata qualche anno fa si fosse spenta tutto d’un tratto.

Non voglio dilungarmi molto perché sarebbero davvero tante le cose che vorrei dirti. Una fra queste è sicuramente la parola “grazie”.

Grazie per i tre anni passati insieme.

Come ti sarai accorto nell’ultimo periodo, le cose fra noi non funzionano più come prima.

Per questo motivo, con quest’ultima frase, voglio dirti che le nostre strade, da oggi, si separeranno. Ho deciso di ripartire per la mia terra d’origine.

Buona fortuna per tutto.

Ciao Mikkel.»

 




 

 

 

La lettera cadde dalle mani del giovane ragazzo, e si poggiò lievemente a terra.

Le labbra di Mikkel iniziarono a vibrare, e per la prima volta dopo tanti anni i suoi occhi si fecero rossi.

Una lacrima iniziò a scendere lenta lungo il suo viso, finché dopo qualche secondo Mikkel scoppiò a piangere. 

Sebbene Mikkel fosse da sempre sembrato una persona fredda, il suo cuore batteva ancora per Ingrid.

Per Mikkel fu un duro colpo. Un colpo che influenzò inevitabilmente diverse aree della sua vita, fra cui il lavoro. 

Nei giorni successivi entrò in un tunnel emotivo che sembrava non vedere la luce.

La passione che aveva messo nel lavoro fino a qualche giorno prima, sembrava tutto d’un tratto scomparsa.

Insomma, Mikkel entrò in un vortice non facile da controllare.

Un vortice che non lo aveva mai inghiottito prima. 

Ad accorgersi del suo malessere non fu solamente lui.

Anche le persone che lavoravano con Mikkel iniziarono a capire che qualcosa nel giovane non stava funzionando.

Così, un giorno, mentre stava raccontando ai suoi colleghi l’accaduto, uno di loro intervenne.

 

 

 

 

 

«Mikkel, lo conosco bene il vortice di cui mi stai parlando. Sono stato risucchiato anch'io qualche mese fa. Fortunatamente, con tanta determinazione, sono stato in grado di uscirne.»

Soft skills, emozioni e intelligenza emotiva: come comprendere le proprie emozioni

 

 

 

«Come ci sei riuscito?» chiese Mikkel.

Crescita personale e emozioni, psicologia e intelligenza emotiva


 

 

«Ho incontrato la signora Kaja, una psicologa famosa in tutta la Scandinavia che da qualche mese si è trasferita qui in città.

È una psicologa che gira l’Europa e aiuta donne e uomini a superare momenti difficili. Momenti come quelli che ho vissuto io, e che stai vivendo tu in questo momento.

Rimarrà qui in città ancora per qualche giorno. Se vuoi ti lascio il suo indirizzo.»

Soft skills, emozioni e intelligenza emotiva: come comprendere le proprie emozioni

 

 

 

Mikkel, un po’ scettico, annuì con la testa.

Prese il bigliettino da visita che il collega gli porse, e tornò al suo lavoro.

 

 

 

 

 

 

«È incredibile come la fine della mia relazione con Ingrid abbia influenzato gran parte della mia vita.» rifletté Mikkel tra sé e sé.

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«Fino a qualche giorno fa ero una delle persone più performanti nel mio team di lavoro.

Ora invece, sono colui che sta rallentando tutti i progetti.» continuò a pensare nella sua testa.

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Mikkel rimase qualche minuto a riflettere sui suoi pensieri, finché ad un certo punto non decise di uscire dall’ufficio e andare a incontrare la famosa psicologa.

 

 

 

 

 

«A nulla servirà che rimanga qui in ufficio se il mio contributo è pari allo zero.» disse tra sé e sé. «È molto meglio che capisca come affrontare questo periodaccio e rimettermi in fretta in carreggiata.»

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In quel periodo, in Danimarca era autunno. 

Le stradine della città erano coperte da un manto di foglie che andavano dall’arancione al giallo.

Il panorama era uno spettacolo.

Nonostante ciò, a Mikkel sembrava di vivere in un inverno cupo, grigio e freddo.

Per la prima volta nella sua vita era entrato in contatto con le sue emozioni più profonde.

Ogni passo che faceva verso l’abitazione della signora Kaja, sembrava pesare una tonnellata.

Dopo una mezz’oretta di cammino, Mikkel arrivò finalmente alla casa della donna.

Era una tipica casa danese. Una casa fatta in legno, e circondata da alti alberi. 

 

 

 

 

 

«Ok, dovrei esserci.» pensò il ragazzo pervaso da un misto di tristezza e speranza.

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Mikkel si accertò di trovarsi all’indirizzo corretto, e suonò il campanello.

Nessuno sembrava rispondere.

Dopo qualche secondo lo suonò nuovamente, ed ecco che in quel momento la porta si aprì.

Davanti a lui si presentò una donna.

I ricci capelli rossi le avvolgevano il viso e un lieve sorriso accompagnò le sue prime parole.

 

 

 

 

  

«Buonasera ragazzo, posso aiutarti?»

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«Buonasera, è lei la signora Kaja?»

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«Sì ragazzo, cosa posso fare per te?»

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«Un mio collega mi ha detto che è venuto a trovarla qualche mese fa per risolvere un problema legato alla fine della sua relazione. È così?»

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«Caro Ragazzo» rispose la signora Kaja, «vedo tante persone ogni giorno. Non saprei se ho avuto la fortuna di incontrare anche il tuo collega.

Di una cosa però sono certa: qualcosa ti sta turbando emotivamente. Dico bene?»

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«Sì, dice bene. Potrebbe aiutarmi?»

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«Certo, ma non prima di conoscere il tuo nome.» 

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«Il mio nome è Mikkel, signora Kaja.»

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«Ottimo Mikkel, entriamo in casa. Avremo modo di parlare.»

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I due entrarono nella casa della donna e, immediatamente, Mikkel notò una serie di quadri appoggiati alla parete.

 

 

 

 



«È appassionata d’arte, signora Kaja?» chiese il giovane danese.

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«A dirti la verità, caro Mikkel, la mia unica passione è la psicologia.» rispose la donna. «I quadri che i tuoi occhi stanno ammirando raffigurano le emozioni che tutti noi viviamo.» 

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Il ragazzo si mise a contare i quadri e ne contò otto.

 

 

 

 

 

«Mi vuole dire che possiamo vivere otto emozioni diverse?» domandò incuriosito Mikkel.

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«In realtà ragazzo, i quadri che vedi appesi in quella parete rappresentano solamente le otto emozioni primarie. Da quelle emozioni ne nascono tante altre che possiamo chiamare "secondarie".»

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«Interessante.» rispose il ragazzo.

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«Sì, interessante, Mikkel. Ora però sediamoci qui, e raccontami cosa ti sta turbando in questo periodo.»

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I due si sedettero sulle rispettive poltrone posizionate al centro del salotto.

 

 

 

 

 

«Vede signora Kaja,» prese la parola Mikkel, «questo per me è un periodo molto particolare. Qualche settimana fa sono stato lasciato dalla mia ex compagna.

È avvenuto tutto in pochissime ore, e da quel momento qualcosa in me è accaduto.»

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«Prosegui Mikkel. Raccontami ciò che provi.» chiese gentilmente la signora Kaja.

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«È come se da un momento all’altro avessi perso la motivazione nel fare ciò che fino a un mese fa svolgevo normalmente. 

Ho perso la motivazione ad uscire con gli amici, a fare sport, e quel che è peggio è che ho perso la motivazione al lavoro.»

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«Quindi mi stai dicendo che hai perso la motivazione in molte aree della tua vita, corretto?» chiese conferma la donna.

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«Sì, signora Kaja.»

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 «Inoltre, mi hai appena detto che la motivazione sembra essersi spenta anche al lavoro. Dico bene?»

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«Sì, esatto.»

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«Bene,» proseguì la signora Kaja, «immagino che tu sia entrato in contatto con alcune emozioni poco piacevoli. Me lo confermi?»

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«Sì, glielo confermo. Ho iniziato a percepire dentro di me delle sensazioni strane. Strane e nuove. Tutte sensazioni che hanno spento la mia motivazione.»

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«Caro Mikkel,» continuò la signora Kaja, «sappi che tutto ciò che stai vivendo è assolutamente normale. Le emozioni che tutti noi viviamo, piacevoli o spiacevoli che siano, sono un acceleratore o un inibitore della nostra motivazione.

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Lascia che ti faccia una domanda, ragazzo: come ti senti in questo momento?»





 

 

 

«In che senso come mi sento?» chiese il ragazzo un po’ stranito.

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«Sì,» proseguì la signora Kaja, «se ti chiedessi di descrivermi come ti senti in questo momento, cosa mi risponderesti?»

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Il ragazzo si prese del tempo per riflettere. 

 

 

 

 

 

 

«Penso di sentirmi poco bene.»

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«D’accordo ragazzo. Facciamo così: sostituiamo la parola "penso" con la parola "sento".

Per capire come ti senti non devi pensare con la mente. Devi sentire con il cuore.

Prenditi ora qualche minuto per sentire come ti senti.

Senti con il cuore, chiudendo ora gli occhi.»

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Il ragazzo chiuse dolcemente gli occhi e iniziò a sintonizzarsi con il suo cuore.

Rimase in silenzio per qualche minuto.

Il battito del cuore iniziò pian piano a calmarsi.

Mikkel iniziò a farsi guidare dal suo battito.

 

 

 

 

 

 

«Mi sento solo.» rispose a voce bassa il ragazzo.

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«Mi stai dicendo che ti senti solo.» replicò la donna, anch’essa utilizzando un volume di voce basso. 

«È forse il fatto di sentirti solo che non ti fa vivere come vorresti?

Prenditi tutto il tempo per riflettere sulla domanda che ti ho appena posto.»

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«Sì, forse è proprio la sensazione di solitudine a rendermi meno motivato. È come se mi sentissi abbandonato.» rispose il giovane danese dopo qualche secondo di riflessione.

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Il ragazzo rimase fermo con gli occhi chiusi, e lasciò la donna proseguire.

 

 

 

 

 

 

«Caro Mikkel, spesso non abbiamo la minima idea di come ci sentiamo davvero. Siamo così iperconnessi con la tecnologia che abbiamo perso la capacità di comprendere come stiamo.

A volte pensiamo di stare male, altre volte invece torniamo a stare bene.

Dietro a questo male e a questo bene ci sono però delle emozioni.

Emozioni che devono essere comprese.

La comprensione è tutto.

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Non è possibile passare dal male al bene se prima non comprendiamo le emozioni che viviamo ogni giorno. 

È inutile dare da bere alla pianta che teniamo in casa, se prima non comprendiamo il suo reale bisogno d’acqua. 

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È inutile dare da mangiare al gatto, se prima non comprendiamo il suo reale bisogno di cibo.

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Ed è inutile apportare delle modifiche nella nostra quotidianità, se prima non comprendiamo le reali emozioni che viviamo.

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Dal momento in cui avrai compreso l’emozione,» continuò la signora Kaja a bassa voce, «potrai passare in poco tempo dal male al bene.

Tu ora hai capito che ti senti in questo modo perché ti sembra di sentirti abbandonato.

Abbandonato da una sola persona.

Una persona importante certo, ma una sola persona.

Oltre sette miliardi di persone vivono il nostro splendido pianeta.

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Tutti noi, non siamo mai soli.

E non lo saremo mai.

Siamo uniti da un’unica cosa.»

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La signora Kaja interruppe il suo discorso e lasciò il ragazzo rimanere a contatto con le proprie emozioni, da solo.

Dopo qualche minuto la signora Kaja riprese il discorso. 

 

 

 

 

 

«Dimmi un po’ ragazzo: come ti senti in questo preciso momento, nonostante tu sia solo con le tue emozioni?»

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«Meglio, signora Kaja.» rispose il giovane danese mantenendo gli occhi chiusi.

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«Ok meglio. Meglio rispetto a cosa?» chiese la donna.

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«Meglio rispetto a prima.» affermò il giovane danese.

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«Bene. Cosa ti fa stare meglio?»

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«Il fatto di sapere che non sono solo.»

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«Esatto, sai di non essere solo. Cos’altro sai, ora?»

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«So che l’abbandono non è mai reale al 100%. C’è sempre qualcosa che unisce noi esseri umani. La vita è un ciclo.»

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«Proprio così» rispose la donna, «la vita è un ciclo. Un ciclo che unisce noi esseri umani.»

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I due rimasero ancora qualche secondo in silenzio.

Dopo poco la donna proseguì.

 

 

 

  

 

«Ora dimmi un po’ caro ragazzo: perché prima ti sentivi abbandonato, e ora ti senti diversamente?»

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Il ragazzo si prese del tempo per pensare.

 

 

 

  

 

«Credo che mi sentivo abbandonato perché ero focalizzato solamente su una relazione: la relazione con la mia ex compagna.»

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«Ora invece, su cosa ti stai focalizzando?» domandò la signora Kaja.

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«Ora ho una visione più ampia. Vedo tutte le relazioni che ho tessuto nel tempo. La sensazione di solitudine si è leggermente ridotta.»

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«Sì,» confermò la donna, «la sensazione di solitudine si è leggermente ridotta. Essa si ridurrà sempre più man mano che comprenderai il vero motivo che ti portava a sentirti solo. 

Psicologia e emozioni: come comprendere le proprie emozioni e come ridurre l'impatto delle emozioni

 

 

 

Spesso le persone non si chiedono il perché di una determinazione emozione.

Comprendere l’emozione è infatti solamente il primo passo.

Una volta compresa bisogna chiedersi: “d’accordo, perché sto vivendo quest’emozione?”

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È solo facendosi una domanda di questo tipo che potremo scavare a fondo sulle nostre sensazioni.

Ora Mikkel, lascia che ti faccia una domanda: la sensazione di solitudine che provavi qualche minuto fa si è un po’ ridotta, corretto?»

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«Sì, signora Kaja. Si sta riducendo.»

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«D’accordo, si sta riducendo. Essa è ancora presente in minima parte, dico bene?»

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«Sì, in minima parte è ancora presente.» confermò il giovane danese.

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«Bene, ora ti chiedo: cosa ti sta impedendo di ridurre ancora un po’ il volume della solitudine?» chiese la donna sussurrando la domanda a bassa voce.

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«Non saprei, signora Kaja.»

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«Mi dici che non sai,» proseguì la donna, «ma l’importante non è sapere. È sufficiente sapere di non sapere. 

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Ciò che sai, e che sai di sapere, è che una volta accettata la lieve emozione che stai sentendo, essa ridurrà il suo volume.

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Dimmi un po’ ragazzo: come ti sentirai dal momento in cui avrai accettato l’emozione che stai vivendo?»

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«La sentirò ridursi.»

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«La sentirai ridursi, tu dici. Il fatto che si ridurrà è qualcosa che potrà farti stare bene?»

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«Sì, signora Kaja.» affermò il giovane danese mantenendo gli occhi chiusi.

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«Bene,» proseguì la donna, «mentre accetterai l’emozione che ora stai sentendo leggera, porta ora l’attenzione sul tuo respiro e sulla pancia che si gonfia e si sgonfia. 

Respirando, l’accetterai. 

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E man mano che il tuo respiro si farà più calmo e silenzioso, sentirai l’emozione ridursi.

E questo, ti farà stare bene.

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Respirando, starai bene.

Non appena starai bene, caro ragazzo, potrai riaprire gli occhi.»

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La donna lasciò il ragazzo solo, e si diresse in cucina.

Preparò del tè verde, e dopo qualche minuto fece ritorno in salotto.

Proprio in quel momento, Mikkel, riaprì gli occhi, e vide la donna versare il tè in una tazza.

  

 

 

 

 

«Complimenti Mikkel, hai fatto un ottimo lavoro interiore.» disse la donna porgendo la tazza di tè al ragazzo. 

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«Ora che hai riaperto gli occhi,» proseguì la donna, «dimmi un po’: come ti senti?»

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«Sento di aver capito, signora Kaja.»

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«Ottimo. Posso chiederti cosa senti di aver capito?» chiese gentilmente la donna.

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«Ho capito che ogni volta che in futuro mi sentirò demotivato a causa di qualche avvenimento, dovrò prima di tutto comprendere come mi sento.»

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«Esattamente ragazzo. La parola “comprensione” è il primo vocabolo che porterai con te da questo nostro incontro. Quale sarà la seconda parola che porterai con te?»

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«Credo che la seconda parola sia la parola “motivazione”?

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«Cosa intendi ragazzo con la parola “motivazione”?»

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«Intendo che dopo aver compreso come mi sento, dovrò capire il perché mi sento in quel modo.

In sostanza, dovrò scavare a fondo sul vero motivo che mi porta a vivere quelle sensazioni.»

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«Benissimo.» rispose la signora Kaja. «Sì, la parola “motivazione” sarà il secondo vocabolo che porterai con te. 

Ora, se dovessi estrapolare un’ultima parola da portare con te, che vocabolo sceglieresti?»

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«Accettazione.» rispose in modo deciso il ragazzo.

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«Spiegami un po’ questa parola.» disse la signora Kaja con un mezzo sorriso di soddisfazione.

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«Una volta che avrò capito come mi sento e il motivo per il quale mi sento in quel modo,» proseguì il ragazzo, «dovrò accettare l’emozione che percepirò. 

Essa, nel frattempo, avrà già ridotto il suo volume, e se vorrò ridurlo maggiormente dovrò assicurarmi di accettarla dentro di me.»

Crescita personale e emozioni, psicologia e intelligenza emotiva 

 

  

«Proprio così ragazzo. Accettandola si ridurrà.»

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La donna rimase qualche secondo seduta fissando uno degli otto quadri che si trovavano di fronte a loro, e si preparò per concludere il suo lungo discorso.

 

 

 

 

 

«Lo vedi quel quadro, ragazzo?» chiese la donna indicandolo con la mano.

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«Sì, lo vedo.» rispose il giovane danese.

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«Quello, caro Mikkel, è il quadro relativo all’emozione dell’abbandono.

Ora, quel quadro, avrà tutt’altro valore per te.

Come mi hai detto poco fa: “C’è sempre qualcosa che unisce noi esseri umani. La vita è un ciclo.”»

Psicologia e emozioni: come comprendere le proprie emozioni e come ridurre l'impatto delle emozioni 

 

 

 

 

Conclusione

Ora, nel mentre Mikkel tornerà nella sua umile abitazione, rifletterà sulle tre parole apprese grazie all'incontro con la signora Kaja: comprensione, motivazione e accettazione.

D'ora in poi, ogni volta che il giovane danese vivrà dei momenti emotivamente difficili, non farà altro che comprendere l'emozione, dare ad essa un motivo per cui essa si è fatta viva, e provare ad accettarla come parte integrante del suo percorso evolutivo.

Questo permetterà al giovane danese di tornare ad essere il ragazzo appassionato ed entusiasta d'un tempo, ricordandosi che "La vita è un ciclo. Un ciclo che unisce noi esseri umani."

In Danimarca, tornerà a brillare l'unicità di Mikkel.

 

Intelligenza emotiva: soft skills e crescita personale 

 

  

 

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