Rayyan, il giovane arabo

 

Rayyan, un giovane ragazzo arabo, si trova in viaggio nell’Oasi di Al-Ahsa, in Arabia Saudita.

Da poco entrato nel mondo del lavoro, Rayyan sente di non avere il controllo delle proprie emozioni.

Così, durante il suo viaggio, incontra un'anziana donna, anch’essa araba.

Cosa accadrà a Rayyan all’interno dell’oasi più grande al mondo?

Scopriamolo ora, immergendoci nella sua storia


 Intelligenza emotiva: cos'è e perché è importante


 

 

 

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Rayyan, il giovane arabo.

Rayyan è un giovane ragazzo arabo nato nella città di Gedda, punto di passaggio tra Medina e La Mecca, posizionata sulle coste arabe del Mar Rosso.

 

Intelligenza emotiva. Che cos'è e perché può renderci felic 

 

 

 

Da qualche mese è entrato a far parte di un’azienda operante nel settore turistico, proprio a Gedda, trovando lavoro nell’area finanza. 

Nonostante il suo sogno sia sempre stato quello di lavorare nel mondo del turismo, Rayyan, da qualche mese, sente che qualcosa dentro di lui non sta funzionando.

Questo suo problema, non riguarda tanto il lavoro in generale, bensì il modo con il quale lo affronta.

 

 

 

Un weekend, dopo qualche mese di lavoro senza sosta, decide di prendersi una piccola pausa e recarsi, da solo, in uno dei luoghi più affascinanti di tutta l’Arabia Saudita: l’Oasi di Al-Ahsa.  

Per anni aveva sognato di visitarla ma, a causa della distanza da casa, non aveva mai avuto l’opportunità di recarsi sull’altra sponda del Paese.



  

 

Ore 1:00 di notte, l’aereo da Gedda è pronto per partire.

Il giovane Rayyan, insieme a qualche decina di passeggeri, salì a bordo.

Dopo poco più di due ore, l’aereo atterrò a Dammam, dall’altra sponda dell’immensa Arabia Saudita.

Rayyan scese dall’aereo e salì su un autobus in direzione dell’oasi.

 

 

 

 

 

«Dove stai andando, ragazzo?» chiese un uomo salito da poco sullo stesso autobus.

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«Sono diretto all’Oasi di Al-Ahsa. È la prima volta per me.» rispose il ragazzo.

 

 

  

«La prima volta non si scorda mai.» replicò l’uomo.

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«Lei signore, dove è diretto?»

 

 

  

«Sto andando a Buqayq.»

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«Per lavoro?» chiese il giovane.

 

 

  

«Sì, Buqayq è uno dei principali giacimenti di petrolio del nostro Paese. Lavoro lì ormai da oltre vent’anni.»

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«Wow, complimenti!»

 

 

  

L’uomo non aggiunse altra parola e, con un velo di soddisfazione, portò gli occhi fuori dal finestrino, nonostante fosse ancora notte.

Il viaggio proseguì per un paio d’ore, finché verso le cinque e mezza del mattino, l’autista non avvisò Rayyan di essere arrivati nei pressi dell’oasi.

 

 

 

 

 

«Eccoci qui ragazzo. Buon viaggio!»

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«La ringrazio signore. E buon lavoro!»

 



  

Il ragazzo scese dall’autobus, e nel giro di qualche decina di minuti si trovò già nel pieno dell’oasi.

 

 

 

  

 

«Dovremmo esserci!» esclamò il ragazzo.

 

 

  

Il sole non era ancora sorto. 

Il buio stava pian piano lasciando spazio al giorno.

Nei paraggi, non vi era alcuna persona.

Rayyan proseguì facendosi guidare dall’istinto.

Un passo alla volta.

Ad un certo, lì a due passi, vide finalmente una persona.

Era una donna.

Era anziana.

Era anch’essa araba.

 

 

  

 

 

«Buongiorno signora, cosa ci fa qui tutta sola?»

 



  

«Buongiorno ragazzo. La stessa domanda potrei farla io a te. Non credi?» rispose la donna con voce calma e profonda.

 

 

  

Il giovane Rayyan rimase in silenzio.

 

 

 

  

 

«Ragazzo, il mio nome è Amina. Piacere di conoscerti.» proseguì la donna.

 

 

  

«Il piacere è mio, signora Amina. Io sono Rayyan.»

 

 

  

«Che ci fai da queste parti, Rayyan?»

 

 

  

«Sono venuto a esplorare per la prima volta quest’oasi. Lavoro a Gedda e non ho mai avuto la possibilità di visitarla.»

 

 

  

«Lavori a Gedda, interessante. Di cosa ti occupi, caro Rayyan?»

 

 

  

«Lavoro nell’area finanza, signora.»

 

 

  

«Oh, immagino che le responsabilità non manchino nel tuo lavoro.»

 

  

 

«Sì, immagina bene, signora. Posso sedermi qui con lei?» chiese il ragazzo vedendo che la donna si era da poco seduta su una vecchia roccia.

 

 

  

«Sì, siediti pure qui con me. E nel mentre ti accomodi su questo anziano ma saggio sasso, raccontami un po’ quello che stai vivendo al lavoro.

Il mio sesto senso mi dice che c’è qualcosa che vorresti migliorare.»

 

 

  

Il ragazzo si sedette sulla parte meno appuntita della roccia.

Davanti a loro vi era solamente il deserto. 

Tre dromedari si intravedevano da lontano, mentre il sole stava per sorgere.

 



 

 

 

«Signora, effettivamente qualcosa che non va, c’è. Sono entrato da pochi mesi nel mondo del lavoro. E in queste ultime settimane le responsabilità sono aumentate parecchio. 

Mentre lavoro, e quando mi ritrovo solo a casa, sento qualcosa dentro di me che non va. Non so cosa sia, esattamente.»

 



  

«Si chiamano emozioni.» intervenne la donna con voce delicata.

 

 

  

«Dice che quelle che provo sono emozioni? E in che modo posso eliminarle?»

 

 

  

«Ragazzo, le emozioni non vanno eliminate. Le emozioni vanno accolte.»

 

 

  

«Accolte?»

 

 

  

«Sì, accolte. La vita ci offre emozioni piacevoli ed emozioni spiacevoli. 

Se vivessimo solamente emozioni piacevoli, le inizieremmo a dare per scontate.

È proprio grazie alle emozioni spiacevoli che riusciamo ad apprezzare le emozioni più piacevoli. Non credi?»

 

 

  

Il ragazzo attese qualche secondo.

 

 

 

  

 

«Sì, effettivamente ha ragione.»

 

 

  

«La ragione sta dalla parte di chi accetta di migliorare. E tu, caro Rayyan, sei pronto a migliorare.»

 

 

  

Dopo qualche attimo di silenzio, la donna proseguì.

 

 

 

 

 

«Se da un lato vivere solamente emozioni piacevoli potrebbe sembrare la strada alla felicità, d’altro lato dobbiamo ricordarci che le emozioni spiacevoli si fanno vive in noi per aiutarci e proteggerci.

 

 

  

Immagina un venditore che si sente perennemente frustrato a causa delle continue porte in faccia che riceve al lavoro.

 

 

 

Oppure, immagina un'addetta al customer service che vive dei momenti di sconforto nel non riuscire a risolvere una problematica a un cliente.

 

 

 

O ancora, immagina uno sviluppatore di software, che da un momento all’altro, entra in ansia a causa di alcuni problemi tecnici da dover risolvere con urgenza.

 

 

  

Come vedi, ognuno di noi vive emozioni spiacevoli.

Nessuno escluso.

Per questo motivo, caro ragazzo, dobbiamo capire come rafforzare la nostra centratura nel momento esatto in cui queste emozioni si fanno vive.»

 

 

 

«Sì, sono d’accordo con lei. Mi potrebbe aiutare?» chiese il ragazzo incuriosito dal discorso della donna.

 

 

  

«Oh, certo che sì. 

Prima però, è bene capire che tipologia di emozione si fa viva in te al lavoro.

Secondo te, Rayyan, quali sono le emozioni spiacevoli che si fanno maggiormente vive in te?»

 

 

  

«Non saprei signora.»

 

 

  

«È normale non sapere. Ma, come ben sai, il sapere può essere coltivato. E ora, sapremo insieme. 

 

 

  

Dimmi un po’,» proseguì la donna dopo essersi avvicinata di qualche centimetro al ragazzo, «cosa provi quando vivi delle emozioni spiacevoli?»

 

 

  

«È come se avessi paura di commettere degli errori. Tendo a non sentirmi abbastanza preparato, e di conseguenza ho paura di sbagliare.»

 

 

  

«Lo sbaglio, come sai, è parte integrante del lavoro.

Tuttavia, dalle tue parole, mi sembra di capire che la paura è una delle emozioni che maggiormente si fa viva in te.

È vero ciò che dico?»

 

 

  

«Sì, credo proprio di sì.»

 

 

  

«Bene, oltre alla paura, quale altra emozione si fa viva in te?»

 

 

  

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo e iniziò a pensare.

 

 

 

 

 

«Signora, ciò che a volte mi accade è di aver paura per ciò che potrebbe accadere nei giorni successivi. 

È come se le mie azioni vengano bloccate a causa di ciò che potrebbe succedere in futuro.»

 

 

  

«Ok. Vediamo se ho capito. Le tue azioni presenti, sono frenate da ciò che la tua mente immagina per il futuro. Corretto?»

 

 

  

«Sì, corretto. Mi blocco, e mi agito, per le attività che dovrò affrontare.»



 

  

«Molti studenti, caro Rayyan, vivono nell’ansia dell’esame che sta per arrivare. Forse è proprio un velo d’ansia che, a volte, viene a bussare alla tua porta.»

 

 

 

«Sì, credo proprio sia l’ansia.»

 

 

  

«D’accordo. Cos’altro?»

 

 

  

«Beh, quando sono solo in ufficio, tendo a lasciarmi andare, e ad arrabbiarmi.»

 

 

  

«Lasciarsi andare è un bene ragazzo. Allo stesso tempo, come dici tu, la rabbia potrebbe essere la terza emozione che vivi durante alcuni momenti della giornata.

Condividi con me?»

 

 

  

«Sì, condivido signora.»

 

 

  

«Bene. Come vedi, anche non sapendo, ora stai iniziando a sapere. È questa la magia della sapienza. Lo sapevi?»

 

 

  

Il ragazzo, che nel frattempo aveva donato il suo sguardo alla donna, proiettò i suoi occhi verso l’orizzonte di fronte a loro.

 

 

 

 

 

«Vedi ragazzo,» continuò la donna, «negli ultimi anni ho vissuto anch’io periodi molto difficili. 

Sia io, che molte mie amiche, abbiamo affrontato delle emozioni molto, molto spiacevoli. 

 

 

  

È anche per questo motivo che sono fuggita qui, in mezzo all’oasi più grande al mondo. 

Tuttavia, nonostante la mia fuga, ho imparato ad affrontare le emozioni che si fanno vive in me. 

 

 

  

Vedendoti giovane, e voglioso di migliorare, mi piacerebbe donarti tre tecniche per gestire al meglio le tre emozioni che abbiamo appena scoperto insieme: la paura, l’ansia e la rabbia. Ci stai?»

 

 

 

Il ragazzo riportò lo sguardo verso la donna.

 

 

 

  

 

«Signora, certo che sì. Sarebbe fantastico!»

 

 

  

«Bene, una sola cosa ti chiedo: sei disposto a promettere a te stesso di mettere in pratica ciò che ti sto per offrire?»

 

 

  

«Sì, lo prometto!» esclamò il ragazzo intravedendo nella donna la possibilità di migliorare la sua emotività al lavoro.

 

 

  

«Bene, ce l’hai qui con te un diario?»

 

 

  

«Sì signora. Ho un piccolo diario nello zaino. Vuole che lo prenda?»

 

 

  

La donna annuì con il capo e iniziò a parlare.

 

 

 

 

 

«Ragazzo, la prima tecnica che ti consiglio di sperimentare si chiama “Il mio respiro”. 

 

 

   

Questa tecnica, ha lo scopo di favorire in te uno stato di rilassamento.

Potrai utilizzare questa tecnica ogni volta che entrerai in uno stato d’animo negativo dovuto a un’emozione spiacevole, quale la paura, l’ansia o la rabbia.»

 

 

 

«D’accordo signora. Come funziona?» chiese il ragazzo che nel frattempo aveva preso in mano penna e diario.  

 

 

  

«La tecnica è molto semplice. Quando l’emozione si farà viva in te, dovrai spostarti di qualche metro dal luogo in cui ti troverai in quel momento, e iniziare a portare l’attenzione sul tuo respiro.

 

 

  

Molto probabilmente, quando vivi una delle tre emozioni citate poco fa, senti che il respiro diventa un po’ affannoso. Dico bene?»

 

 

  

«Sì, esatto signora. Sento che il respiro si fa meno calmo rispetto ad altri momenti della giornata.»

 

 

  

«Nessuna preoccupazione, è normale.» replicò la donna.

Ciò che potrai fare in quel momento,» continuò la signora Amina, «è adottare una di queste tre tipologie di respiro: il respiro della calma, il respiro della freschezza o il respiro anti-stress

 



 

«Mi potrebbe spiegare come fare?» chiese incuriosito il ragazzo.

 

 

  

«Certo, ora ti spiego come funzionano tutte e tre queste tipologie di respirazione. 

Sarai poi tu a decidere, in totale autonomia, quale sia più adatta a te.

 

 

  

Il mio consiglio è quello di sperimentare queste tre tipologie prima che l’emozione spiacevole si faccia viva.

In questo modo, quando in futuro l’emozione busserà alla tua porta, avrai già preso dimestichezza con la tipologia che vorrai utilizzare.»

 

 

  

«Mi sta quindi dicendo che potrei sperimentarle già nei prossimi giorni? Anche se le emozioni spiacevoli non dovessero farsi vive?» domandò il ragazzo.



 

 

«Sì, proprio così. Io, se fossi in te, svolgerei nei prossimi quindici giorni la prima tipologia di respiro. 

Poi, nei successivi quindici giorni, sperimenterei la seconda.

Infine, negli ultimi quindici, proverai la terza.

 


 

In questo modo, fra un mese e mezzo avrai capito quale tipologia di respirazione ti fa stare meglio. 

E naturalmente, potrai utilizzarla proprio nei momenti in cui paura, ansia e rabbia si faranno vive in te.»

 



  

«D’accordo signora.» replicò il ragazzo terminando di trascrivere i consigli della donna sul suo diario.

 

 

  

«Bene, vediamo quindi la prima tipologia: il respiro della calma.

Il respiro della calma prevede che tu inspiri per 5 secondi, espiri per 5 secondi e rimani senz'aria per 5 secondi. 

 

 

  

In poche parole, dovrai far entrare l’aria dal naso in 5 secondi, la farai poi uscire, sempre dal naso, per 5 secondi, e una volta che l’avrai fatta uscire rimarrai in apnea per 5 secondi.

Questo ciclo, ti basterà ripeterlo per cinque minuti.

 

 

 

Ricordati Rayyan di inspirare ed espirare solamente dal naso.»

 


 

Il ragazzo non aggiunse alcuna parola e lasciò la donna proseguire. 

 

 

 

 

 

«Ora che abbiamo scoperto come funziona il respiro della calma, vediamo la seconda tipologia: il respiro della freschezza.

Nel respiro della freschezza, dovrai inspirare dal naso per 5 secondi, trattenere l’aria per 3 secondi, ed espirare lentamente dalla bocca per 7 secondi.

 

 

  

Anche questo ciclo ti basterà svolgerlo per cinque minuti.»

 

 

 

«Signora,» intervenne il ragazzo con gli occhi proiettati sul suo diario, «mi conferma che la fase di espirazione dovrà avvenire attraverso la bocca?»

 

 

  

«Sì ragazzo. In questo caso sì.»

 

 

  

«D’accordo, la ringrazio.» replicò il ragazzo finendo di trascrivere quanto detto.

 

 

  

«Ora, caro Rayyan, vediamo la terza tipologia: il respiro anti-stress. 

Sappi che questa tipologia di respiro, potrai utilizzarla anche per ridurre i tuoi livelli di stress giornaliero.

Nel respiro anti-stress, andrai a inspirare per soli 2 secondi dal naso, per poi, buttare fuori l’aria lentamente in 6 secondi, sempre dal naso. 

 

 

  

In questo caso, non vi è nessun momento di apnea, e la durata complessiva è nuovamente di cinque minuti.»

 

 

 

Le parole della donna si fermarono.

I suoi occhi si diressero verso l’orizzonte.

Da lontano, si intravedevano ancora i tre dromedari.

Il loro passo era calmo. 

Calmo, e continuo.

Un passo alla volta, verso il loro obiettivo giornaliero.

Rayyan, che nel frattempo aveva posizionato il diario sulla roccia, seguì lo sguardo della donna.

 

 

 

  

 

«Li vedi quei due dromedari?» riprese a parlare la signora Amina. «Sono guidati dal proprio cuore. L’acqua è ancora lontana, ma il loro cuore sa dove andare.»

 


  

Il ragazzo rifletté sulle parole della donna e si lasciò trasportare dal movimento, calmo e continuo, dei due mammiferi.

 

 

 

 

 

«Rayyan,» intervenne la donna mantenendo lo sguardo davanti a loro, «se sei d’accordo proseguirei con la seconda tecnica.

Essa si chiama “La mia mano sul cuore”, e ti consiglio di utilizzarla ogni volta che nascerà in te l’emozione della rabbia.»

 

 

  

«Sì signora, prosegua pure.»

 

 

 

«Dimmi un po’ ragazzo: hai mai sentito la frase: “Sono così arrabbiato che ho il sangue al cervello!”

 

 

  

«Sì, l’ho già sentita.» affermò il ragazzo.

 

 

  

«Questa frase,» proseguì la donna, «viene spesso utilizzata quando si prova rabbia verso qualcosa o qualcuno. 

Ciò che accade quando ci arrabbiamo, è proprio ciò che questa frase ci riporta: il sangue va al cervello.

 

 

  

Quando iniziamo ad arrabbiarci, infatti, il flusso sanguigno viene alternato.

Esso inizia a concentrarsi maggiormente nelle aree in cui, in quel momento, abbiamo bisogno di sangue, ossia il cervello.»

 



  

«Per quale motivo il cervello ha bisogno di sangue proprio in quel momento?» domandò il giovane arabo.

 



  

«Il motivo è che il cervello, in quel momento, ha bisogno di prendere delle decisioni razionali. 

Perciò, gli occorre il sangue necessario per decidere. 

Tuttavia, prima di prendere una decisione razionale, dobbiamo abbassare il nostro livello di rabbia.

In sostanza, prima di decidere, dobbiamo calmarci.

 


 

 

Per fare ciò,» proseguì la donna, «è necessario riportare il flusso sanguigno nella norma. 

Ed ecco che per fare questo, entra in gioco la seconda tecnica: “La mia mano sul cuore”.»

 



  

«D’accordo signora. Potrebbe farmi un esempio?» 

 

 

  

«Sì Rayyan. Immagina di trovarti al lavoro.

Ad un certo punto, ricevi una notizia poco piacevole da parte di una tua cliente, o di una tua collega.

Questa notizia, fa immediatamente scattare in te la rabbia.

 

 

  

La tua rabbia, non solo rischierà di rovinare il rapporto con l’altra persona, ma ti impedirà di portare avanti la tua giornata nel migliore dei modi.

Inoltre, quella rabbia, rischierà di farti prendere decisioni avventate, che potrebbero compromettere i tuoi risultati lavorativi. 

Per ovviare a ciò, e ridurre la rabbia, potrai appunto utilizzare la tecnica “La mia mano sul cuore”.»

 



  

«Ok, ora mi è chiaro. In sostanza dovrò utilizzare questa tecnica quando salirà in me la sensazione di rabbia.

Una sola domanda vorrei farle: come funziona la tecnica?»

 

 

  

«La tecnica si basa sullo svolgere tre semplici passi.

Quando ti troverai in una situazione di rabbia, dovrai, prima di tutto, chiudere gli occhi. 

 

 

  

Una volta che li avrai chiusi, dovrai posizionare la tua mano destra sul cuore.

 

 

  

Infine, come ultima cosa, dovrai concentrarti sul suo battito. E lo ascolterai.»

 



  

«Tutto qui? Per quanto dovrò ascoltarlo?» domandò il ragazzo.

 

 

  

«Ascoltando il tuo cuore per sessanta secondi,» proseguì la donna, «vedrai che il tuo stato d’animo si calmerà.

Il flusso sanguigno si sincronizzerà, e riuscirai a prendere decisioni in modo più funzionale.»

 

 

  

«Signora, è facile a dirsi, ma quando si è accecati dalla rabbia è difficile decidere di mettere la mano sul cuore, e ascoltare il proprio battito.»

 

 

  

«Come hai detto tu, caro Rayyan, è proprio una questione di decisione. 

Devi abituarti a decidere di utilizzare questa tecnica. 

Devi abituarti a decidere di mettere la tua mano sul cuore.

E devi abituarti a decidere di ascoltarlo.

 

 

  

Non sarò né io, né la tua collega, né la tua cliente a mettere la mano sul tuo cuore.

Sarai tu a decidere se farlo o meno.

Ricordati: lo starai facendo per il tuo bene.

 

 

  

Inoltre, più volte svolgerai questa tecnica, più velocemente essa diverrà un’abitudine.»

 

 

  

«Signora, qualcosa mi dice che posso fidarmi di lei. Ci proverò! 

Un’altra domanda vorrei farle: anche in questo caso mi consiglia di sperimentare questa tecnica prima che la rabbia si faccia viva?»

 

 

  

«Sì ragazzo. I migliori risultati avvengono quando si sperimenta questa tecnica, ogni giorno, per trenta giorni. 

Ti basterà prenderti un minuto al giorno - in una pausa lavorativa, ad esempio -, chiudere gli occhi, mettere la mano destra sul cuore, e ascoltare il tuo battito.

 

 

  

Questo semplice esercizio, oltre a prepararti nel caso in cui la rabbia si dovesse far viva in te, ha il potere di renderti più calmo e di scacciare in anticipo gran parte della rabbia che potrebbe nascere.

Ti saranno bastati solamente sessanta secondi di lancetta.»

 


 

L’anziana donna si alzò in piedi, e si diresse verso sud.

 

 

 

 

 

«Signora, dove sta andando?»

 



  

«Seguimi.»

 

  

 

Il ragazzo infilò il suo diario nello zaino, e la seguì.

La donna, proseguì senza sosta per una decina di minuti.

Il caldo arabo, iniziò a farsi sempre più intenso.

Da lontano, una chiazza d’acqua, e qualche palma da dattero, iniziò a intravedersi.

Anche qualche secco arbusto, si cominciava a notare.

 

 

 

 

«Dove starà andando?» si chiese il ragazzo con gli occhi proiettati sulla sabbia dorata. 

 

 

  

La donna deviò a destra, fra due alte rocce.

Ancora una decina di passi. Uno alla volta. 

Come i passi, calmi e continui, dei dromedari.

Ad un certo punto, la donna si fermò.

Il ragazzo, si affiancò a lei.

Sotto di loro, un panorama inimmaginabile.

Alte rocce spioventi, tra l’arancione e il rosaceo, spuntavano dal terreno.

Ma soprattutto, una città.

La splendida città di Al Hofuf.

 

 

 

 

 

«Wow!» esclamò il giovane arabo con occhi spalancati.

 

 

  

Il cielo, sopra di loro, di un arancio rosaceo, come il deserto.

Le case, con tetti piatti, bianco avorio.

Il Forte Sahood, impossibile da non vedere.

 

 

 

 

 

«Ragazzo,» intervenne la donna dopo attimi di stupore, nonostante la sua età, «sediamoci qui.»

 

 

  

Il ragazzo, meravigliato dalla bellezza che i suoi occhi erano riusciti a vedere, si sedette su una roccia, vicino alla donna.

 

 

 

 

  

«Caro Rayyan, come stai?»

 

 

  

«Benissimo, signora.» rispose il ragazzo senza proferire altra parola.

 

 

  

«Sì, stai benissimo. Il motivo, è il tuo focus. 

Hai portato tutto il tuo focus sulla meravigliosa città di Al Hofuf, e sul suo caratteristico Forte, il Forte Sahood.

Quando ti trovi in uno stato d’animo d’ansia, il segreto sta proprio nel portare il focus laddove è funzionale portarlo.

 



  

La terza tecnica che voglio offrirti in questa torrida mattinata, si chiama “Trenta secondi di focus”.

Il mio consiglio, caro ragazzo, è quello di utilizzare questa tecnica ogni volta che l’ansia si farà spazio nella tua vita.»

 



  

«D’accordo signora, la sto ascoltando.» replicò il ragazzo facendole capire di avere la sua massima attenzione. 

 

 

  

«Immagina di sentirti in ansia per un avvenimento importante che avverrà fra qualche giorno.

 

 

  

Potresti sentirti in ansia per un importante incontro che avrai con un tuo responsabile. 

O per una presentazione di un progetto delicato.

O per delle scadenze fiscali imminenti.

 

 

  

In tutti questi casi, ciò che ti consiglio di fare, è fermarti per trenta secondi e focalizzarti su qualcosa di piacevole che si trova vicino a te, in quel preciso momento.»

 

 

  

«Potrebbe farmi degli esempi, signora?» chiese gentilmente il ragazzo.

 

 

 

«Sì, volentieri. Immagina di provare una sensazione d’ansia mentre ti trovi in ufficio. 

Ciò che potresti fare è portare il tuo focus sul cielo azzurro che vedi dalla finestra, o sulla bella pianta posizionata sul davanzale.

 

 

  

Se invece ti trovi a casa, potresti focalizzare la tua attenzione su un bel quadro, sul morbido cuscino che è posizionato al centro del tuo letto, o sul tuo dolce gatto che si trova in salotto.

 

 

  

Oppure, se ti trovi all’aria aperta, ti basterà portare il focus su un bel fiore, su un albero, o su qualche uccello.

 

 

  

E se invece l’ansia si fa viva alla sera, ti basterà uscire di casa e ammirare una stella in particolare, o perché no, focalizzarti sulla luna che si trova lì, alta nel cielo.

 

 

 

Saranno sufficienti trenta secondi per cambiare la tua prospettiva. 

Quei pochi secondi ti avranno aiutato a spezzare quel pensiero, e a placare quell’emozione spiacevole.

Quasi senza accorgertene, porteranno un tocco di serenità e felicità nella tua giornata.  

Quei pochi secondi, ti avranno aiutato.

 

 

  

Naturalmente, anche in questo caso, più metterai in atto questa tecnica, maggiormente essa farà il suo effetto. 

Quindi, non preoccuparti se la prima volta che guarderai un fiore, il tuo livello d'ansia si ridurrà di poco. 

Fallo più volte e vedrai che la tecnica avrà maggior successo.»

 

 

  

Il ragazzo, che nel frattempo aveva sfilato il diario dal suo zaino, si mise a scrivere ciò che la donna gli aveva appena offerto.

Dopo poco, prese parola.

 

 

 

 

 

«Signora, saranno davvero sufficienti trenta secondi?»

 

 

  

«Ragazzo, come puoi immaginare, sessanta secondi saranno più efficaci di trenta. E centoventi, saranno più efficaci di sessanta. 

Tuttavia, basteranno trenta secondi per vedere i primi importanti risultati.

 

 

  

La donna bloccò le parole per qualche secondo.

 

 

 

 

 

«Ragazzo, lo vuoi un consiglio?»

 

 

  

«Sì, certamente!» esclamò il giovane Rayyan.

 

 

  

«Nelle prossime settimane, prenditi trenta secondi ogni mattina.

In quei trenta secondi, invece di entrare in contatto con la tecnologia, ti basterà ammirare una pianta, un quadro o qualsiasi altra cosa - vivente o non -, che si trova a casa tua.»

 

 

  

Le parole della donna, nonostante il caldo torrido dell’oasi, si congelarono.

La signora Amina si alzò nuovamente in piedi, e proseguì il suo cammino.

 

 

 

 

 

«Signora, la seguo?»

 

 

  

«Ora no, ragazzo. Non seguire più me.

D’ora in poi, segui solamente te stesso.

 

  

 

Segui il tuo respiro. Basteranno cinque minuti.

Segui il tuo cuore. Saranno sufficienti sessanta secondi.

Segui quella singola cosa. Ti basterà focalizzarti per mezzo minuto.

 

 

  

Ricordati: le tue emozioni sono speciali.

Accettale, e accoglile.»

 

 

  

 

 

Conclusione

Ora, il giovane Rayyan, ha tre strumenti pratici per accogliere, e ridurre, l’emozione dell’ansia, della paura e della rabbia.

Grazie all’incontro con donna Amina, ha scoperto tre importanti tecniche.

La prima, basata sul respiro della calma, sul respiro della freschezza e sul respiro anti-stress.

La seconda, basata sull’ascolto del proprio cuore.

Infine, la terza, basata sul portare il focus laddove lo farà stare bene.

Rayyan, sperimentando con costanza queste tecniche, potrà coltivare, giorno dopo giorno, la sua nuova intelligenza emotiva.

In Arabia, tornerà a brillare l'unicità di Rayyan.

 

Cosa significa avere Intelligenza Emotiva? Perché è importante sviluppare l Intelligenza Emotiva? 

 

  

 

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